Cosa c’entra l’esclusione dalla Nazionale con la denuncia per stupro a Stoccolma
Sembra Donald Trump. Le foto che i giornali e i siti francesi stanno scegliendo in queste ore hanno quasi tutte queste ombre intorno al profilo di Kylian Mbappé, passato da figlio a figliastro della nazione, il capitano della Nazionale che in Nazionale non ci va più, non ci va mai. Stavolta «voleva venire», così ha detto il cittì Didier Deschamps che lo ha lasciato fuori dalla lista dei convocati, stavolta voleva venire e lui gli ha spiegato che no, non era il caso, guarda che è meglio così. Lo ha ripetuto più di una volta nel corso di una conferenza stampa per la quale subito è stato messo in croce. Chi lo ha trovato vago, chi lo ha trovato confuso, chi lo ha trovato reticente. L’Équipe è tra i media che hanno messo in prima pagina Kiki circondato dal buio e stamattina rilancia: “La domanda da farsi sull’esclusione è: meglio per chi?”.
Meglio per Mbappé? L’altra volta sì. Al giro scorso star fuori dalla Nazionale era stato meglio per lui. Lo aveva deciso il Real, un po’ come in estate aveva deciso di non dargli l’autorizzazione per giocare anche le Olimpiadi dopo gli Europei. Al giro scorso aveva usato tutti gli argomenti di cui dispone per far sapere a Deschamps che Mbappé doveva riposare, veniva da un infortunio a un polpaccio, anche la Nazionale adesso no.
Solo che al Real hanno mostrato di avere una strana concezione del riposo. Hanno mandato in campo Mbappé sia nella partita precedente le convocazioni, sia in quella successiva. I medici avevano chiesto tre settimane di stop, dentro lo spogliatoio le hanno tagliate da tre a uno. Non era abbastanza, così hanno pure autorizzato Mbappé a passare il so tempo libero un momento in Svezia, alla famosa festa in discoteca di Stoccolma dalla quale è rientrato con una denuncia e una incriminazione per stupro.
Stavolta, sostiene L’Équipe, Mbappé e Deschamps si sono parlati spesso negli ultimi tre giorni. Prima di Real-Milan martedì, il giorno dopo e anche giovedì mattina. Fino all’ultima telefonata, secondo il giornale francese, Mbappé non aveva avuto alcun motivo di pensare che sarebbe rimasto fuori dalla lista dei convocati per Clairefontaine. Forse Deschamps vuole proteggerlo, ipotizza L’Équipe, forse vuole proteggere la squadra, o forse entrambi.
“Meglio per la squadra, allora?” – si domanda il giornale. E il caso giudiziario potrebbe avere un peso? “Deschamps non sa se il sistema giudiziario svedese convocherà Mbappé. L’allenatore – si legge – sa perfettamente l’impatto mediatico che avrebbe avuto un ritorno di Mbappé in gruppo. Il capitano avrebbe monopolizzato l’attenzione e una conferenza stampa avrebbe potuto rappresentare un problema, sia nel caso in cui ne avesse tenuta una sia nel caso in cui si fosse sottratto”.
La Procura svedese sostiene di non avere nuove informazioni da rendere pubbliche e tiene tutti sulla corda, nell’incertezza. Ufficialmente non ha neppure confermato né negato che la denuncia riguardi Mbappé. Il suo nome è emerso attraverso un paio di media del paese. Deschamps smentisce che siano stati i problemi extrasportivi ad averlo spinto a prendere questa decisione. Parla di presunzione di innocenza che esiste e deve esistere. Forse la situazione sarebbe stata diversa se Mbappé avesse fatto finora Mbappé, sia con la maglia del Real Madrid sia con quella della Nazionale. Le ultime immagini di Kiki vestito di Blues è “quella di un giocatore che non sembrava granché impegnarsi contro l’Italia il 6 settembre e contro il belgio tre giorni dopo per niente strepitoso. Qualche giorno dopo, Deschamps è stato a Madrid per incontrarlo e parlare con lui, per sondare il suo stato d’animo”.

È stato quello il giorno in cui Mbappé confidò al cittì di aver bisogno di concentrarsi sul club, stare di più a Madrid, affinare la sua integrazione. Deschamps deve aver pensato d’accordo, resta a Madrid, ci vediamo a marzo. Con Karim Benzema ha tenuto il punto per molto più tempo. Chissà se gli ridarà la fascia da capitano, al rientro fra quattro mesi.
Marco Ruiz dalla Spagna su Diario AS scrive che “le spiegazioni di Deschamps sull’assenza di Mbappé si sono rivelate vaghe e imprecise. In una certa misura, e in modo inutile, sono state enigmatiche. Sarebbe stato più facile dire apertamente che vuole tutelare il gruppo, che in questo momento c’è troppo rumore intorno alla sua stella. Dire poco per non dire nulla è stato peggio, e peggio ancora lasciare nell’aria la sensazione che una delle variabili per la mancata convocazione fosse il caso giudiziario in Svezia”.
LE SCELTE DEL RUGBY
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Sarebbe una scelta con una motivazione taciuta, ma del tutto uguale a quella presa nella Nazionale di rugby da Fabien Galthié – deciso a tener fuori dal gruppo Hugo Auradou e Oscar Jegou, i due giocatori denunciati, incriminati e arrestati per violenza sessuale in Argentina, durante il tour dell’estate scorsa. Sono rimasti un mese in carcere, poi sono stati autorizzati a lasciare il Paese ma rimangono indagati. I club non possono negargli il diritto al lavoro. Uno stuolo di avvocati sarebbe pronto a impugnare il provvedimento nel nome del garantismo. Ma la Nazionale non è certo tenuta a convocarli, con quella gigantesca macchia che si portano dietro. Una valutazione che in Italia non venne fatta per Manolo Portanova, chiamato in azzurro in Under-21 nonostante il suoi coinvolgimento in un caso di stupro di gruppo: in primo grado è stato condannato a 6 anni.
Alfredo Relano, firma di punta in Spagna, editorialista su Diario AS, ha scritto: “Un amico francese che conosce molto bene i modi di Deschamps mi spiega che Mbappé non è stato convocato per punizione. Il ragionamento sarebbe: se l’altra volta non sei voluto venire, ed era chiaro che potevi, se senza di te abbiamo vinto in Belgio, non ti darò adesso il piacere di scegliere quando sì e quando no. È una grave battuta d’arresto per Mbappé, retrocesso da capitano della Francia a escluso: proprio nei giorni in cui il Bernabéu subisce dure sconfitte e comincia a disperarsi, a causa dei numerosi gol da lui mancati”.
Vincent Duluc su L’Équipe ha scritto che Mbappé sembra un uomo alla ricerca di un sollievo mentale più che un atleta alla ricerca di un sollievo fisico. “Di fronte a questa tempesta montata poco a poco e dalla quale fatica a uscire, non ha saputo parlare al momento giusto, né trovare le parole giuste, lasciando che altri parlassero per lui, senza rispondere né sul campo né nella vita reale. Sembra che la Nazionale non sia uno spazio felice per lui in questo momento, e nemmeno gli stadi francesi. Si vede chiaramente che qualcosa non va in questo periodo della sua carriera. Ha perso il filo e fa fatica a rimetterlo in sesto, mentre il resto del mondo si chiede dove sta andando la sua stagione, dove sta andando la sua carriera e come possa riprendere il filo”.
Duluc parla di una riluttanza a essere leader e una tendenza a eludere gli obblighi. E aggiunge un passaggio interessante: “Ma non possiamo desiderare di veder cresciuta la consapevolezza sulla salute mentale degli atleti e poi perdere interesse per questi tormenti, intensificati dalle conseguenze del suo viaggio a Stoccolma. Qui siamo dinanzi a qualcosa che è di più rispetto alla storia di un attaccante che si chiede se giocare centravanti o no. Assomiglia a una crisi di metà carriera, la crisi di mezza età dei calciatori, quando si accorgono del tempo che passa, del tempo che resta e dello stato dei loro sogni”.