longform week-end
I 50 anni del millesimo gol di Pelé
Me ne mancano solo 300 per raggiungerlo
Uwe Seeler
Un tiro storico. Pelé ha segnato ieri notte (su rigore) il suo millesimo gol, è stato il punto che ha dato la vittoria al Santos (2 a 1) sul Vasco de Gama nel campionato paulista. La rete tanto attesa dagli sportivi brasiliani, dal giocatore e dai tifosi del calcio di tutto il mondo è arrivata al 34’ della ripresa ed è stata molto «sofferta»: Pelé ha trovato nel portiere avversario, l’argentino Andrada, un rivale quanto mai ostinato nel negargli la grande soddisfazione. Andrada gli ha respinto cinque tiri pericolosissimi, un sesto (una fantastica staffilata al volo) è finita contro un montante. Al 34′ della ripresa, Pelé era lanciato per l’ennesima volta a rete quando è stato atterrato: il “rigorista” del Santos è Rildo, ma i centomila spettatori del Maracanà hanno gridato il nome di Pelé. Ed allora il campione, visibilmente emozionato, si è fatto avanti. Quando il suo tiro ha scosso la rete, il pubblico è scattato in piedi, gridando. Andrada (il portiere del campionato brasiliano che può vantarsi di essere stato battuto solo tre volte da Pelé, e sempre su calcio piazzato) è corso incontro all’avversario, si è tolto il maglione da gara e la maglietta che portava sotto, una casacca del Vasco de Gama con la scritta «1000» sulla schiena. L’ha offerta a Pelé che l’ha indossata, ha fatto un giro del campo fra le acclamazioni della folla e poi è rientrato negli spogliatoi senza giocare i dieci minuti finali della partita. Su una parete del Maracanà è stata scoperta una lapide per ricordare «il millesimo gol di Pelé». | la Stampa, 20 novembre 1969
L’equivoco. La “febbre” per questo storico gol della “perla nera” aveva originato domenica un curioso equivoco: un’agenzia di informazioni internazionali attribuì a Pelé la rete con cui il Santos pareggiò a Salvador e che invece era stata segnata da un suo compagno di squadra. … Le poste brasiliane hanno già predisposto l’emissione di un francobollo celebrativo. È stata festa per tutta la notte, ovunque in Brasile; s’è ballato, s’è cantato, vi sono stati cortei di tifosi. “Millesimo” è anche diventata una parola brevettata, o meglio una “marca registrata”. Una grande fabbrica automobilistica nord-americana se n’è assicurata l’esclusività per pubblicizzare una nuova vettura. L’operazione è costata oltre 5000 dollari. Questa è una delle numerose transazioni portare a termine nella vertiginosa girandola pubblicitaria scattata ieri sera quando la millesima fatidica rete è stata segnata da Pelé. | Corriere della sera, 20 novembre 1969
“Mille gol? Allora deve trattarsi di una magia”
Bobby Charlton
~ In quella serata lei siglò la rete del definitivo 2-1 su rigore contro il portiere Andrada, scomparso all’inizio di settembre di quest’anno. I cronisti invasero il campo. Si fermò tutto per festeggiare l’impresa. E la rete lei la dedicò ai bambini poveri dimenticati dalla società. All’epoca le diedero del demagogo…
«Già, sono già trascorsi cinquant’anni. Si tratta di almeno un paio di generazioni… Se si fosse fatto qualcosa fin da quell’epoca magari le cose sarebbero diverse. Ma sa perché decisi di dedicare ai bambini quel gol? Alla vigilia di quella partita, dopo l’allenamento del Santos, beccai alcuni ragazzi che commettevano dei furti nelle auto vicino allo stadio. Li rimproverai e loro risposero: “Noi non stiamo rubando nulla. Queste macchine sono di gente che viene dalla città di San Paolo…”. E perché arrivano da San Paolo le potete derubare? E loro se ne andarono via. Così al momento del gol, per questo episodio, mi venne in mente di dedicarlo ai bambini. Oggi è molto più pericolosa la situazione dei ragazzi rispetto a quell’epoca. Tanti anni fa c’erano solo scippatori, i cosiddetti trombadinhas, come il titolo di un film in cui ho lavorato. Oggi si usano le armi per derubare la gente. | Intervista di Mauricio Cannone, la Gazzetta dello sport, ieri
Nei giorni del secondo uomo sulla luna. Uno dei primi telegrammi di felicitazione ricevuti da Pelé è giunto da sua moglie, Rosemary, che lo aspetta a Santos con la figlia Kelly Cristina. Il gol di Pelé ha eclissato in Brasile la notizia della grande missione dell’Apollo 12 sulla Luna. | Mundo Deportivo, 21 novembre 1969
Nessuno ad attenderlo. La città di Santos ha rinviato al 9 dicembre la festa in onore del millesimo gol di Pelé. Al rientro da Rio, Pelé a causa della pioggia non ha trovato nessun tifoso ad attenderlo allo stadio Vila Belmiro, dove avrebbero dovuto aver luogo i festeggiamenti | Corriere della sera, 22 novembre 1969
Il portiere che subì quel gol. Il portiere si sistema tra i pali, come il Gato Diaz davanti a Costante Gauna del Deportivo Belgrano nel «Rigore più lungo del mondo». Il Maracanà trattiene il respiro. Non sfugga lo scherzo del destino: Edgardo Norberto Andrada vs Edson Arantes Nascimento. Stesse iniziali: EAN. Si guardano, si specchiano. Pelé batte di piatto destro, il Gato si tuffa a sinistra, tocca la palla, ma non la para. E, mentre il mondo e la Storia entrano in campo e portano in trionfo O Rei, Andrada scaglia tre pugni furiosi sul terreno.
Presto capirà che quella parata sfiorata, quella rivoluzione mancata, è stata in realtà la sua fortuna. Già il giorno dopo il quotidiano «O Dia» titola in grande: «Pelé milionario!» e, più in piccolo: «Andrada entra na historia». È così. O Rei ha trascinato il Gato nell’eternità: resterà per sempre il portiere che ha subito il millesimo gol di Pelé. Tanto che Andrada se lo è fatto stampare sui biglietti da visita, come un titolo nobiliare. L’orgoglio di una vita che ha avuto anche ombre brutte: processato e prosciolto per sospette complicità nell’assassinio di due oppositori alla dittatura militare argentina. Qualche anno fa ha riassunto: «Ho voluto bene al ricordo di quel rigore come a un figlio». | Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport, ieri
Le ombre sul portiere. Anni dopo essersi ritirato, Andrada fu accusato di aver partecipato all’omicidio dei militanti Osvaldo Agustín Cambiaso e Eduardo Pereyra Rossi durante la dittatura militare argentina. Andrada venne identificato come il repressore Eduardo Constanzo tra i membri del gruppo responsabile dell’operativo .4. Quando nel 2011 venne convocato per testimoniare nella causa, il club per il quale lavorava, il Rosario Central, gli chiese di dimettersi. Nel febbraio del 2012, il giudice federale di San Nicolàs, Carlos Villafuerte Ruzo, gli ha concesso la non imputabilità per mancanza di prove. | Clarín, 4 settembre 2019
Il gol numero 999 e il millesimo mancato. Pelé tornava da una tournée nel nord del Brasile, con il gol numero 999 segnato a João Pessoa, una cittadina nello stato di Paraíba, contro la squadra locale chiamata Botafogo. Una partita facile, sul 2-0 per il Santos venne fischiato un rigore per la squadra di Pelé. In genere il tiro sarebbe toccato a Carlos Alberto, ma la folla esplose: «Pelé, Pelé …!». Pelé lo calciò e … gol 999, con l’entusiasmo dei tifosi di Paraíba, che speravano di vedere anche il numero mille. Ma si verificò un incidente, probabilmente preparato: Jair Estevão, il portiere del Santos, si infortunò e dovette essere sostituito tra spettacolari spasmi di dolore. Pelé era il primo portiere di riserva del Santos a quel tempo, perché non esistevano ancora le sostituzioni. Andò in porta e il gol numero mille svanì. Nella tournée c’era ancora una partita, contro il Bahia, a Salvador. Atmosfera di festa e di carnevale, per l’aspettativa di vedere il prodigio. Pelé calciò prima un pallone sul palo e in un’altra occasione un difensore salvò sulla linea, tra i fischi dei suoi stessi tifosi che volevano vedere finire nella propria porta il prodigio del millesimo gol di Pelé. | Alfredo Relano, Diario AS, 20 novembre 2016
Tre anni prima. Eusebio era meglio ‘e Pelé. Ha vinto Eusebio. Ha battuto Pelé e ha stroncato il Brasile. È diventato lui il grande personaggio dei campionati del mondo. … Il brasiliano – che aveva tentato invano di essere un protagonista della partita, ed era stato surclassato dal rivale ancor prima di affrontarsi – gli si avvicinò e gli strinse la mano. Parve un patetico scambio delle consegne: tra il campione, non vecchio ma logoro, che si ritira dalla scena dei mondiali e il suo trionfante rivale nuovo re del calcio. | Gino Palumbo, Corriere d’informazione, 20 luglio 1966
Sette anni prima era Dolcechiaré. Pelé mi incanta come non ha mai potuto nei giorni più splendidi. … Dribbla con movenze armoniose, sornione, plastiche, senza sculettare o danzare come tanti. Rifiuta il numero di dribbling (el pase) come una manifestazione deteriore e inutile. È un vero classico. Dolce e chiara è la notte e senza vento. Pronunciate le comunissime parole di questo che è fra gli endecasillabi di più limpida trasparenza. Continuate: e cheta sovr’ai tetti e dentro gli orti… È mia nonna che parla affacciandosi nottetempo alla finestra. Mia nonna analfabeta e grande. Posa la luna, e di lontan rivela / Serena ogni montagna. Sapete che è Giacomino: ha il Parnaso fra le scapole, e i coglioni dicono che è gobbo.
Bene: adesso guardate Pelé. Dolcechiaré: ha alzato il piedino prensile: lanotte: la palla si è fermata al primo contatto e senza vento: ricade ammansita sull’erba: un piedino prensile l’accarezza mentre l’altro spinge: echetasovraitetti: accorreva un avversario: si è coricato come un birillo: tettiposalà: avanza un altro: piroetta; lalùna: ecco un compagno smarcato: oppure, ecco una nuova battuta di dribbling: si corica il secondo birillo: o magari no, questa volta il birillo non si corica e vince il tackle: Pelé ha sbagliato il dribbling: càpita: anch’io ho dimenticato: sovr’ai tetti e dentro gli orti. Ripetizione: posalalunedì lontàn rivèla: ora parte Pelé in progressivo: è Berruti che vòlita fìngendo di allenarsi. Serenognì montàgna. Correndo, senza sforzo apparente, ha fissato i bulloni in terra ed ha scaricato fulmineo la pedata: ha mirato, si è visto: mentre correva ha mirato e battuto a rete. Serenognì montàgna. Punto. Gol. Mi dico di non aver mai visto nulla di simile. Gli dedico epinici. Mi esalto e lo esalto». | Gianni Brera, rubrica l’Arcimatto, Guerin Sportivo, 15 ottobre 1962
Sei mesi dopo il leggendario millesimo gol. Il precedente commissario tecnico del Brasile, Saldanha, voleva lasciarlo fuori squadra, dicendo che è diventato un po’ miope per il bestiale sfruttamento cui è stato sottoposto. Questo tecnico, soltanto per aver espresso l’idea di lasciare a casa Pelé, è stato quasi accusato di deicidio, e ha perso il posto. … Il gioco del calcio, in Brasile, è anche uno strumento politico: insieme al carnevale, serve al regime per coprire di fumo una quantità di magagne. Perciò Pelé è in Messico. | Paolo Bugialli, Corriere della sera, 30 maggio 1970
Un poeta. Per certi versi. Che Pelé sia amato dai brasiliani è un’altra bufala. Ha segnato 1281 gol, ma in Brasile nei sondaggi sul calciatore del cuore viene dopo Garrincha. Perché? Quello era cuore, lui cervello. In Europa è un simbolo, in Brasile no. Semmai lo è Socrates. Il Dottore si batteva per la gente, Pelé è andato al seguito di qualunque governo, dittatura o democrazia che fosse. Rappresenta il passato, la storia, non il presente, mai il futuro. Disse Romario: «È un poeta, quando tiene la bocca chiusa». | Gabriele Romagnoli, la Repubblica, 23 giugno 2014
Lui sì, invece. “Garrincha è stato il più forte giocatore del mondo, senza dubbio. Più di Pelé. Fu lui il vero costruttore della squadra brasiliana. Dopo, solo Eusebio può essergli paragonato” | Luis Sepùlveda a Daniela Cotto, la Stampa, 2 ottobre 2003
~ Garrincha è un «malandro»?
«No, perché dribblava ma gli mancava la furbizia che invece è una caratteristica decisiva del “malandro”. Che è un tipo che si veste bene, seduce donne belle e ricche, frequenta i grandi ristoranti anche se è senza soldi, è una specie di bandito, ma un bandito intelligente».
~ Chi sono allora nel calcio i «malandri»?
«Gli altri dribblatori, che flirtano con la linea del fallo laterale, che rispettano le regole ma talvolta anche provano ad aggirarle per ingannare l’avversario. Pelé era un malandro. Ce ne sono stati molti, Ronaldinho è stata l’incarnazione perfetta del malandro, che flirta con le discoteche, le donne, il genio. Oggi lo è Neymar». | Intervista a Olivier Guez, Corriere della sera, 2 giugno 2019
Un’altra vita. La Perla nera, il Dio di tutti gli stadi, O Rei. Tanti, tantissimi soprannomi non sono sufficienti per esprimere cosa significa Edson Arantes do Nascimento: lui, Pelé. Il giornalista Armando Nogueira diceva che se Pelé non fosse nato uomo sarebbe nato pallone. | Mauricio Cannone, la Gazzetta dello sport, ieri
«Meglio di Pelè forse Gesù e qualche volta Dio»
Cesar Luis Menotti
I dogmi di un dio. Pelé cammina sollevato da terra, un po’ perché è un dio, un po’ perché le sue guardie del corpo gli mettono le mani sotto le ascelle e lo trasportano da un’auto a uno stadio, a uno studio televisivo, a un hotel per un meeting. Passando, emette dogmi, più che rilasciare dichiarazioni. Con quelle gambe può dire ciò che vuole. | Gian Paolo Ormezzano, la Stampa, 17 luglio 1994
L’altro anniversario. I 60 anni del suo gol più bello. Che nessuno ha visto. Il gol più bello di tutti i tempi c’era ma non c’era. C’era, perché lo segnò Pelé il 2 agosto 1959 (Santos contro Juventus di San Paolo). Non c’era, perché di quella leggendaria prodezza non sopravvivono filmati: e se non sei dentro un video non esisti, e neppure la tua memoria esiste. Ora quel gol ci sarà, grazie al computer. Il favoloso racconto (Pelé salta quattro avversari in pallonetto multiplo senza che la sfera tocchi terra, si chiamano “sombreros” i quattro ponti aerei sopra le teste sbigottite dei difensori birillo, poi dribbling al portiere e olè) sarà trasformato in una specie di videogioco. La “Pelèstation” verrà programmata scannerizzando il corpo di Pelè. | Maurizio Crosetti, la Repubblica, 19 luglio 2001
L’uomo che conserva l’ultima maglia di Pelé. Se ne andò per sempre dal campo, quarant’anni fa. Il 28 agosto 1977. Vincente, ma senza gol. Si liberò della sua maglia e la lanciò all’indietro, come a voler dire: stavolta è finita davvero. Aveva il numero 10 e il nome Pele. Gli dei non hanno bisogno dell’accento. Si alzarono molte braccia verso quell’eredità, anche se ancora nessuno sapeva che valeva quanto uno schizzo di Van Gogh. Jimmy aveva vent’anni, si attardò, era stanco, aveva marcato Pelé, non lo aveva fatto segnare, ma fece un ultimo scatto e afferrò quella che per l’America era solo una casacca sudata, ma per il resto del mondo una Sacra Sindone. Il numero 10 più famoso del mondo finì nelle mani del giocatore più sconosciuto del mondo. Una riserva, addirittura. | Emanuela Audisio, il Venerdì, 18 agosto 2017
What If | Un racconto