AMERICHE
Tutte le sorprese nell’avvio della NBA
Certamente è una fandonia, però si dice, ogni tanto questo giochino si fa, e dunque se la NBA finisse oggi, Anthony Davis sarebbe in corsa per il titolo di MVP. Chi lo avrebbe detto. Secondo The Athletic sta giocando il suo miglior basket da Lakers con una media di 30,6 punti, 12,2 rimbalzi, 3 assist, 1,6 palle rubate e 2 stoppate a partita. Anche nella notte scorsa ha giganteggiato in coppia con LeBron James, 65 punti in due, mentre l’allenatore JJ Redick ha sorpassato a destra Ferruccio Valcareggi, mandando in campo Bronny James negli ultimi 7 secondi della partita.
È importante ben altro. È importante la promessa di Redick di mettere Davis al centro del gioco d’attacco. “I Lakers si stanno assicurando che tocchi la palla in ogni zona del campo, in ogni possesso. Combinando questo tratto con la sua difesa d’élite, Davis entra automaticamente nelle conversazioni per stabilire l’MVP della stagione”.
Ma siamo solo all’inizio, sebbene si tratti di un inizio pieno di sorprese. Proprio The Athletic le ha messe in fila, una dietro l’altra, dall’inizio di Victor Wembanyama alla forma di Klay Thompson. Wembanyama l’altra notte è uscito dal campo dopo un “cinque di cinque” che sta alla tripla-doppia come il full nel poker sta al colore. Significa aver fatto almeno cinque in cinque voci statistiche. Lui ha messo insieme punti, rimbalzi, assist, palle rubate e stoppate. C’era riuscito una volta pure l’anno scorso e in NBA non capitava da cinque anni.
A Boston mettono punti esclamativi sul nuovo livello di Payton Pritchard – che sembra aver fatto un balzo in avanti segnando una media di 16,2 punti nelle prime cinque partite, uscendo dalla panchina e tentando quasi 10 triple a partita.
Oppure i Brooklyn Nets. Erano candidati a essere la peggiore squadra della lega, invece Jordi Fernández li ha portati a battere Milwaukee e Memphis, oltre alla sconfitta ai supplementari contro Denver. Dennis Schröder e Cam Thomas stanno totalizzando 52 punti a partita e le formazioni small-ball funzionano.
I New York Knicks stupiscono per la mancanza di tiri da 3 [ultimo posto in NBA fino a mercoledì scorso] nonostante le aggiunte di Karl-Anthony Towns e Mikal Bridges a Jalen Brunson e OG Anunoby.
Il ritorno di Lonzo Ball a Chicago è più confortante del previsto. È ancora soggetto a una restrizione di 16 minuti per partita, ora sarà fuori gioco per almeno 10 giorni a causa di una distorsione al polso destro, ma va meglio del temuto.
Una sorpresa è pure questo Shai Gilgeous-Alexander che nei Thunder di Oklahoma ha cominciato a tirare da 3 “da ogni dove” [The Athletic]. Prendeva tre tiri a partita fino a un anno fa, adesso siamo a oltre otto di media.
♦ Il Wall Street Journal si dedica invece alla prima grande polemica della stagione. “I Philadelphia 76ers vogliono far riposare le loro vecchie stelle. La NBA vuole punirli”. Joel Embiid e Paul George stanno riparando i pezzi, ma la lega ha multato la franchigia di 100.000 dollari per violazione della Player Participation Policy, le linee guida che puntano a tenere i giocatori più famosi in campo. Le spie si sono accese prima che iniziasse la stagione, quando il presidente Daryl Morey ha detto a ESPN che aveva intenzione di tenere Embiid e George fuori da tutti i back-to-back, il termine con cui nella NBA sono indicate due partite in due notti di fila. Embiid ha trascorso l’estate giocando con gli USA alle Olimpiadi e rinunciando al riposo. Ma ovviamente non è il solo. È il giocatore che più spesso si rompe nell’imminenza dei play-off o nel pieno delle partite dentro-o-fuori. Così i 76ers pensano di rimediare risparmiandolo nella stagione regolare. Ma non è legale. “La NBA – scrive il Wall Street Journal – è pienamente consapevole che gli spettatori paganti di ottobre e novembre sono irritati nel vedere le riserve giocare al loro posto”.