Lo storico accordo in WNBA: maternità retribuita e incentivi per la famiglia

 

 

mercoledì 15 gennaio

 

basket
Il diritto alla maternità retribuita in Wnba

 

Lo storico accordo. Nel Paese in cui la maternità retribuita non è ancora concessa a tutte le lavoratrici un passo da gigante nella storia lo fa il basket. La Wnba, la Lega professionistica statunitense, annuncia un accordo che offre alle giocatrici non solo un sostanzioso aumento di stipendio (le stelle potranno superare per la prima volta i 500 mila dollari l’anno), ma anche incentivi per la famiglia. A cominciare dal pieno salario durante la maternità e dalla concessione di appartamenti con due camere da letto e di tate al lavoro per i neonati. L’accordo, che una volta ratificato sarà in vigore fino al 2027, prevede anche benefici per la pianificazione familiare con rimborsi fino a 60 mila dollari per adozioni, maternità surrogata e cure per la fertilità, e per il sostegno alla salute mentale. Se, per cifre complessive, la Wnba rimane e rimarrà dietro ai maschietti dell’Nba, il passo in avanti verso la parità contrattuale – che non è quella salariale – è notevole. Con una stagione che dura 14 settimane, e che quindi non consentirebbe alle atlete di accedere al Family Medical Leave Act per avere 12 settimane di congedo non retribuito, l’accordo trovato è un paradiso. | Maria Strada, Corriere della sera

 

Una stanza per allattare. Uno dei pochi doveri di un contratto tutto incentrato sui diritti è quello di presentarsi puntuali all’inizio del ritiro precampionato, invece di arrivare a stagione già iniziata, come molte giocatrici erano costrette a fare, perché impegnate in Francia o Russia. Fuori dal discorso economico, in trasferta le ragazze avranno stanze singole e non saranno più costrette a condividerle, i voli saranno in economica superiore e non in economica, ci sarà in ogni impianto una stanza per le mamme che necessitano di allattare i figli e un bonus bebé di 5000 dollari. | Roberto Gotta, il Giornale

 

Prospettive. Le implicazioni dell’accordo vanno ben oltre la pallacanestro in un momento in cui le donne di tutto il mondo chiedono maggiori retribuzioni e benefici, per loro merito e come una sfida a retribuzioni storicamente disuguali rispetto agli uomini per lavori simili. Le resistenze sono state più evidenti nel calcio, dove la squadra femminile degli Stati Uniti ha fatto causa al suo organo di governo e stelle come Megan Rapinoe ne hanno parlato. Ma la lotta continua anche nel tennis, nell’hockey, nell’atletica leggera e in altri sport. Anche i trasferimenti delle giocatrici diventeranno più facile, facendo eco alla N.B.A. per offrire maggiori opportunità di cambiare squadra o dunque firmare nuovi contratti più vantaggiosi. Nell’ultimo accordo WNBA le giocatrici non potevano diventare free agent senza restrizioni fino a quando non avevano giocato sei stagioni complete. Questo numero scenderebbe a cinque. Nel corso dei prossimi anni, i campionati ridurranno il numero di volte in cui una squadra può dichiarare una sua giocatrice come principale, impedendole anche da free agent senza restrizioni di andarsene. | Howard Megdal, New York Times

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