Dal Salamanca al Rochdale. Le belle storie di Coppa che invidiamo agli altri

Spagna | Le sorprese. Al secondo turno il risultato più inatteso è stata la vittoria del Badalona (16esimo nel gruppo III di Serie C) contro il Getafe, unica squadra di Liga eliminata. Come se da noi il Picerno eliminasse il Torino. Il Marbella ha perso ai rigori con il Valladolid e l’Orihuela a due minuti dalla fine dei supplementari con il Villarreal. Sempre ai rigori il Levante si è salvato contro il Real Jaén di Serie D. 
La storia più bella vive però a Salamanca, dove l’Unionistas, terzultimo in Serie C, ha eliminato ai rigori il Deportivo La Coruña, campione di Spagna nel 2000 e oggi in B. La storica squadra della città, la Unión Deportiva Salamanca, è fallita nel 2013. L’Unionistas è nata per rendere omaggio ma allo stesso tempo per non prendere il posto del club scomparso. Questo atto di profondo rispetto è messo per iscritto al punto 4 dello statuto, dove si giura fedeltà alla vecchia UDS e si dichiara di “non considerarsi eredi o rappresentanti, condannando anzi e posizionandosi radicalmente all’opposto di qualunque altro club fosse tentato o tentasse di farlo”. È un riferimento all’Unión Deportiva Salamanca, anch’essa nata nel 2013 dalla cenere del club fallito, in una sorta di scissione fratricida, ma con i ricchi investimenti del messicano Miguel Alejandro Miranda, e già nell’acronimo sono portatori di un richiamo alla vecchia UDS.
Loro, i cattivi della storia, hanno comprato lo stadio Helmántico dal club finito in bancarotta. Los Unionistas invece si rifiutano di farselo prestare e giocano nel vicino e più piccolo Pistas, il vecchio campetto d’allenamento, con le corsie d’atletica. Qui Sotomayor ha fatto due volte il record del mondo di salto in alto. Los Unionistas vengono soprannominati per questo los pisteros. Lo statuto prevede zero debiti. Hanno 2.700 soci, ogni socio un voto, la BBC è venuta per un reportage. Le partite sono feste familiari. Anche in trasferta. Ora il sogno dei tifosi è andare avanti per vedere il Real Madrid a las Pistas. 
  Inghilterra | Stasera i replay dei trentaduesimi. Sono in corsa sei squadre di Terza Divisione (Coventry, Bristol Rovers, Shrewsbury, Blackpool, Tranmere, Rochdale) e una di IV Divisione  (Carlisle). Ma ai sedicesimi ci sono già Portsmouth (III) e Northampton (IV). Sono Rochdale e Tranmere gli underdog di stasera, contro Newcastle e Watford. The Telegraph ha dedicato un servizio al veterano del Rochdale, Aaron Wilbraham, 40 anni, detto senza troppa fantasia Peter Pan. “Quando ho cominciato, dopo l’allenamento in cucina c’erano solo fette e fette di pane, più una pentola di fagioli. Adesso i ragazzi in cucina trovano toast, yogurt, frullati, riso integrale, il menu per i vegani e per i pescatariani. Frequentare uno spogliatoio con ragazzi di 17 e 18 anni mantiene giovani”.
Dov’è il pullman? Il Tottenham ha concesso 20 gol nelle 13 partite giocate con Mourinho. Nessuna squadra ha impiegato meno partite per farsene fare 20. Alla sua prima esperienza inglese con il Chelsea, per fare 20 gol a Mourinho furono necessarie 44 partite. 
~ stasera Tottenham-Middlesbrough

 

Ma guarda chi si vede in Coppa Italia

 

Solo con l’arrivo degli ottavi di finale, scendono finalmente in campo le prime 8 della scorsa Serie A. In un torneo che protegge l’élite come nessun altro fa in Europa. 

 

Questo è il quadro. Ma lo sapevamo già che questa non è la Fa cup. Come quando dicevamo “Questa è la Rai, non è la Bbc”. Allora perché stupirsi? Da noi è già difficile appassionarsi a semifinali e finali: in Italia per rendere attrattiva la Coppa devono andare avanti le più forti. Il bello della provincia è solo amore di favola. La Coppa non ha alcun interesse a garantire spettatori e club, ma solo gli indici di ascolto della Rai che, calcisticamente, non ha molto altro da offrire. Diciamo pure che in nome della ragion di stato è ammessa ogni sorta di ingiustizia. Scandaloso? No, questa è la radiografia del nostro pallone: senza Milan, Inter, Juve e qualche altra sorella invitata per l’occasione, potremmo tutti andare al cinema. | Riccardo Signori, il Giornale

 

il programma  Ottavi: Torino-Genoa 5-3 ai rigori. Oggi: Napoli-Perugia, Lazio-Cremonese, Inter-Cagliari. Domani: Fiorentina-Atalanta, Milan-Spal, Juventus-Udinese. Giovedì: Parma-Roma
Inter-Cagliari
  un tema | Un trofeo dopo 8 anni. L’Inter non vince nulla ormai dal 29 maggio 2011, quando a chiudere il suo ciclo da padrona fu proprio la Coppa Italia alzata a Roma dopo il 3-1 sul Palermo. È da un anno e mezzo che Steven Zhang ordina invano «è ora di tornare a vincere». Lo ha ripetuto a fine ottobre anche Beppe Marotta, individuando l’obiettivo più alla portata: «Bisogna provarci con la Coppa Italia – ha detto l’ad -, per riassaporare il gusto di alzare un trofeo». | Roberto Condio, la Stampa
Lazio-Cremonese
  il record | Simone Inzaghi può diventare l’allenatore più longevo della Lazio. La procedura di successione è avviata, per Simone Inzaghi è iniziata la corsa all’incoronazione. A fine anno vincerà il titolo dinastico, diventerà Mister Lazio, se oggi batterà la Cremonese e passerà ai quarti di finale di Coppa Italia. La prossima sarà la presenza numero 182 in panchina, aggiungendo le restanti 20 partite di campionato (va recuperata quella col Verona) il conto sale a 202, è lo stesso numero di volte che ha visto Dino “Mito” Zoff governare la squadra. Affrontando una partita in più (i quarti di Coppa Italia non essendoci più l’Europa) Inzaghi salirebbe a 203, quota mai raggiunta da un tecnico biancoceleste. Il piedistallo è pronto, manca un passettino per centrare il record già quest’anno. È preannunciabile, a meno di sgradite sorprese stasera. | Daniele Rindone, Corriere dello Sport-Stadio
Napoli-Perugia
  un ricordo | L’autogol di Ferrario. Perugia è per Napoli la squadra che compromise lo scudetto nel 1981, un campionato giocato in piena emergenza terremoto (23 novembre 1980), con i palazzi della città puntellati e ovunque striscioni: Napoli, regalaci un sogno. Castellini parava, Krol lanciava dalla sua area, Musella dribblava, Claudio Pellegrini faceva gol. Tutto qui. A cinque giornate dalla fine in testa con gli stessi punti c’erano Napoli, Juventus e Roma. Prima che arrivasse il famoso gol di Turone a Torino, il Napoli perse in casa con il Perugia già retrocesso con un autogol di Ferrario dopo 58 secondi e altri 89 minuti di assalto furibondo e inutile. “La città s’era vestita d’azzurro fin nelle celle del carcere di Poggioreale”, scrisse Nino Petrone sul Corriere della sera. “Ma Ferrario, aggredito da streghe e fantasmi visti chissà dove e perché, è intervenuto di prepotenza col destro, forse per liberare in angolo e ha imparabilmente battuto Castellini. Assurdo, roba da ufficio inchieste se un episodio del genere si fosse verificato in area perugina. Ma è stato tutto tristemente regolare: l’incredibile tradimento di Ferrario non è processabile”. 
Le Coppe altrove 
Spagna | Le sorprese. Al secondo turno il risultato più inatteso è stata la vittoria del Badalona (16esimo nel gruppo III di Serie C) contro il Getafe, unica squadra di Liga eliminata. Come se da noi il Picerno eliminasse il Torino. Il Marbella ha perso ai rigori con il Valladolid e l’Orihuela a due minuti dalla fine dei supplementari con il Villarreal. Sempre ai rigori il Levante si è salvato contro il Real Jaén di Serie D. 
La storia più bella vive però a Salamanca, dove l’Unionistas, terzultimo in Serie C, ha eliminato ai rigori il Deportivo La Coruña, campione di Spagna nel 2000 e oggi in B. La storica squadra della città, la Unión Deportiva Salamanca, è fallita nel 2013. L’Unionistas è nata per rendere omaggio ma allo stesso tempo per non prendere il posto del club scomparso. Questo atto di profondo rispetto è messo per iscritto al punto 4 dello statuto, dove si giura fedeltà alla vecchia UDS e si dichiara di “non considerarsi eredi o rappresentanti, condannando anzi e posizionandosi radicalmente all’opposto di qualunque altro club fosse tentato o tentasse di farlo”. È un riferimento all’Unión Deportiva Salamanca, anch’essa nata nel 2013 dalla cenere del club fallito, in una sorta di scissione fratricida, ma con i ricchi investimenti del messicano Miguel Alejandro Miranda, e già nell’acronimo sono portatori di un richiamo alla vecchia UDS.
Loro, i cattivi della storia, hanno comprato lo stadio Helmántico dal club finito in bancarotta. Los Unionistas invece si rifiutano di farselo prestare e giocano nel vicino e più piccolo Pistas, il vecchio campetto d’allenamento, con le corsie d’atletica. Qui Sotomayor ha fatto due volte il record del mondo di salto in alto. Los Unionistas vengono soprannominati per questo los pisteros. Lo statuto prevede zero debiti. Hanno 2.700 soci, ogni socio un voto, la BBC è venuta per un reportage. Le partite sono feste familiari. Anche in trasferta. Ora il sogno dei tifosi è andare avanti per vedere il Real Madrid a las Pistas. 
  Inghilterra | Stasera i replay dei trentaduesimi. Sono in corsa sei squadre di Terza Divisione (Coventry, Bristol Rovers, Shrewsbury, Blackpool, Tranmere, Rochdale) e una di IV Divisione  (Carlisle). Ma ai sedicesimi ci sono già Portsmouth (III) e Northampton (IV). Sono Rochdale e Tranmere gli underdog di stasera, contro Newcastle e Watford. The Telegraph ha dedicato un servizio al veterano del Rochdale, Aaron Wilbraham, 40 anni, detto senza troppa fantasia Peter Pan. “Quando ho cominciato, dopo l’allenamento in cucina c’erano solo fette e fette di pane, più una pentola di fagioli. Adesso i ragazzi in cucina trovano toast, yogurt, frullati, riso integrale, il menu per i vegani e per i pescatariani. Frequentare uno spogliatoio con ragazzi di 17 e 18 anni mantiene giovani”.
Dov’è il pullman? Il Tottenham ha concesso 20 gol nelle 13 partite giocate con Mourinho. Nessuna squadra ha impiegato meno partite per farsene fare 20. Alla sua prima esperienza inglese con il Chelsea, per fare 20 gol a Mourinho furono necessarie 44 partite. 
~ stasera Tottenham-Middlesbrough

 

~ Slalom ~
il posticipo | Parma-Lecce 2-0. Il risultato non racconta a dovere la sofferenza, e questo
succede spesso nel calcio. Il Parma vince in modo rotondo, un netto 2-0, ma non sempre nel corso della sfida è sembrato che tra gli emiliani e il Lecce ci fossero due gol di differenza. Successi così, a volte, li si giustifica con la parola«cinismo», però forse sarebbe più corretto usare il termine «pazienza»: la squadra di D’Aversa, nonostante qualche difficoltà nella costruzione del gioco, non si è fatta prendere dalla frenesia e, alla lunga, questa saggezza è stata premiata. | Andrea Schianchi, la Gazzetta dello sport
la classifica  Juventus 48, Inter 46, Lazio 42, Atalanta e Roma 35, Cagliari 29, Parma 28, Torino 27, Milan Verona 25, Napoli Udinese 24, Bologna 22, Fiorentina 21, Sampdoria Sassuolo 19, Lecce 15, Genoa e Brescia 14, Spal 12
Pippo Inzaghi ossessionato dai record a Benevento
L’anno dopo Calciopoli, la Juve giocò in serie B con quattro campioni del mondo: Buffon, Del Piero, Camoranesi e Trezeguet, che il titolo l’aveva vinto nel ’98. C’erano anche Nedved, Marchisio, Chiellini. Nelle prime 19 giornate, al netto della penalizzazione, conquistò 44 punti. Il Benevento, che domenica riparte dopo la sosta, ne ha fatti 46: un record. Anche i campani hanno un campione del mondo, però in panchina.
Prima il Venezia in C e poi, dopo Bologna, il Benevento in B. Non stava più comodo in un bel salotto televisivo, al caldo e senza stress? «Ho sempre rifiutato, per due motivi. Il primo è che non potrei criticare uno che svolge il mio lavoro, perché sono consapevole di quanto sia difficile. Se sei in tv hai sempre ragione e a me non va di passare per quello che sa tutto».
È malato di calcio. «A ogni livello. Quando giocavo nella Juve e nel Milan, i compagni il lunedì prendevano i tabellini di C1 e C2 e mi interrogavano. Dove gioca questo? E quest’ 
altro? Non sbagliavo un giocatore. E nemmeno mio fratello».
Come farà a evitare che i suoi giocatori si distraggano con 15 punti di vantaggio sulla terza in classifica? «Con questi». Apre il telefono, mostra un file, si chiama «Records»: ci sono tutti i primati nella storia della B. «Li stampo e li appendo negli spogliatoi, uno per volta. Dobbiamo batterne quanti più è possibile».
Se continua a vincere sempre, a fine stagione avrà tante offerte. «Il mio futuro lo vedo solo a Benevento. Nel 2017 il ds Foggia mi ha chiamato, avevo molte proposte, ho scelto Bologna. E mi ha cercato pure sei mesi fa, benché le cose per me si fossero messe peggio. Qui mi hanno dimostrato stima quando mi volevano tutti, ma anche quando non mi voleva nessuno. E questo non lo dimenticherò». | Intervista di Stefano Agresti, Corriere della sera
Gli infortuni di Zaniolo e Demiral
Il prato. Viene facile chiedersi perché a gennaio, dopo una pausa senza senso, basta guardare cosa accade in Premier League, si permetta di giocare sullo stesso campo, l’Olimpico, due partite come Lazio-Napoli e Roma-Juve. La natura va rispettata e un campo ha bisogno di cure particolari, così anche chi ci gioca e corre sopra. | Daniele Dellera, Corriere della sera
Qualche mistero. Il caso di Zaniolo è singolare anche per dinamica: il ragazzo ha spiegato ai dirigenti di non essersi fatto male nel contrasto con De Ligt ma ad inizio azione per un tocco di Ramsey che lo ha portato estendere il ginocchio. A Trigoria però vogliono far luce su un altro dettaglio: nei giorni precedenti al match contro la Juve Zaniolo aveva accusato un dolore allo stesso ginocchio, che s’era gonfiato. Non era stata fatta una risonanza, il dolore era passato e dai medici era arrivato il via libera a mandarlo in campo. Una leggerezza? Chissà. 
Pochi istanti prima di Zaniolo, anche lo juventino Demiral è uscito per un infortunio identico, come il verdetto medico: stagione finita. Inevitabile porre l’attenzione sul prato dello stadio Olimpico. «Non è adatto alla Serie A», la sentenza del romanista Perotti, a cui nessuno finora ha dato torto. Certo l’agronomo dell’Olimpico è lo stesso a cui pochi mesi fa la Roma ha tolto l’incarico per la gestione dei campi di Trigoria, di cui molti giocatori si erano lamentati. Stavolta l’Olimpico è incolpevole, ma le accuse al fondo restano. Anche perché su quel campo l’Italia è attesa da tre gare dei prossimi Europei, la prima contro la Turchia il 12 giugno. Zaniolo e Demiral, cinque mesi esatti dopo questo maledetto Roma-Juve, si sarebbero dovuti affrontare proprio lì. | Matteo Pinci, la Repubblica
Il parere del professor Andrea Ferretti. Tempo fa questo era “l’infortunio degli sciatori”. Perché oggi è diventato frequente anche nei calciatori? «Vero, ma se lo sciatore si fa male quando cade nel calcio sono fatali i cambi di direzione. Come nello slalom di Zaniolo domenica sera. Dalle immagini si vede che il cedimento avviene prima dell’impatto con gli avversari. Nel calcio le rotture da caduta sono meno del 30% dei casi».
La colpa può essere di quadricipiti femorali troppo sviluppati per l’articolazione? «No, anzi. Di solito la muscolatura protegge».
Si gioca troppo? «Questo è un dato di fatto e vale per tutti i tipi di infortunio».
Possibile che Zaniolo abbia rischiato giocando nonostante il dolore al ginocchio che lo aveva
messo in dubbio? «No, perché il crociato non si rompe sul dolore. È un incidente asintomatico». | Intervista di Romolo Buffoni, il Messaggero
Ce la farà. Tutti sono tornati, dalla foresta dei crociati infranti. Fuoriclasse come Roberto Baggio e Paolo Rossi sono sopravvissuti alla grande a qualunque martirio ortopedico. Di sicuro, Nicolò apprenderà in questi quattro, cinque, sei mesi cose di sé che ignorava e questo farà di lui un uomo migliore. | Giancarlo Dotto, Corriere dello sport-Stadio
Ronaldismi. Da quando ha superato i guai al ginocchio è una sentenza: segna con regolarità da sei partite di fila in A e l’unico gol realizzato nella Supercoppa porta per trequarti il suo marchio. Le 9 reti in questo mini-ciclo di campionato sono anche il massimo tra i tornei più importanti: alle spalle ha solo due inglesi fermi a quota 7, il rampante Rashford dello United e Danny Ings, bomber-sorpresa del Southampton | Filippo Conticello, la Gazzetta dello sport
La freddezza tra Torino e Cairo
È accusato di tirchieria, anche sentimentale. È accusato di tirchieria (lo chiamano odiosamente “braccino”), ma in realtà non è sugli investimenti economici che ha lesinato: è quella sorta di avarizia sentimentale, di taccagneria programmatica (se il terreno è un campo di patate, la colpa è del club) che non va giù alla gente, che vorrebbe un qualche tipo di visione, magari addirittura di utopia qui dove non è vincere l’unica cosa che conta bensì “essere del Toro”, una definizione sfuggente che per capirla bisogna sforzarsi. Ma a Torino nessuno fa il primo passo, come se la società fosse ormai rassegnata al malmostoso distacco popolare e la tifoseria risparmiasse, quasi per ripicca, sull’affetto verso la squadra. | Emanuele Gamba, la Repubblica
E smetterla di farci del male? Lo dico per primo a me stesso, che a ogni disimpegno stolido di Meité mi domando perché Mazzarri non lo sostituisca con un magazziniere. Fischi dagli spalti, malumori nelle interviste: ma perché? Nonostante tutto — e in quel tutto ci metto l’assenza prolungata dei nostri piedi migliori Ansaldi e Iago — siamo a due punti dall’Europa e nei quarti di Coppa Italia. Giochiamo male, ma non peggio dell’anno scorso, quando allo stadio si facevano coretti per Mazzarri. | Massimo Gramellini, Corriere Torino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.