Chissà se è più bionico Vingegaard o Djokovic

TOUR DE FRANCE

È stato il primo duello vero, il primo punto di svolta. Jonas Vingegaard ha battuto Tadej Pogacar in una volatina di coppia. Ha recuperato un solo secondo alla maglia gialla, ma infiniti lutti addusse al suo morale, secondo Alexandre Roos, l’immaginifica firma che segue il Tour de France per L’Équipe  con i suoi pezzi che danno il succo della corsa ma sono pieni di rimandi, giochi di parole, incastri, con frequente ricorso all’argot e ricordano un po’ il Quéneau di Zazie e il Dard di Sanantonio, scrisse Mura nel 2019, il suo ultimo Tour, aggiungendo che da lui aspettava un romanzo. 

Roos ha scritto che con questa volata Jonas Vingegaard ha stretto con un ultimo giro la vite che aveva piantato nella testa di Tadej Pogacar una quindicina di chilometri prima, intorno alla vetta del Col de Pertus, sotto la sorveglianza di vulcani dormienti, la cui tranquillità contrastava con la guerra dei corridori, piccole palline di colore che scivolavano sui vermicelli di catrame in mezzo a questa immensità verdeggiante ed eterna. Una lotta feroce.

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Le prime due ore se ne sono andate a una media di 50 km orari, con una fuga fallita, un gruppo della maglia gialla ridotto a 13 superstiti a 32 km dall’arrivo. Per dare un’idea della follia, David Gaudu, 73esimo al traguardo, è arrivato a 26’50” dai primi due e ha completato la tappa nella media più veloce che gli organizzatori avevano previsto nella loro tavella di marcia, a 39 km orari. 

In tutto questo – sottolinea Roos – ci è voluto comunque uno sprint per decidere chi dovesse vincere tra Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar, una nuova illustrazione del fatto che sono gli unici abitanti della loro galassia. Ma se Vingegaard batte Pogacar su un traguardo così, più adatto per caratteristiche allo sconfitto, se ci riesce dopo essere stato 12 giorni in terapia intensiva tre mesi fa, forse il Tour è segnato più di quanto dica la maglia gialla sulle spalle del magnifico sloveno. chissà se è più bionico Vingeggaard o quel serbo che sta giocando a Wimbledon un quarto d’ora dopo un intervento al ginocchio.

  Il guadagno aritmetico è marginale, dice L’Équipe, ma il danese sa di aver vinto molto di più. Per la prima volta in questo Tour, la corsa è passata dalla sua parte, almeno per la prima volta in modo così netto. Già da Firenze aveva dimostrato di saper rispondere allo sloveno, stavolta ha dato l’impressione che il meglio debba ancora venire, che possa aprire le dighe e svuotare il serbatoio quando vorrà, come sul Col du Granon due anni fa o nella crono del Combloux l’anno scorso. Insomma, Vingegaard ha scosso il morale di Pogacar non tanto con quel che gli ha preso ieri in bicicletta, raggiungendolo dopo il suo scatto e neutralizzandolo, ma di più con quel che ha lasciato in sospeso per il futuro, la prospettiva che un giorno possa colpire con un fulmine

Da sabato arrivano i Pirenei, fino a quel giorno Pogacar avrà alcune cose su cui riflettere. Nel finale – scrive Roos – sembrava che stesse prendendo un gel per ipoglicemia, ma se fosse stato così non sarebbe mai riuscito a seguire Vingegaard fino all’arrivo. È arrivato in riserva, senza energie, come ha subito sottolineato Davide Cassani in diretta sulla RAI, e c’è da sottolineare che la maglia gialla fatica pure a entrare in sintonia con il lavoro della sua squadra, come se non riuscisse a ottenere il massimo dalla sua spaventosa armata scrive L’Équipe.

Pogacar ha attaccato nel posto più prevedibile, nell’ultima parte del Pas de Peyrol, a più di 30 km dal traguardo, quando uno dei suoi punti di forza è sempre stato creare pericolo ovunque e in ogni momento.  

Anche Davide Cassani comincia a nutrire qualche dubbio. Sulla Gazzetta scrive. Mi piace davvero un sacco Tadej perché non si risparmia, perché accende la corsa, perché di calcoli ne fa ben pochi, però se vuole tornare a vincere il Tour de France deve cominciare a studiare bene e con la massima attenzione le prossime tappe. Ho l’impressione che, quando le cose non vanno come si prefigge, lo sloveno vada in confusione.   E Vingegaard? Il solo fatto che abbia battuto in una volata a due lo sloveno mi fa pensare che già sui Pirenei il danese si muoverà diversamente. Ha capito che vincere anche questo Tour non è utopia,

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