Gli inglesi non vogliono la Superlega per club ma per le Nazionali sì | Il calcio e il Qatar: il dilemma di boicottare la mano che ti nutre

 

il calcio internazionale

Gli inglesi non vogliono la Superlega per club ma per le Nazionali sì 

 

  Quando Andrea Agnelli parla di Superlega, trova nel mondo inglese gli avversari più ruvidi alla sua proposta. Toni aspri, tesi convincenti, giudizi netti. L’accusa di voler dividere il calcio in un mondo dei ricchi opposto al mondo dei poveri. Tutto condivisibile. Solo che la Superlega gli inglesi la vogliono per le Nazionali. L’idea è strisciante da un po’. Barry Glendenning sul Guardian ha il pregio di renderla definitiva e trasparente. Inghilterra-San Marino non si deve giocare più. Il calcio di Raheem Sterling è più calcio di quello che giocano Lorenzo Lucadei e Nicola Nanni, e deve restarlo. Qualsiasi squadra – scrive il Guardian – può avere una brutta giornata ma è l’inesorabilità dei massacri a cui sono sottoposti paesi come San Marino, Isole Faroer, Liechtenstein e Moldova che spingono a chiedere che questi pesci piccoli vengano consegnati a delle pre-qualificazioni. Anziché far perdere tempo alle preminenti d’Europa, si sfidano tra loro, e solo il più forte o le prime due vincono l’opportunità di competere con i migliori

Gary Lineker sostiene che «siamo arrivati a un punto in cui le nazioni con il ranking più basso dovrebbero giocare tra loro il diritto di accedere a questo livello». Il cavallo di Troia per separare l’élite dal mucchio è il virus, sempre più usato come un’occasione per regolare i conti. È un’idea estremamente sensata – dice il Guardian – in un momento in cui il calendario calcistico internazionale è già troppo fitto e le preoccupazioni sempre più legittime sull’emergenza impongono che non abbiamo altra scelta che giocare meno partite di calcio, qualsiasi riduzione del numero di qualificazioni sarebbe benvenuta. Inoltre, tale cambio di formato aumenterebbe in modo significativo il numero di partite competitive giocate dai piccoli pesci, aiutandoli a migliorare, godersi la rara esperienza di giocare con i loro pari e aumentare le possibilità di prendere uno scalpo

Il Guardian ha anche la soluzione dinanzi all’opposizione eventuale dei diretti interessati. Comprarsi il loro consenso. Resta da vedere se le squadre europee con il punteggio più basso sarebbero aperte a un tale schema, ma la Uefa dovrebbe impegnarsi con le federazioni in questione e offrire un incentivo finanziario in termini di compensazione per qualsiasi calo delle entrate che potrebbero incontrare

  È una tesi. Ognuno ha le sue. Solo che arriva nel momento più inadatto. Detto per inciso che se c’è una grande Nazionale che ha preso un gol da San Marino, quella Nazionale è proprio l’Inghilterra (qualificazioni a USA ’94), stavolta la partita è finita 5-0. Non 9-1. La Premier League e i gironi di Champions sono pieni di partite che finiscono 5-0. Per giocare meno partite si possono ridurre il numero delle squadre iscritte alle Coppe anziché allargarlo, così come riportare i campionati a 18 squadre se non a 16. L’Inghilterra è poi il paese che difende, protegge e tutela una Coppa nazionale nella quale Marine Football Club-Tottenham è un valore non un fastidio. Primo: per l’idea che nello sport ci si mescola, tanto che Usain Bolt corre le batterie dei 100 metri nella corsia di fianco al palestinese Mohammed Abukhousa di due secondi e mezzo più lento. Secondo: perché certe storie vendute bene hanno un mercato, come mostrano le richieste di interviste all’allenatore del Marine FC da tutto il mondo. Terzo: perché queste partite così squilibrate stanno diventando sempre di meno

Nel dirsi convinto che che l’Italia possa vincere gli Europei, stamattina sul Corriere della sera Mario Sconcerti scrive: Sono tre anni che siamo dentro solo a partite di qualificazioni, cioè le prime contro le altre. Quello che si può dire, ed è importante, è che solo due squadre hanno chiuso le qualificazioni con tutte vittorie, sono state l’Italia e il Belgio di Lukaku, Hazard, De Bruyne e Tielemans. Se allarghiamo lo spettro e cerchiamo squadre imbattute ne troviamo altre due, Spagna e Ucraina. L’Inghilterra ne ha persa una. Questa è una base di considerazione provata

Molti piccoli pesci sono diventati medio-piccoli e sorprendono. Nell’ultima settimana abbiamo avuto il Lussemburgo che ha vinto in Irlanda, Malta che nelle qualificazioni ha segnato due gol per la prima volta in 2o anni, Cipro che ha pareggiato con la Slovacchia e ha perso solo 1-0 con i vicecampioni del mondo della Croazia. Succede, forse, anche per merito della Nations League, dove già esiste quel meccanismo per categorie che gli inglesi vorrebbero allargare a Europei e Mondiali. Può essere stata proprio la Nations, attraverso il confronto con i pari, ad aver insegnato ai pesci piccoli come si sta in campo con più convinzione in sé. Questo schema, nato per principi esclusivamente commerciali, può generare conseguenze virtuose ma non può diventare il modello per un ghetto.

Lorenzo Longhi su Avvenire scrive stamattina che le vittorie dei piccoli sono rarità, Gronchi Rosa del calcio. Eppure accadono, abbastanza infrequentemente invero, e quando succede fanno rumore e generano simpatia perché, in fin dei conti, danno speranza”.

A che serve aver insegnato piano piano al Lussemburgo a vincere, se poi non gli lasciamo la possibilità di farcela contro l’Inghilterra? 

 

  A questo Lussemburgo che oggi sfida il Portogallo di Ronaldo dedica una pagina l’Équipe parlando di una dimensione cambiata” grazie alla crescente professionalizzazione dei suoi calciatori internazionali. Le stelle giocano all’estero, nella serie A del Belgio, come il capitano Laurent Jans (28 anni, 64 presenze con lo Standard), in Svizzera (Christopher Martins Pereira, allo Young Boys Berna, 24 anni, 38 presenze), in Germania (Leandro Barreiro al Mainz, 21 anni, 24 presenze) o proprio in Portogallo (Vincent Thill al Nacional Madeira, 21 anni, 29 presenze). Ha radici portoghesi anche il migliore di tutti, Gerson Rodrigues, un naturalizzato che gioca in Ucraina. Ha 25 anni, 31 presenze, 5 gol, e gioca nella Dinamo Kiev. Ha segnato lui da 20 metri lo storico gol della vittoria in Irlanda.

 

  voci Il CT dell’Armenia | “Il secondo conflitto nel Nagorno-Karabakh, scoppiato lo scorso 27 settembre tra Armenia e Azerbaigian, è durato 45 giorni, è costato la vita di oltre cinquemila soldati e di quasi 150 civili. Decine di migliaia di persone hanno perso la propria casa. Gli ultimi armeni a fuggire hanno preferito bruciare le proprie abitazioni piuttosto che lasciarle agli odiati nemici azeri.  Come ha affrontato nello spogliatoio la morte di familiari e amici durante il conflitto? «È difficile da spiegare a chi non ha visto le loro facce. In quei giorni i calciatori e, più in generale, tutti i rappresentanti della federazione armena avevano costantemente gli occhi lucidi, perché al fronte stavano perdendo la propria gente. Gli abbiamo fatto capire che avevano una possibilità unica, quella di regalare un’allegria a un Paese che stava attraversando un momento drammatico».

Joaquín Caparrós intervistato da Raffaele R. Riverso, la Repubblica

 

in tv oggi ore 20.45 Canale 20 e in streaming sul sito di SportMediaset: Belgio-Bielorussia | domani ore 18 Canale 20 e in streaming sul sito di SportMediaset: Armenia-Romania | 20.45 Rai 1: Lituania-Italia

 

  artefici Il piacere di aver aspettato Dembélé Stamattina l’Équipe dedica la sua prima pagina all’attaccante del Barcellona e della Nazionale francese in gol contro il Kazakistan, alla vigilia della partita in Bosnia. Damien Degorre e Vincent Garcia scrivono che ​​dopo due stagioni difficili, sta tornando al momento giusto e che Didier Deschamps non lo ha mai scartato. Dembélé è raccontato come un talento precoce ma a volte sprecato, non è sempre stato un orizzonte senza nuvole. La sua storia è segnata da tante promesse e tante delusioni. In cinque stagioni con la Nazionale, l’attaccante ha segnato 3 gol in 23 presenze: poco visto il suo potenziale. Leggere queste statistiche, sottili come le sue gambe, lascia l’amaro in bocca. La sua esibizione in Kazakistan non cancellerà tutto il tempo sprecato. Ma salendo a un livello più in linea con le aspettative, non è vietato pensare che molto rimanga da scrivere per questo campione del mondo.

L’Équipe ne sottolinea i ritardi all’allenamento e quelle che chiama alcune spensieratezze”, come aver dimenticato il passaporto sull’autobus che portato la squadra dall’aeroporto di Mosca al ritiro durante i Mondiali, costringendo l’autista a tornare indietro. Deschamps – leggiamo – apprezza la sua versatilità nelle tre posizioni d’attacco, un giocatore in grado di fare la differenza sebbene si tratti a volte di un dribblatore confuso. Aspettarlo non è mai una cattiva idea. 

 

Il calcio e il Qatar: il dilemma di boicottare la mano che ti nutre

  | Prima di giocare contro la Polonia che non avrà Lewandowski infortunato, domani l’Inghilterra potrebbe andare in campo manifestando in difesa dei diritti umani che in Qatar non sembrano in cima ai pensieri del governo. Harry Kane ha promesso giorni fa un’azione, ma Martin Samuel sul Daily Mail scrive stamattina che qualunque messaggio i giocatori sceglieranno di inviare, sarà minato dall’accordo firmato dalla federazione nel febbraio del 2018. L’allora presidente Greg Clarke, costretto a dimettersi per una frase connotata come razzista durante un’audizione in Parlamento, si impegnò con Doha per lo sviluppo del gioco nel paese. 

Con il suo tono caustico, Samuel ironizza su un’intesa trovata tra un paese che non si è mai qualificato per i Mondiali e un altro che non li vince da 55 anni, poi più seriamente ricorda che il rapporto di Human Rights Watch, secondo cui centinaia di persone sono morte durante la costruzione degli stadi, era di cinque mesi prima: settembre 2017. 

Date un’occhiata ai diritti tv esteri dei campionati nazionali e dei principali tornei UEFA, ed è chiaro che il Qatar è comunque il proprietario del calcio in Europa. La federcalcio inglese – scrive il Daily Mail – è tutt’altro che sola. Champions League, Europa League, Premier, Ligue 1, Liga, Bundesliga, Serie A: il Qatar le finanzia tutte. La federazione inglese vuole giocare su due tavoli ma non influenza dall’interno e non sfida dall’esterno. Probabilmente inventerà solo uno slogan accattivante per i commentatori

Il CT della Polonia è dalla fine di gennaio Paulo Sousa, che al Guardian dice di aver potuto osservare i suoi giocatori solo in 2 partite di campionato in Polonia e 7 in Italia, perché «solo l’Italia ci ha consentito di presenziare alle partite». L’unico Paese in effetti nel quale il calcio non convive con la pandemia, ma la ignora. 

 

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