La lanciatrice del peso ballerina che incantò Picasso

Galina Zybina era una lanciatrice con una tecnica da ballerina classica. Una lanciatrice di tutto. Fu oro europeo, oro e argento olimpico nel ‘52 e nel ‘56 nel getto del peso, fu bronzo europeo ‘50 nel giavellotto e bronzo europeo ‘54 nel disco. Ha battuto cinque volte un record del mondo e Carlos Arribas su El Pais le rende un’ultima carezza alla notizia della sua morte all’età di di 93 anni, a San Pietroburgo.

Arribas racconta che domenica, alla festa finale dell’Olimpiade in casa Adidas a Parigi, una giovane donna dalla voce meravigliosa cantava un gospel che gli ha fatto venire la pelle d’oca. Quando l’hanno presentata, tutti hanno scoperto che si trattava di Yemisi Ogunleye, l’oro del getto del peso. “E non si sa cosa impressionasse di più in chi applaudiva la tedesca, se la sua voce o la sua snellezza, 1,83 metri e 67 chili, parametri che non stonano più con il morfotipo atletico che viene associato alle lanciatrici. Tutti le immaginano enormi, più grandi, più forti”. 

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Invece questi sono tempi nuovi, nei quali il lancio con la tecnica rotatoria mette l’accento su altezza e velocità. Contano più della massa o del volume. Galina Zybina è stata una pioniera del genere. La tecnica era decisiva anche per lei, settant’anni fa. Quando le chiedevano della sua sottigliezza rispondeva che «la tecnica è qualcosa che deve essere costantemente perfezionata. Per sviluppare una grande velocità, ogni movimento deve essere eseguito perfettamente. È un lavoro meticoloso, che molte persone oggi non vogliono fare più», sono le sue parole tratte da un’intervista di qualche anno fa al giornale russo Sport-Express. 

«È più facile pomparsi i muscoli con gli anabolizzanti. Così sono emerse certe lanciatrici che sembrano dei comodini o delle cassettiere. E sono sparite le atlete di taglia piccola e magra come me o come Nadezhda Konyayeva. Sa quanto pesavo quando ho vinto a Helsinki? 69 chili. Per una lanciatrice di peso è impensabile. Ma presto sono arrivate le cassettiere. E le ragazze che un tempo riuscivo a battere a occhi chiusi, all’improvviso hanno iniziato a lanciare a 18 o 19 metri. Boooo. Chissà cosa avranno mangiato». 

Ma nessuna di loro, nessuna dice Arribas, ha lasciato un segno in Picasso come fece Zybina. Quando il pittore chiede di incontrarla, lei gli mostrò in giardino come tirava. Lo fece con un mattone. «Nel 1954 la Komsomol della gioventù comunista mi mandò in Francia. C’erano 16 persone nella delegazione: musicisti, fisici, matematici. Ero l’unica atleta. Abbiamo incontrato degli studenti francesi. Abbiamo visitato 24 città in 24 giorni, una sorta di Tour de France. Quando siamo passati per la città di Vallauris, nel sud, qualcuno ci ha suggerito di fermarci a casa di Picasso. Io non avevo idea di chi fosse Picasso ed ero esausta per il viaggio. Ho deciso di fare un pisolino sull’autobus. Dopo un po’ l’interprete è tornata e mi ha detto: Galia, aiutami. Il resto delle delegazione si era messa in fila per salutarlo, ma lui si era animato solo alla notizia che c’era pure una campionessa olimpica. Non ne ho mai incontrata una, voglio conoscerla, aveva detto. Era piccolo, rapido. Mi guardò a lungo. Alla fine mi chiese: – Non vuoi dimostrarmi come si lancia il peso? Gli risposi che non lo portavo certo con me. Allora un uomo che stava lavorando gli consegnò un mattone. Sollevai la mia gonna stretta alla francese e lo lanciati oltre il muro. Picasso applaudì. Disse che era tecnica degna di un balletto. Mi toccò la mano ripeté: bellissimo. Mi salutò regalandomi un vaso con sopra il suo marchio». 

Zybina era nata a Leningrado nel 1931, era bambina ai giorni dell’assedio. Suo padre era un soldato, le aveva insegnato a segare la legna da ardere e ad accontentarsi di un bicchiere di latte, 125 grammi di pane per tutta la famiglia e brodo di rapa. Il record del mondo le venne portato via da Tamara Press, allenata come lei da Viktor Alekseyev: 18,59 nel 1965. E qui le parole di Zybina hanno un’eco nel presente. 

«Fu uno scandalo. Tamara e Irina, sua sorella, erano ermafroditi, operate all’età di tre anni. Tutti i dirigenti lo sapevano e quando iniziarono i controlli di genere nelle competizioni, nel 1966, si ritirarono. Tamara, non è colpa tua se sei nata così, non ti biasimiamo – le ho detto quando ho riferito del suo caso in una riunione. La colpa è dei dirigenti». 

Zybina aveva sposato il comandante dell’incrociatore Aurora, la nave che diede inizio alla Rivoluzione del 1917. Partecipò a quattro Giochi. A Roma era in pedana dopo essere diventata mamma. La esclusero dai Giochi del ‘68 perché nel frattempo era diventata la seconda sovietica, la seconda, non più la prima, e la tennero fuori. 

Che bellezza che esistono i Carlos Arribas che sanno queste cose e le raccontano. 

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