Il Dream Team del fioretto italiano – Il podcast

La scena è quasi sempre al buio. Tutto buio e una luce accesa su di te. Anzi. Su di te e sull’altra donna di fronte a te. È come a teatro. Questo palcoscenico è lungo e sottile. Lo chiamano pedana. Ci sono anche le maschere sulla scena. Sono fatte in maglia d’acciaio, finiscono con una gorgiera bianca intorno al collo. Come quella che porta William Shakespeare nel suo ritratto. 

Il copione prevede che la maschera te la strappi quando si chiude lo spettacolo, uno spettacolo che è un duello, te la strappi alla fine, quando una esulta e l’altra si dispera, quando finalmente ci si guarda negli occhi. Prima: è stato tutto un gioco di inganni e di finzioni, al buio, un lungo rosario di studio, di bluff, di tempesta e assalto, di assalto e difesa. Sulla scena di questo strano spettacolo, lei, l’altra, è oltre la gabbia che hai davanti alla faccia. Certe volte per attaccare arretra. Sta col braccio teso e arretra. È una trappola. Si scopre un po’ perché vuole che a farlo sia tu, spera che esageri, così da prendersi lo spazio e il tempo per entrare nella tua guardia con la lama. Zac. La stoccata. Il punto di incrocio per il talento, l’esperienza, la scaltrezza, la rabbia. 

Questo spettacolo si chiama scherma. E le donne d’Italia sono da trent’anni le più forti fra tutte. Le donne d’Italia, tutte insieme, sono così forti che le abbiamo chiamate Dream Team. 

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