È finita la cumbia della noia tra Mbappé e PSG – Cosa scrivono in Francia e in Spagna

Lo sceneggiato è finito, adesso serve una sigla di chiusura. I francesi hanno tutto un pacchetto di canzoni malinconiche a cui attingere. Il titolo con cui l’Équipe racconta che Kylian Mbappé ha deciso di lasciare il PSG [Je te quitte] si muove dalle parti di un classico di Jacques Brel. Se la Francia suona le sue campane [a morte], la Spagna risponde con gli olé e una scatenata eccitazione alla Raffaella Carrà, chissà se va, ma sì che va, anzi Se va, se viene titola Marca da Madrid. 

Era ora sbuffa sollevato Vincent Duluc dall’editoriale di pagina 2 su L’Équipe, evidentemente liberato dalla cumbia della noia. Total. Il tumulto della telenovela, le sue agitazioni, a volte sono state più insopportabili della suspense. Per settimane lunghissime, di fronte a certi segnali accumulati, abbiamo avuto tutto il tempo di abituarci all’idea, di comprenderne la logica e di immaginare cosa sarebbe successo dopo. Dopo sette anni di felicità ineguale e di gioia per gli occhi, l’annuncio che Kylian Mbappé lascerà il PSG e il campionato francese provoca due rimpianti di natura diversa

C’è un discorso che riguarda la Francia nella sua dimensione più rotonda e dunque questa partenza, finalmente – scrive  Duluc – può essere una benedizione per la nazionale. Zinédine Zidane è diventato un altro giocatore quando è arrivato alla Juve a 24 anni, non era ancora campione del mondo. Michel Platini partì per la Juve a 25 anni, non era ancora diventato un Pallone d’Oro. Thierry Henry arrivò all’Arsenal a 22 anni e non era né un centravanti né un grande cannoniere. Mbappé ha 25 anni e non sappiamo esattamente che giocatore diventerà al Real Madrid, al Liverpool o altrove. L’incertezza è affascinante

Solo che questa è già un’altra Francia rispetto ai tempi di Platini, di Zidane e di Henry. È una Francia già campione del mondo due volte. Se pure Mbappé potesse ancora crescere sotto l’effetto del viaggio, la novità, la cultura europea del suo nuovo club e un quadro generale più favorevole alle più grandi conquiste, alla Nazionale porterebbe qualcosa che ha portato già. 

Il secondo tema riguarda invece il campionato e “la questione di cosa resterà del PSG, del campionato francese che Messi, Neymar e Mbappé avranno lasciato nel giro di un anno. Per il PSG sarà una rivoluzione culturale – dice Duluc – necessaria, forse. Per la Ligue 1 non lo sappiamo: la natura detesta il vuoto, ma questa volta potrebbe non avere scelta. La sua partenza è un’oggettiva catastrofe per l’immagine del campionato francese.

 

Questa catastrofe andrà riparata in qualche modo. Loïc Tanzi ancora su L’Équipe accenna come, con un pezzo che tra le righe lascia intendere di avere ottime fonti. Il vuoto lasciato da Kylian Mbappé non sarà riempito con un solo uomo. Verrà presa in considerazione una revisione più completa della rosa e una distribuzione più armoniosa delle responsabilità. Il PSG recluterà un attaccante, forse due, ma avrà anche più risorse per rafforzare il proprio centrocampo e la propria difesa. Il risparmio generato dalla partenza di Mbappé è dell’ordine di 200 milioni di euro all’anno, il che offre un margine di manovra abbastanza netto per convincere alcuni giocatori di talento. Nomi e fotografie che compaiono nei paraggi: Salah, Bernardo Silva, Osimhen, Leny Yoro, Xavi Simons. 

I sette anni di Mbappé a Parigi sono riassunti qui o nell’elogio che ne fa Martin Mosnier per Eurosport France. Il suo acuto senso di responsabilità e il suo talento infinito lo hanno reso il più grande giocatore nella storia del club. Se ne andrà senza dubbio con un solo rammarico: la ricerca, fino ad ora irrealizzata, della Coppa dei Campioni. Se dovessimo ricordare solo una parte di questa lunga odissea – dice l’edizione francese di Eurosport – sarebbe senza dubbio il suo grande senso di responsabilità. Per anni, nonostante il miglior casting del pianeta al suo fianco, Mbappé ha portato avanti il ​​club. Senza mai tirarsi indietro. La grande speranza è diventata il miglior giocatore del mondo. È cresciuto, e se tutti avessero fatto lo stesso al suo fianco, il PSG non sarebbe più a caccia della sua prima Champions League da molto tempo. Non avrà nulla da rimproverarsi. A differenza di Zlatan Ibrahimovic ha pesato nelle partite che contavano. A differenza di Neymar non ha mai fallito quando la stagione entrava nel vivo. A differenza di Lionel Messi ha assunto il suo status e ha giustificato il motivo per cui il Paris aveva scommesso così tanto su di lui.

Un divorzio annunciato per Le Figaro, un viaggio verso l’ignoto secondo la rivista So Foot – considerazione che vale per entrambe le parti in causa, costrette a misurare quanto valgono l’una senza l’altra

Le Parisien rivendica la primogenitura dello scoop e conferma: Kylian Mbappé è sempre più vicino alla firma per il Real Madrid. Anche se restano ancora da discutere alcuni punti essenziali. Le Monde invece fa notare che Aurélien Tchouaméni ha pubblicato due emoticon di coni pieni di popcorn sul suo account X  – “un modo per indicare – secondo il giornale francese del pomeriggio – che la telenovela di Mbappé non è del tutto finita.

 

Se vi state domandando come sia possibile vederlo nel Real Madrid; se vi torna in mente quel che scrisse il Telegraph l’estate scorsa sul bilancio club più titolato di Spagna, a proposito di circa 122 milioni di euro di costi non contabilizzati né altrimenti spiegati; se vi state facendo delle domande sul rispetto delle norme del fair play finanziario da parte della società spagnola; bisogna tener conto che Florentino Pérez si è impegnato un pezzo di futuro con la cessione del 30 percento dei ricavi commerciali provenienti dal nuovo Bernabéu per i prossimi vent’anni al fondo americano Sixth Street, e in cambio si è fatto dare subito subito 360 milioni di euro. 

Carlo Carpio su Marca analizza la scena con una sicurezza che disvela tutto il potere madridista. Ha scritto: Il fatto che il miglior calciatore del mondo abbia informato il suo attuale club di non voler continuare a lavorare con loro dal 30 giugno senza prima aver concluso un accordo con il suo nuovo club è qualcosa che NON vedremo

NON è scritto in maiuscolo da Marca

Kylian Mbappé – si legge sul giornale spagnolo – ha già una squadra. E le probabilità che questa nuova squadra sia la stessa con cui i suoi rappresentanti hanno trattato fin dalla prima settimana di gennaio e negoziato intensamente in queste ultime due settimane sono molto alte. Il 100% di possibilità? Il 95%? Il 90%? Lasciamo che ognuno scelga il numero che desidera.

 

Nel vuoto di potere che governa l’UEFA, se anche ci fossero numerie  cifre che non tornano, nessuno interverrà. Resta da chiedersi se lo farà la Ue, ma resta da chiederselo così, come domanda retorica. Nel momento in cui la Corte di giustizia ha introdotto con la sua sentenza sulla Superlega il principio del calcio come attività economica, qualcuno potrebbe far notare che una tale concentrazione di grandi attori con lo stesso impresario è un lavoro che il mondo della finanza riserva a qualche Authority o qualche Antitrust. Ma sono i soliti rumori che fanno i brontoloni. 

 

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