Dove deve migliorare Jannik Sinner
Un dritto largo prima di andare al match point ha spento le chance di Sinner di conquistare la semifinale del torneo di Montecarlo. Una partita giocata alla pari con il numero 3 del mondo, Sasha Zverev, persa al tie-break del terzo set per 7-5, rinvia il ritorno di Jannik nella top-10.
Stefano Semeraro su la Stampa parla di “un rimpianto che sarà difficile da digerire. Nel tennis di solito perdi perché sul più bello ti viene il «braccino», la paura di perdere che rattrappisce muscoli e neuroni. Jannik Sinner l’occasione di portarsi a casa una vittoria memorabile e una semifinale a Monte-Carlo dopo 3 ore e 7 minuti di battaglia l’ha persa perché ha il «braccione», quasi un eccesso di voglia di vincere: sturm-und-bang. Jan resta n. 12 del mondo, la prossima settimana salterà Barcellona e qui a Monte- Carlo ha raccolto meno di quanto meritava, come del resto Musetti. Ma sono sconfitte su cui costruire. E la stagione sulla terra è appena cominciata”.
Paolo Bertolucci, in diretta su Sky, ha detto di averlo visto “alla pari contro la migliore versione di Zverev, ne riparliamo fra tre anni, forse anche prima”, mentre Elena Pero sottolineava l’intensità pazzesca.
Nella newsletter del venerdì Warning per Ubitennis, Claudio Giuliani trova che “tutto il terzo set per la precisione, era diventato il classico set del tennis poco spettacolare ma molto avvincente dal punto di vista del punteggio. Era diventato tipo boxe insomma. Break, contro break, doppi falli di insicurezza, concretezza che veniva a mancare nel momento di chiudere, e il pubblico praticamente tutto per Jannik.Per Sinner comunque un torneo che a nostro giudizio deve lasciarlo soddisfatto. Ha giocato abbastanza male per tutta la settimana e a momenti arriva in semifinale. Noi saremmo contenti. Certo però che deve fare meglio contro i top 5. Dal 2021, lui ha un sensazionale 17-3 nel computo vittorie-sconfitte contro i tennisti classificati fra la posizione numero 6 e 30. Contro i top 5 però è 0-9. Quando ci si domanda dove deve fare il salto di qualità, ecco la risposta”.
Lo scandalo degli abusi tra gli arbitri
Una nuova inchiesta del Telegraph su abusi sessuali tra gli arbitri di tennis, dopo il caso di Soeren Friemel (vedi Slalom #861). Simon Briggs ha scritto che la disponibilità ad accettare avances sessuali sarebbe una corsia preferenziale per gli aspiranti arbitri, con conseguenze pesanti verso chi osa parlare e denunciare. La ITF (International Tennis Federation) ha vietato agli arbitri di parlarne con i media.
Il Telegraph scrive che gli abusi di potere di questo tipo sono noti alle autorità da almeno 15 anni. Quasi sempre i casi si concludono con accordi di non divulgazione. “Un piccolo numero di persone ha un’influenza sproporzionata sulle nomine arbitrali, creando reti di clientelismo e di potenziale sfruttamento”
Repubblica racconta un caso analogo nella scherma italiana, molestie a un’arbitra ventenne, avvenuto a Riccione. “Intorno alle due di notte – scrive Cosimo Cito – Emanuele Bucca, 42 anni, originario di Mazara del Vallo, arbitro di sciabola, porta la ragazza nella sua stanza e prova a convincerla a concedersi: così, le dice, lui provvederà a migliorare la sua posizione di carriera e le faciliterà il superamento dell’esame da arbitro nazionale. La ragazza urla, chiede di andarsene, lui le blocca le mani, ostruisce con il corpo la porta della camera, la lancia ripetutamente sul letto. A un certo punto bussa qualcuno alla porta, forse allertato dalle urla. È un tesserato, la ragazza non ne comprende il nome. L’indomani, Bucca le chiede di non raccontare nulla”.
L’arbitro internazionale ha patteggiato una breve sospensione, la pena è stata stabilita in trenta giorni di sospensione
Emanuela Audisio firma stamattina un commento sullo stesso quotidiano dal titolo: “È ora di uno #SportToo” e dice che “chi fa sport dovrebbe sapere che la sua federazione lo tutela. Che ci tiene alla sua integrità. A prescindere dai ruoli. E sempre chi fa sport a vari livelli non dovrebbe subire o essere spaventato/a da comportamenti inappropriati. E se qualcuno, in questo caso un adulto, con una posizione importante nella scherma, impedisce a una persona, in questo caso una ragazza nel ruolo di allieva, di allontanarsi e la minaccia, diciamo che dovrebbe uscire dallo sport per evitare che i fatti si ripetano. Nascondere la polvere sotto il tappeto non è mai il modo migliore per fare pulizie in casa. Si chiama omertà, è altamente sconveniente, come certi comportamenti. Soprattutto perché il 60% del mondo dello sport è rappresentato da minorenni, da ragazze e ragazzi che si affidano in cerca di una guida a tecnici e maestri”.
Audisio ricorda come negli USA abbiano istituito Safesport, un sistema con “una tracciabilità di chi commette molestie sugli adolescenti in modo che ogni federazione possa accogliere in un archivio informatico i nomi di chi si è comportato in modo sbagliato. Un database dei peccatori. Servono prove, non sospetti. SafeSport non rivela particolari scabrosi, ma solo nomi e codici delle violazioni. Tutto questo per proteggere e per evitare che lo sport diventi (o resti) una Disneyland degli abusi sessuali. E l’Italia cosa fa?”.