23 maggio 1984. La Roma ha fatto pace con Falcao e può pensare alla finale di Coppa dei Campioni con il Liverpool – La Lazio sta trattando con la Juventus la cessione di Giordano – Otto squadre vogliono Manfredonia – La nazionale di Bearzot ha perso in amichevole la rivincita della finale Mundial con la Germania – Moser ha tolto la maglia rosa a Fignon. In salita. Sul Block Haus
Oh, adesso sì che Roma è più serena. A sette giorni dalla finale di Coppa dei Campioni, Falcao ha congelato per altri due anni rogne e discussioni sul suo contratto. Dino Viola ha annunciato che si va avanti insieme, adesso si può pensare senza distrazioni alla partita con il Liverpool.
Falcao è uno dei pezzi del mosaico di mercato che salta. Era stato accostato nei giorni scorsi alla Juventus e al Napoli. Ora questa novità va a ricomporre la scena in modo differente.
Tutti aspettano le mosse della Juventus per regolarsi di conseguenza. La Gazzetta dice che stanno per incontrarsi Chinaglia e Boniperti, parleranno di Giordano. La Lazio chiede in contropartita Vignola o Bonini, oltre a un pugno di giovani, Limido, Caricola e Galderisi. Inoltre vuole che la Juve convinca Laudrup a restare a Roma altri due anni.
Manfredonia è il desiderio di tutti. Anche Torino e Fiorentina si sono iscritti all’asta. Così scrivono i giornali, questa è la formula: iscritti all’asta. I granata offrono una scelta tra sei giocatori e c’è anche Selvaggi nella lista, mentre I viola darebbero Massaro e Briaschi.
David Messina scrive: “Dove giocherà? Non si chiama Zico, Giordano o Rossi e non si chiama neppur Rummenigge o Socrates. Si chiama molto più semplicemente Lionello Manfredonia, eppure ben otto società tra le più illustri d’Italia se lo contendono a suon di miliardi.
Manfredonia quindi costituisce la prova più lampante che anche i giocatori italiani, quando sono veramente bravi, possono essere apprezzati e richiesti come o più degli stranieri”
Messina dice che la Lazio alla fine potrebbe perfino darlo alla Roma, “che potrà sbaragliare la concorrenza mettendo sul piatto della bilancia giocatori come Bonetti, Chierico e lo stesso Bruno Conti“.
A proposito di stranieri. Dal Brasile l’arbitro della finale Mundial di due anni fa, Coelho, parla di Socrates. Dice che la Fiorentina ha fatto un grande affare. «Un fenomeno perché è anche il primo alleato dell’arbitro. In campo è delizioso. non protesta mai, anzi è il primo a calmare gli altri. Socrates parla soltanto con i compagni, li stimola, li guida: con lui la Fiorentina è già da scudetto».
Coelho è tornato sui giornali italiani perché ieri sera a Zurigo s’è giocata l’amichevole proprio Italia-Germania. Bearzot ha perso per 1-0, “la partita è stata comunque vivace e combattuta“ ha scritto Lodovico Maradei, che in pagella ha dato 7,5 a Salvatore Bagni, il migliore in campo, “giocatore adattissimo a competere con i tedeschi che ha saputo contrastare proprio sui plano della forza fisica, della caparbietà e della strenua lotta. In pratica non lo abbiamo visto mai soccombere, neppure contro quell’«armadio» di Briegel. Apprezzate anche le sue incursioni in area avversaria, nelle pochissime occasioni in cui l’Italia è riuscita a creare un’alternativa in attacco ad Altobelli. Due magnifici tiri a volo sono finiti sfortunatamente fuori. Forse il gol Bagni davvero se lo meritava“.
Ora Italia e Germania sono attese da due destini diversi: la Germania va in Francia per gli Europei, noi siamo fuori e giocheremo due amichevoli in USA e Canada. Sono passati solo due anni dal Mundial e Bearzot pare davanti a una montagna da scalare.
Dovrebbe essere Francesco Moser.
Eh sì, perché a quasi 33 anni Moser si è scoperto scalatore. Nella quinta tappa del Giro d’Italia, in vetta al terribile Block Haus, ha attaccato sulle ultime rampe, ha stroncato Fignon e staccato Saronni. Ha neutralizzato la fuga degll scalatori (prima Beccia, poi Da Silva, Lejarreta e Breu) e si è arreso soltanto a un guizzo di Argentin. Proprio nella tappa che più temeva, con il primo arrivo in salita, Moser ha riconquistato la maglia rosa strappandola a Fignon.
In prima pagina sulla Gazzetta, Candido Cannavò commenta: “Francesco Moser, dunque, ci sbatte in faccia con splendida brutalità la sua maglia rosa conquistata sulla prima vera montagna del Giro. Un suo delirante supertifoso, pietrificato davanti al televisore, urla: «Non è vero, non può esser lui.. In realtà quella immagine di Moser scatenato sulle ultime rampe del Block Haus, che staccava l’annaspante professorino Fignon, che dribblava Saronni, che infilava prepotente scalatori tradizionali, aveva un non so che di eretico. È come se tutti i codici antichi del ciclismo ne fossero violentati. Non è soltanto un fenomeno atletico, che ha aperto nuove frontiere alla generazione degli ultratrentenni, ma è anche un uomo da emozioni violente. Affiorava dagli archivi della memoria il Moser allergico alle salite, greve e impotente sulle rampe, come se fosse prigioniero della sua potenza. Ieri Moser ha sconfessato questa sua vecchia immagine che pareva consolidata definitivamente dal tempo. Il Block Haus, con la sua splendida eresia, ci dice che di un uomo così – vinca o non vinca il Giro – non è più lecito dubitare”
Per la verità Fignon dice altro. Dice che Moser in salita è stato spinto dai tifosi. Che rosicaux.
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