La città fantasma dell’Oklahoma dove si va per battere il record del mondo di lancio del disco

In principio la città si chiamava Bon-Ton. Diventò Ramona un anno prima che arrivasse il Novecento, in omaggio al romanzo di Helen Hunt Jackson. Era una città petrolifera, così ci fecero passare la ferrovia di Santa Fe. Quando il petrolio si esaurì, non rimasero molte altre attività a sostenere Ramona, a dirla tutta non c’era nulla, e da quel nulla la città cominciò a essere inghiottita. 

Ci vuol poco a sparire, quel poco Ramona se lo prese per intero. Rimasero aperti un garage, una banca, una clinica medica e un piccolo negozio di alimentari. La città finì sotto la giurisdizione dello sceriffo della contea di Washington, perché pure che il dipartimento di polizia era stato sciolto e il capo condannato al carcere per qualche disavventura che le cronache non riferiscono. Fu il sindaco Robert Fiddler a ripristinare l’ufficio, le tubature dell’acqua compromesse dallo stato d’abbandono furono riparate e così pure le strade, ripavimentate daccapo grazie a una sovvenzione  della nazione Cherokee. Più di recente, con il sindaco Cyle Miller, la nazione Cherokee ha aperto un casinò lungo la US Route 75 e Road 3200, portando nuova animazione nell’economia locale. 

È stato così che Ramona si è annessa una porzione di terreno dei paraggi per provare a espandersi, per provare a ridiventare la città che è stata. L’ultimo censimento di quattro anni fa ha registrato 524 residenti, per il 72% bianchi, il 15% nativi americani, sotto l’1% gli afro-americani. 

 

 

    In una fetta di quella nuova porzione di terreno è nato il Millican Field, di cui sono proprietari e gestori i signori di Seal Throwing Club LLC, una società sportiva di lanci che si è messa in testa l’idea di ribattezzare ancora la città, farla diventare Throw Town Ramona, il posto migliore al mondo per un discobolo. Ora, se volete farvi un’idea del posto, i potenti mezzi di Google Maps vi danno un’idea di cosa sia. 

È questo il posto dove Mykolas Alekna, 21 anni, lituano, ha tolto al tedesco Jurgen Schult il record mondiale di lancio del disco che resisteva dal 1986. I giudici hanno misurato il suo tiro a 74 metri e 41, francamente increduli hanno preso la vecchia cordella in ferro e hanno controllato: 74,35. Comunque sia: primato mondiale. È arrivato al quinto tentativo di una serie impressionante: 72,21 al primo lancio [primato personale e Mondiale Under-23], 70,32 al secondo, 72,89 al terzo, 70,51 al quarto, 74,35 al quinto, 70,50 al sesto. Nessuno nella storia aveva mai tirato sei volte sopra i 70 metri. Hanno fatto miracoli anche alle sue spalle. Per la prima volta cinque uomini sono andati oltre i 68 metri e otto sopra i 66. Qualche ora prima la cubana Yaimè Perez aveva lanciato a 73,09, quarta donna di sempre e miglior lancio al mondo degli ultimi 35 anni. Mmm.

 

  BUSSOLE 

L’effetto del vento

 

Poiché i miracoli cominciano a esser troppi, anche a un’anima candida viene il sospetto che a Ramona abbiano davvero costruito la città perfetta per il lancio del disco, o meglio: la pedana perfetta in mezzo a una città fantasma. Il sito Queen Atletica considera: 

“Non si era parlato di Ramona sino ad oggi, semplicemente perché pochissimi elite vi erano andati in precedenza: ora si sono aperte le dighe, e Ramona è chiaramente diventata la Mecca del lancio del disco mondiale a questo stato degli eventi: un campo aperto privo di strutture tipiche di uno stadio che quindi favorisce il vero hype della pedana, ovvero il vento teso. Qualcuno suggerisce l’introduzione di una sorta di anemometro per valutare l’aiuto effettivo (fornendo un limite oltre il quale invalidare le prestazioni), ma è una cosa che un esperto ha definito inutile. Il dato del vento non tiene conto del fatto che a seconda che uno sia destro o mancino, l’incidenza può cambiare se non sfavorire qualcuno e favorirne un altro. Il disco vola a 25-30 metri d’altezza, servirebbe a questo punto un sistema che valuti come sia il vento a quell’altezza, e non di rado possono esserci correnti diverse a diverse altitudini. Insomma, troppo complicato”. 

 

Fatto sta che 8 misure su 32 per andare alle Olimpiadi sono arrivate da Ramona, “sfruttando cioè una location super facilitante si è drogato il sistema, in maniera molto più impattante che eventi di corsa disputati a La Chaux De Fonds per lo sprint, per dire. Con Ramona viene messo in crisi l’intero sistema di partecipazione ai grandi eventi, regalando ai più scaltri (ovviamente bisogna essere degli elite…) posizioni, e togliendo invece a chi si suda la partecipazione viaggiando e raggranellando punti in giro per il mondo”. 

Non sembra però molto diverso dalla cultura dei record del mondo di velocità cercati in altura, come quelli del salto in lungo al Sestriere. 

Il vecchio detentore Schult ne ha parlato con l’agenzia AGI

«Ho avuto quasi 38 anni per prepararmi a questo momento. L’avevo detto che Kristjan Ceh o Mykolas Alekna avrebbero potuto battere la mia misura e così è stato». 

Schult ha 63 anni, vive a Potsdam, disegna e produce dischi. Ha gareggiato sia per la DDR sia per la Germania Unita. Anche quando tirò lui a 74,08 c’era vento allo Jahnstadion di Neubrandenburg. Ora dice:

«Rispetto al passato ora ci sono più gare in stadi aperti, ovvero senza tribuna dove il vento può aiutare a stabilire determinate misure. Lanciare 74 metri senza il supporto del vento è impossibile: con vento leggero può esserci un incremento della misura di uno o due metri, con vento forte anche fino a cinque metri. Le condizioni meteo e anche dell’impianto di gara che Mykolas ha trovato a Ramona erano simili a quelle che avevo trovato io». 

Schult non conosce Alekna ma il suo papà, Virgilijus, anche lui discobolo, oro olimpico a Sudney e Atene, a suo tempo arrivato a venti centimetri di distanza dal primato del mondo. 

Ora il più vecchio record del mondo maschile diventa l’86,74 nel lancio del martello, fatto da Jurj Sedyk il 20 agosto del 1986. Resistono dagli anni Ottanta pure la misura del getto del peso femminile [Natalja Lisovskaja, vedova Sedyk, 22,63 nel 1987] e lancio del disco femminile [Gabriele Reinsch, 76,80, 9 luglio 1988].  

 

 

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