Cento anni di Aldo Giordani

     Aldo Giordani è stato la voce della pallacanestro nella tv pubblica italiana. Fu il primo a tradurre Game One in Gara-uno. Inventò il ventello, il trentello, chissà quanti nelle sue cronache non hanno potuto esimersi o sono stati in linea di galleggiamento. Sul Corriere della sera di oggi Flavio Vanetti scrive che qualche volta riferiva di essere nato il 28 febbraio, qualche altra diceva il 29, perché il 1924 era bisestile come questo 2024 in cui si celebra il suo centenario.

Come raccontò Federico Buffa a IL, inserto del Sole 24 Ore dieci anni fa, il Giordani che si era inventato la rivista Superbasket «traduceva dall’inglese frasi che in italiano non si utilizzano, per esempio To make waves, fare onde e noi leggevamo una frase che in italiano non aveva senso, che ne so, per esempio Bruce Flowers fa onde a Notre Dame e dicevamo Ma che cazzo è “fare onde? Soltanto poi, apprendendo che in inglese si diceva To make waves dicevamo Ah, ecco. Quindi quella frase che in italiano non aveva senso, lui la introduceva, creando uno slang. Non si può spiegare l’influenza di quell’uomo, è enorme. Lui diceva: Lo sport è attualità. Se noi usciamo il martedì non parlate della partita: dovete già pensare a quella successiva, cosa che non riusciva veramente a spiegare ai suoi corrispondenti, ma diceva a noi sul posto: Non scrivete un pezzo sulla partita, perché lo leggeranno martedì o mercoledì, è passato

Il suo ufficio era una roba, c’era di tutto e mi domandavo lui come potesse trovare le cose. Consegno il mio pezzo sull’America. Lui: “Mah, do un’occhiata”… Una settimana dopo l’ha pubblicato. Poi da lì in poi lui mi ha detto: “Vabbè ma se tu vai così spesso in America scrivi qualcosa perché mi diverte”, e da lì ho iniziato a collaborare. E diciamo la mia carriera nasce così. Un giorno porto Flavio Tranquillo a conoscerlo…

Flavio l’avevo conosciuto così: mi avvicina a un campetto perché mi aveva sentito alla radio che commentavo l’Olimpia e lui con la tessera d’arbitro poteva venire di fianco a me in tribuna stampa, a tenere i punti… io dico “ma questo è un fenomeno”, lo porto da Giordani e insieme la domenica noi stiamo con lui. Il Superbasket per noi era praticamente la Stoà, cioè lui arrivava e questo Aristotele di pensieri ci parlava, ci raccontava questi aneddoti che poi tendeva a raccontare continuamente, e noi li sapevamo tutti, ma non importa… A parte il fatto che noi mangiavamo gratis in questo ristorante vicino alla Stazione Centrale, dopo che avevamo chiuso i pezzi, quindi alle 22.30-23, lui prendeva sempre una bottiglia di rosé, un vino che si chiamava Rivera, mangiava sempre i tortellini in brodo e poi… Era Aristotele e la Stoà, soltanto che anziché camminare, che non era peripatetico, era stanziale, sedeva, ma non ci guardava in faccia: lui parlava e noi dovevamo, come con un maestro giapponese, rubare senza che lui potesse ripetere o insegnare, noi rubavamo la parola e la gestualità… Giordani soffrì sempre Dan Peterson da questo punto di vista, perché avrebbe sognato lui di commentare la pallacanestro americana e avrebbe fuso la sua lingua, che aveva creato per il basket, col basket americano…».  

 

Stefano Olivari su Indiscreto dice che la collezione dei Superbasket dal 1978 al 1992 è sacra: dopo il 1992 non ci sarebbe più stato Giordani, dopo il 1996 non ci sarebbe più stata una pallacanestro italiana in grado di farci sognare e quindi conservare i suoi giornali, o forse eravamo soltanto diventati troppo vecchi per stalkerizzare edicolanti già il lunedì pomeriggio. La cosa che ci fa male è che della nostra collezione di Superbasket non vogliamo dire fra 50, ma anche soltanto fra 10 anni, ai nostri eredi fregherà zero perché anche se magari ameranno la pallacanestro avranno riferimenti diversi dai nostri. Come spiegargli le squadre estive di McGregor o le designazioni dei finitimi?

Questa è la sua telecronaca forse più famosa, la più rotta dall’emozione, corrotta direbbe forse oggi, se è vero come dice il Corriere della sera che si pentì di essersi lasciato andare – nel giorno in cui l’Italia batté la Spagna in finale agli Europei di Nantes. 

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