0-2 Hanno allargato la Champions, la Francia avrà finalmente quattro squadre e adesso scopre che fra quelle quattro squadre rischiano di non esserci il bel Nizza visto tutto l’anno, il Lione campione per 7 volte fra 2002 e 2008, e neppure il Marsiglia – unico club francese della storia ad aver vinto la Coppa dei Campioni. La sconfitta nella gran Classica con il PSG ha portato l’arrevuoto. Solo ieri mattina era tutta una celebrazione di Pierre-Emerick Aubameyang, cannoniere seriale che il mondo della Ligue cominciava ad accostare a Didier Drogba, 32 gol in 55 partite nella stagione 2003-2004 in maglia celeste.
Aubameyang si è presentato allo scontro con il PSG con 23 gol in 39 partite, ma stamattina sono ancora 23 in 40. L’Équipe aveva avvertito ieri mattina: calma, calma con i confronti. La verità nuda e cruda è che Drogba stava muovendo i primi passi di un’immensa carriera, Aubameyang è agli sgoccioli di un percorso decisamente meno glorioso. Quando Drogba andò via in lacrime, impiegò diversi giorni ad accettare la sua partenza verso il Chelsea. Così come i tifosi del Marsiglia hanno impiegato anni ad accettare l’idea che non sarebbe mai tornato. “La rottura – spiegava ieri L’Équipe – ha amplificato la relazione fra le parti, creando una profonda nostalgia avvolta nei condizionali”. Cosa sarebbe successo se.
Aubameyang non si è legato a Marsiglia in modo così stretto. Vive nell’hinterland, lontano dal caos del centro cittadino, i suoi due ragazzi giocano a pallone, ma non alla scuola calcio dell’Olympique. Sta spesso a Laval da sua madre, e soprattutto: non ha fatto gol al PSG.
In questa Classica, spiega stamattina Vincent Duluc su L’Équipe, c’è stato un riassunto della stagione in Francia, “un po’ del suo fascino, molte delle seccature e tutte le sue incomprensioni”.
Ci sono state decisioni arbitrali contestate, un Kylian Mbappé sostituito dopo 70 minuti, c’è stato un PSG enigmatico, a a nove giorni dall’arrivo del Barcellona per la Champions.
“Luis Enrique continua a fargliela pagare” scrive Duluc dell’allenatore e del suo rapporto con Mbappé. “Il fatto di avere tanto margine sulle inseguitrici permette all’allenatore di fare scelte che gli danno sempre ragione”.
In Spagna restano parecchio sensibili a tutto quanto accade nei dintorni di Mbappé. Stanno per fagocitarlo nella loro faida quotidiana Madrid-Barcellona. As scrive che Luis Enrique sin dalla sua prima apparizione pubblica a Parigi, in agosto, ci aveva avvertiti: nessuno, nemmeno Al-Khelaifi, è al di sopra del PSG. In conferenza stampa gli hanno chiesto se avesse visto il gesto di stizza di Kylian in uscita dal campo, se avesse sentito uscire dal suo sen qualche sillaba di malumore. Lucho è caduto dalle nuvole come si vede qui sotto.
Y pertramento, Mbappé aveva già fatto login sui suoi social per calare un messaggino in bottiglia nel grande mare della comunicazione disintermediata.
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Rimane il grande dubbio. Il fils de pute che alcuni credono di avergli letto sulle labbra, c’è stato o no? Gregory Schneider su Libération ha scritto: “La sequenza è controversa, confessiamo di aver consumato la retina senza saper decidere, per mancanza di specialisti nella lettura labiale. Se il “figlio di puttana” che alcuni pensavano di aver visto sulle sue labbra sia esistito o meno è perfino un dettaglio. Mbappé si è diretto verso gli spogliatoi con il suo compagno di squadra e amico Ousmane Dembélé, passando solo brevemente attraverso la panchina, prima di pubblicare una foto di sé stesso di spalle, come a dire: non sei tu che mi mandi via, sono io che me ne vado”. Libération aggiunge: “Le parole attribuite all’attaccante sembrano essere la conseguenza della tabella di marcia del PSG, che consiste nel tagliare teste spingendo le stelle del club a commettere errori”.
IL BREST
Comunque. Nell’editoriale di Duluc viene confessato quello che pare un tormento per il calcio francese. Si legge: “La realtà del calcio francese in questo lunedì mattina è soprattutto data da un Brest sempre più vicino alla partecipazione in Champions League la prossima stagione. A parte i bretoni, questo non va bene a nessuno. Alla UEFA, alla Ligue, alle emittenti televisive. I media, siamo onesti, speravano in un’altra vetrina nell’anno in cui la Francia avrà la possibilità di avere quattro squadre in Coppa. Ma ora è il momento di guardare alla gente di Brest in modo diverso. Non è più una sorpresa passeggera, non è una bella storia da vedere svanire in primavera sotto la pressione della sfida”. Spesso – dice l’editorialista del giornale francese – sono proprio certe coperture mediatiche oltre la norma a portare alcune squadre fuori strada.
“Se mai i bretoni raggiungessero direttamente la Champions League, dovremo prendere la loro storia per quello che è: una delle più grandi sorprese nella storia del campionato”.