La ricorrenza dei cinquant’anni del Mondiale 74, sta costringendo gli olandesi a continui paragoni con la squadra di Cruyff. Siamo olandesi, dobbiamo giocare in modo offensivo, ripete Ronald Koeman, ma la sconfitta con l’Austria ha rinserrato i ranghi. L’Olanda ha trovato in Bart Verbruggen [21 anni] un portiere affidabile, non ha preso gol in 2 delle ultime 4 partite, va ancora cercando qualità nella costruzione del gioco in assenza di Frenkie de Jong. Se il cittì fosse Spalletti, sarebbe sotto accusa per aver cambiato quattro volte l’ala destra [Simons, Frimpong, Malen, Bergwijn), il riposizionamento di Xavi Simons offre un minimo di creatività in più.
La Turchia si presenta alla partita con la candidatura del suo portiere alla parata più bella degli Europei e quella di Arda Gulder a superstar del futuro, secondo la definizione di The Athletic: “Pochi giocatori hanno avuto un impatto così grande in così poco tempo”, pochissimi avendo per giunta 19 anni. La fame di etichette lo porta all’acclamazione di Messi turco, secondo la rivista americana è già una stella “molto più grande in Turchia di quanto lo sia Jude Bellingham in Inghilterra “.
In una intervista con L’Équipe dei giorni scorsi, Hamit Altintop ha detto che questa è la Nazionale del futuro. È lui l’artefice nell’ombra della squadra. Vive ancora a Gelsenkirchen con la madre, la città in cui è nato e dove ha giocato nello Schalke 04, prima di trasferirsi al Bayern Monaco, al Real Madrid e al Galatasaray. Al termine della carriera, si è iscritto a un programma UEFA e ha preso il master in management per giocatori internazionali. Segue lo staff tecnico, supervisiona il lavoro dei medici, dei media, degli sponsor, del marketing, della logistica, delle giovanili, forse pure la miscela di caffè. Scherza quando dice che se vuoi un grande chef, devi avere una bella cucina. Lui costruisce la cucina. Ha scelto di persona Vincenzo Montella e lo giudica adesso una figura importante perché è entrato subito in connessione con la nostra cultura. «Ho guardato i suoi metodi, il suo modo di far crescere i giocatori, le sue interviste, il modo in cui parla, il suo lato emotivo, la sua empatia, la sua sensibilità. Lui è il fuoco, io sono l’acqua: così abbiamo trovato un equilibrio».
Fulvio Paglialunga scrive di Vincenzino sul Foglio sportivo, perché “in Turchia credono nel nostro Aeroplanino come si crede in un portatore di verità: a Montella riconoscono l’anima, lo spirito, il trasporto perfettamente fotografato dall’immagine che dà quando, alla fine della partita contro l’Austria, entra in campo completamente zuppo, travolto dalla pioggia e dalle emozioni. Montella piace, Montella comanda. Anche quando sa di dover usare il suo modo di allenare (non è comunque mai stato uno dal carattere facile) con metodi bruschi, per ottenere il risultato, anche quando sa di avere addosso gli occhi di una stampa che se perde in amichevole gli chiede se pensa di dimettersi, quindi figurarsi se si trattiene quando lo vede, in allenamento, maltrattare Arda Guler”.
TITOLI
Corriere della sera: “Tra lupi e nazionalismo, la Turchia perde il sorriso” – Con l’Olanda Erdogan in tribuna, la speranza è che sia solo calcio. Mara Gergolet ha scritto: “Ci sono cinque giocatori della Turchia che sono nati in Germania. A parte Chalanoglu, anche Kenan Yildiz, Kaan Ayhan, Cenk Tosun e Salih Ozcan. Hanno fatto una scelta opposta a quella Ilkay Gundogan e Emre Can, nazionali tedeschi come prima di loro il più forte di tutti, Mehmet Ozil. Molti hanno detto in passato di sentirsi turchi e tedeschi. La maglia che indossano, alla fine, è una questione di caso o di scelta. È un sentimento profondo, quello di un’appartenenza non binaria e non esclusiva a un solo popolo, comune ai turchi in Germania. Comunità che vivono ad Amburgo, Dortmund, Stoccarda, dove i nonni hanno contribuito negli anni ‘50 al miracolo economico tedesco. Se chiedete ai ragazzi sulla Sonnenallee, in quella Kreuzberg che è la Little Istanbul tollerante di Berlino, ai ragazzi di terza o quarta generazione che nei bar indossano le magliette rosse, se tifano anche per la Germania, vi risponderanno: «Certo». Sempre? «Sì — replicano —, finché non giocano contro la Turchia»”.
Il Foglio Sportivo: “Strano questo Europeo dove c’è chi può far politica e chi no” – Per Jack O’Malley “il caso Demiral e quello di Mbappè rappresentano il famoso “due pesi, due misure” da parte della Uefa. Che di recente ha annunciato il formato della nuova Champions League: ma siamo sicuri che più partite possano offrire un calcio migliore?”