Cremona per Vialli – La leva calcistica del martedì

LA LEVA CALCISTICA  DEL MARTEDÌ

 

SOLE CHE BATTE SU UN CAMPO DI PALLONE Cremona per Vialli

La Stampa: Vialli d’amore” – A Cremona i famigliari, gli amici e tanti ex compagni rendono omaggio a Gianluca con una messa nell’oratorio dove iniziò a giocare: “Il suo spirito è qui”.

Francesco Moscatelli ha scritto: La chiesa del quartiere Po di Cremona è colma, così come il piazzale dove centinaia di persone si sono radunate per ascoltare la funzione dagli altoparlanti. La famiglia di Gianluca Vialli ha voluto che la prima commemorazione pubblica del calciatore morto il giorno dell’Epifania dopo cinque anni di battaglia contro un tumore al pancreas fosse qui, nel quartiere in cui è cresciuto, a pochi passi dal campetto pieno di pozzanghere in cui il suo talento è sbocciato e dove oggi qualcuno ha appeso due rose e un cartello con scritto “Luca, dai primi gol a Cristo Re alle rovesciate allo stadio. Campione per sempre

| Arianna Ravelli, Corriere della sera: Bettega cita «la Champions vinta, mentre quelli personali li tengo per me», Ferrara pensa «a quanto ci siamo menati, e poi divertiti, grazie Luca del viaggio che abbiamo fatto assieme», Montorfano piange mentre al microfono nomina la «stanza disordinata al limite dell’impraticabilità», condivisa per tre anni nei ritiri estivi in grigiorosso, gli amici intimi, quelli del Gruppo Zjg (dai cognomi dei fondatori, Zanotti, Jacopetti, Gastaldi) entrati in chiesa assieme, come una piccola falange, ricordano le goliardate, «il mitico Festival, che si è tenuto per 6-7 edizioni, a Villa Affaitati, la casa della famiglia di Gianluca, dove ciascuno si esibiva cantando, era diventato un evento imperdibile, richiamava anche 500 persone», sorridono Ferdinando Monfardini e Francesco Orio. Perché sì, si piange all’addio a Vialli, ma si sorride anche, come avrebbe voluto lui

| Roberto Beccantini, Corriere dello sport-stadio: Gianluca Vialli, celebrato persino da coloro che gli avevano dato del gonfiato, se non, addirittura, del dopato, temeva di passare per fighetta: con quei riccioli sopra e quella famiglia dietro, così danarosa. E allora, quando si buttò sul calcio, al fioretto affiancò (e preferì) l’elmetto. Prosa, non solo poesia. Vietcong, non marine. Tourbillon, non papillon. La fama, pian piano, senza la fionda della fame

 

CAMMINA CHE SEMBRA UN UOMO Le dediche di Riccardo Orsolini

Claudio Beneforti, Corriere dello sport-stadio: Riccardo Orsolini, che è stato croce e delizia per Miha e ora soprattutto delizia per Thiago Motta, ha regalato il gol del vantaggio al Bologna con un diagonale che ha battuto Musso. Prima le braccia e il volto rivolti al cielo come per abbracciare il suo allenatore di ieri, poi la corsa verso la panchina per abbracciare Thiago Motta, con tutta la squadra che ha attorniato l’Orso per averle regalato una grande gioia.

1-2

 

CON LE SCARPETTE DI GOMMA DURA Danilo e la difesa della Juventus

Antonio Barillà, la Stampa: La Juventus sa inaridire le fonti di gioco e ingabbiare gli attaccanti come nessuno: ha subìto appena 7 gol – in Europa solo il Barcellona ha fatto meglio -, ottenuto 12 clean sheet in 17 gare e mantiene la porta inviolata da 756 minuti. Una solidità che specchia il lavoro collettivo, pur sublimandosi in una difesa a tre che può ruotare interpreti senza risentirne: assente Bonucci, con l’Udinese s’ è fermato pure Bremer, ma Rugani è stato perfetto al suo posto come Gatti, a Cremona, non aveva fatto rimpiangere Alex Sandro. Punto fermo, leader indiscusso, è Danilo: s’ è imposto nello spogliatoio con l’esempio – dall’energia messa in campo allo scrupolo in allenamento con l’ausilio di un preparatore che lo segue dai tempi del Porto – e ha conquistato i tifosi che pure all’inizio erano scettici. Non è un caso, d’altro canto, che abbia giocato sempre in campionato, partendo una volta sola dalla panchina. Brasiliano atipico per storia – ha visto il mare per la prima volta a 17 anni -, lo è anche per caratteristiche: ha imparato l’arte della marcatura mantenendo il coraggio del cursore, positivo negli intenti anche se il traguardo è complicato

 

IL CUORE PIENO DI PAURA Come l’Atalanta ha rimontato

Andrea Elefante, la Gazzetta dello sport: Thiago Motta era senza centravanti (assenti il totem Arnautovic, Barrow e Zirkzee), Gasperini ne aveva provati due “puri” insieme, Hojlund e Zapata, ma con scarsi risultati: quasi due separati in casa, molto poco vicini e coordinati fra loro e con il resto della squadra. Nella ripresa Gasperini ha dato a Boga e Zappacosta il compito di mettere il lato B del disco, e si è vista un’altra partita. Che l’ivoriano ha iniziato da trequartista – primo assist – e proseguito da punta larga a sinistra, da dove ha sgommato per prendere falli, far respirare la squadra, e soprattutto per il secondo passaggio chiave, quando il tecnico ha inserito anche Ederson (al posto di Zapata che non c’è rimasto benissimo), che si è andato a mettere fra le linee. E si è vista un’Atalanta se non altro più viva

 

UN GIOCATORE LO VEDI DAL CORAGGIO Danilo Cataldi

Massimiliano Bogni, Sportellate: Danilo Cataldi è uno dei segreti dell’equilibrio in fase di recupero palla e copertura dei capitolini: Sarri ha plasmato uno schermo centrale che permette di difendere a zona con relativa tranquillità, senza che la manovra debba necessariamente passare dalle sue invenzioni. Per quello ci sono Luis Alberto e soprattutto Milinkovic-Savic, sempre più metronomo e cervello della fase offensiva sarriana

 

HANNO APPESO LE SCARPE Spezia e Lecce senza farsi male

Luca Barbara, Sportellate: È stata una partita sporca e nervosa. Brutta per i più, diciamolo. Non poteva essere che così vista la posta in palio e, soprattutto, considerando le condizioni meteo a tratti proibitive, nonostante il campo ibrido sintetico-naturale abbia retto perfettamente per tutti i 94 minuti, con tanti complimenti ai giardinieri ed agli stoici spettatori paganti

 

L’ALLENATORE SEMBRAVA CONTENTO José Mourinho e la tentazione Brasile

Matteo Pinci su Repubblica: Che l’allenatore più mediatico al mondo non parli per due mesi nel pieno della stagione sportiva fa effetto. Anche senza considerare tutto quello che succede intorno a lui.   La domanda, inevitabile, è: cosa passa nella testa di Mourinho? Di sicuro, è entrato nei sei mesi in cui dovrà decidere del proprio futuro: il suo contratto con la Roma scade nel 2024, ma quello che sta emergendo è che all’allenatore non piaccia accontentarsi. Vuol poter competere per vincere. Il fair play finanziario ha complicato i piani. E ora c’è chi sta provando a infilarsi in questo rapporto non più idilliaco. È soprattutto il Brasile ad essersi fatto avanti, con serietà, per avere Mourinho. Un intermediario, come anticipato da Repubblica, è sbarcato settimane fa in Europa per provare a capire quali siano termini e disponibilità. E dicono non sia ripartito troppo scontento. L’idea era averlo da subito, ma questo non si può fare: Mourinho non è disponibile a cambiare a stagione in corso

 

  Corriere dello sport-stadio: Mou la piazza” – Con i calci da fermo la Roma ha segnato oltre il 47 per cento dei gol:  è una strategia dello Special, che lavora ogni giorno sulla specialità. L’allenatore sfrutta la precisione  di calcio di Dybala e Pellegrini. In area poi ci sono  giocatori scelti appositamente:  l’ultimo è Matic  

 

IL CUORE DENTRO ALLE SCARPE Josh Doig

Sebastiano Scemma, Corriere dello sport-stadio: Lo strappo perentorio di Doig che intercetta un pallone al limite della propria area di rigore, mette il turbo e poi serve in progressione all’altezza della trequarti l’assist che vale per Lazovic la doppietta. Nel finale ecco il segnale in proiezione più importante per il Verona, che riesce con sicurezza a gestire il risultato fino alla fine. Un cambio di tendenza che rappresenta l’inizio di un’impresa difficile ma forse non impossibile

 

ENTRÒ NELL’AREA TIRÒ SENZA GUARDARE Victor Osimhen

Monica Scozzafava, Corriere della sera: Il volto libero dalla maschera al titanio con cui convive da oltre un anno (per l’incidente a San Siro della scorsa stagione) è anche, metaforicamente, la scelta del ragazzo che ha preso per mano la squadra a Genova; è la maturità del papà (sì Osimhen a 24 anni ha una figlia nata tre mesi fa) responsabile e autorevole che si è candidato leader. Uomini forti per destini forti, Spalletti dixit. Victor ha capito bene la lezione, ha lavorato. Ha ascoltato e ha mitigato le intemperanze tattiche: va in progressione ed è imprendibile, ma ora sa stare spalle alla porta e favorire l’inserimento dei compagni. Mille e più minuti, dieci gol: è l’unico centravanti in serie A con la doppia cifra sul tabellino dei marcatori.

 

IL PORTIERE LO FECE PASSARE La gestione del caso Maignan

Guillaume Maillard-Pacini, Eurosport France: A Milanello parlare di Mike Maignan è diventato quasi un tabù. Probabilmente perché la sua assenza è diventata una faccenda troppo grande, doveva durare poche settimane ed è diventata di diversi mesi, lontani dalla diagnosi iniziale. L’ex Lille vive un vero incubo. Nella scorsa stagione, a forza di volontà e lavoro, è riuscito a recuperare più velocemente del previsto da un brutto infortunio al polso. Stavolta è ancora lontano dal rientro, vittima probabilmente della sua troppa fretta e di una gestione del caso a dir poco discutibile. Aveva iniziato a lavorare tutti i giorni, dalla mattina alla sera, per recuperare prima possibile. A fine ottobre il suo allenatore ha gelato tutti in conferenza stampa, parlando di un’assenza fino a gennaio. L’entourage del portiere è rimasto sorpreso da questa dichiarazione e ha cercato di temporeggiare dietro le quinte. Maignan era a Dubai, non ha preso parte alle amichevoli perse contro Arsenal e Liverpool, non appena forza il ritmo, la sua cicatrice si apre. Allora di chi è la colpa? Dello staff della Francia? Di quello del Milan? Del giocatore per aver esagerato?

 

CON LA MAGLIA NUMERO 7 [7] Kvicha Kvaratskhelia

Antonio Giordano, Corriere dello sport-stadio: È un altro Kvara, racconta la mini-serie di questo Napoli che in dodici partite s’è scatenato a sinistra alla modica cifra di dieci milioni di euro per ritrovarsi travolto da una insolita passione: ma niente è per sempre, anche gli artisti sono costretti a subire metamorfosi passeggere, e da quando hanno rimesso il pallone al centro dei pensieri, sono semplicemente due partite, le domande sorgono spontanee e stuzzicano Spalletti. Kvara è stato un ciclone che si è abbattuto sul calcio internazionale e poi l’ha conquistato con quella faccia da scugnizzo, l’eleganza delle movenze, l’espressione stupita di chi sa d’averla fatta grossa  settantadue giorni, vero, ma cinquantatré di sosta, altri quindici in infermeria, e al netto restano due apparizioni, con l’Inter e con la Samp, a rappresentare un tormento che appartiene agli altri, non a Kvara né a Spalletti. «Per me ha fatto benissimo». Napoli-Juve, che c’è di meglio per capire?

 

      titoli | Repubblica: Un giorno all’improvviso. Napoli-Juve è da scudetto” – Biglietti già finiti per l’anticipo di venerdì sera. Sicurezza, il ministero dell’Interno valuta restrizioni ai tifosi ospiti Allegri a sorpresa al secondo posto dopo l’avvio disastroso. Kvaratskhelia e Chiesa gli uomini chiave della sfida

 

  La Coppa Italia

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Lukaku si è fermato di nuovo e salta la partita di Coppa Italia con il Parma. Il Corriere dello sport-stadio scrive di futuro a rischio nell’Inter. Pietro Guadagno spiega: Probabilmente il belga ha pagato lo sforzo eccessivo contro il Napoli. Il nuovo guaio non ha nulla a che fare con la distrazione ai flessori della coscia destra, con conseguente ricaduta, che di fatto lo ha tenuto fuori per tre mesi. Si tratta di una leggera infiammazione al tendine del ginocchio sinistro, probabile conseguenza del doppio sforzo in 3 giorni, tra Napoli e Monza. È comunque il segnale di un fisico che fatica a riprendersi e che, a questo punto, non sembra in grado di dare garanzie

 

CHI GUARDARE Gigi Buffon  Scrive Davide Stoppini sulla Gazzetta che ‘Inter contro Gigi Buffon è come quel film che hai visto tante volte, prima al cinema e poi in tv. Eppure non ti stanchi mai. Eppure c’è quella scena che ti emoziona sempre. Ecco, magari anche Buffon, a 18 giorni dal suo 45° compleanno, stasera si emozionerà. Gigi torna a difendere la porta del Parma dopo oltre tre mesi: l’1 ottobre l’ultima presenza, prima dell’infortunio. A San Siro manca dal 2 febbraio 202: era sempre Coppa Italia, con la Juventus proprio contro i nerazzurri. Vinse lui

 

in tv oggi ore 21 Canale 5: Inter-Parma

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