La Coppa d’Africa più bella comincia oggi

La Coppa d’Africa più bella comincia oggi

 

    C’erano ancora gli operai nei cantieri allo stadio, ieri, scrive Hervé Penot su l’Equipe stamattina, nel giorno in cui si apre la Coppa d’Africa più bella, più attesa e più contrastata di sempre. Michele Farina sul Corriere della sera disegna il quadro politico nel Camerun attuale che la ospita, dove il presidente-padrone del Paese ospitante, il più longevo leader africano che ha passato al potere oltre la metà dei suoi 89 anni, l’eterno Paul Biya, con la magia del pallone spera di recuperare consensi presso i giovani, in un Paese che conosce più che altro le magie dei brogli elettorali che lo hanno mantenuto in vetta per sette tornate. Il Corriere della sera sottolinea le tensioni interne, tra il governo centrale e la regione anglofona dell’Ovest, le manifestazioni guidate da insegnanti e avvocati represse nel sangue e la mancanza di dialogo che ha fatto attecchire una rivolta armata che ha ulteriormente irrigidito il regime e dato fiato a chi sogna l’indipendenza di un nuovo Stato (l’Ambazonia)

Forza Capo Verde, conclude Farina, il Paese forse più libero e democratico dell’Africa. Che oggi gioca con l’Etiopia di Abiy Ahmed, il premier che ha perso la faccia (e il suo Nobel per la Pace) nella guerra fratricida del Tigray

 

In due pezzi pubblicati in questi ultimi giorni, il media sudafricano New Frame parla di bullismo europeo nella narrazione di questa Coppa. James Yékú ha riepilogato tutte le pressioni della vigilia, avanzate dall’European Club Association (ECA) e dalla FIFA per far slittare la manifestazione, con il pretesto di omicron, servendo i propri interessi egoistici – scrive New Frame – e ripetevando la vecchia storia dell’Africa più oscura. Questa mossa provocatoria rimescola inutili ansie, in un modello storico di mancanza di rispetto per l’Africa e per le tradizioni sportive del continente. Che il consiglio dell’ECA abbia  espresso le sue profonde preoccupazioni sulla sicurezza dei giocatori può essere ragionevole, ma allo stesso tempo evoca una cultura del disprezzo che si incontra normalmente nelle settimane che portano alla Coppa. La copertura negativa sulla stampa inglese è abbondata e includeva l’affermazione del Sun secondo cui i casi di covid avrebbero potuto fare il torneo a brandelli, come il titolo del Daily Mail che gridava del terrore in arrivo.

New Frame sottolinea le parole sbagliate di Spalletti («un mostro invisibile») e Klopp («in futuro valuteremo se ingaggiare calciatori africani»), ma anche quelle rispettose di Vieira, che ha spiegato di rispettare e comprendere «la passione e l’importanza per i giocatori di andare a rappresentare il loro paese. Non impedirò mai a nessun giocatore di giocare la Coppa d’Africa, questa competizione è importante quanto gli Europei».

Sebastien Haller dell’Ajax ha espresso frustrazione a De Telegraaf quando gli è stato chiesto se preferisse rimanere in Olanda a gennaio o andare in Camerun. «Questa dichiarazione mostra la mancanza di rispetto per l’Africa – ha detto – Sarebbe mai stato fatta a un giocatore europeo per gli Europei? Ovviamente andrò in Africa per rappresentare la Costa d’Avorio . 

La persistenza di questo doppio standard, scrive New Frame, è il motivo per cui l’ex attaccante dell’Inghilterra e dell’Arsenal Ian Wright ha affermato in un video pubblicato su Twitter che la copertura mediatica dei giocatori in viaggio verso la Coppa è «tinta di razzismo. C’è mai un torneo più mancato di rispetto della Coppa d’Africa?». 

 

Scrive James Yékú che in un’era di pandemia, questa patetica idea della Coppa come un torneo di inconvenienti viene reiterata per consolidare narrazioni banali e contorte sull’Africa come luogo di crisi e terrore, da cui il resto del mondo deve essere protetto. Per dirla in parole povere, sono tutte chiacchiere. È la stessa e infinita storia unica di guai e problemi che è stata proiettata sull’Africa come il continente che sarebbe stato senza dubbio devastato dal Covid.

I casi sono inferiori a quelli che stiamo contando in Europa.

I 65 anni di storia del torneo – leggiamo – mostrano che è sempre riuscito a superare i disordini sociali, fungendo in alcuni casi anche da fattore unificante. 

Le federazioni africane hanno subito senza difendersi. Questa storia deve cambiare, perché l’Europa proteggerà sempre i propri interessi. L’Africa deve alzarsi in piedi e usare il suo potere per ottenere più influenza. L’organo di governo è il più grande blocco elettorale del calcio mondiale, ma non lo ha mai usato a proprio vantaggio. È principalmente grazie al sostegno dell’Africa che João Havelange nel 1974 e Sepp Blatter nel 1998 sono saliti alla presidenza della Fifa. Ma oltre che gettare briciole al continente, i due non hanno mai preso sul serio le preoccupazioni africane. L’Africa dovrebbe usare il suo potere per votare persone che simpatizzano per le esigenze del continente, non uno come Gianni Infantino, che sta colonizzando l’Africa, dirigendo il suo organo di governo a beneficio solo di se stesso

New Frame sottolinea come i migliori calciatori siano esclusi regolarmente dai premi internazionali, così come gli allenatori. La Coppa d’Africa è invece un torneo speciale. È come mangiare un pasto a casa dopo aver trascorso molti mesi lontano. Il pasto potrebbe non essere lussuoso, ma è sano e fa bene all’anima

 

     The Athletic con Philip Buckingham ricostruisce invece l’episodio più buio e più drammatico nella storia della Coppa, l’assalto armato al pullman su cui viaggiava la Nazionale del Togo nel 2010, a tre miglia di distanza dall’Angola. Una sparatoria tra i terroristi delle milizie armate e le forze di sicurezza che si ricostruisce sia durata mezz’ora.

Avrebbe dovuto essere un viaggio di routine di circa 80 miglia. Giù da un campo di allenamento a Pointe-Noire, oltre il confine della Repubblica del Congo, verso una nuova base nella città angolana di Cabinda. Era lì che il Togo avrebbe giocato tutte e tre le partite del girone – contro Ghana, Burkina Faso e Costa d’Avorio – e l’entusiasmo stava crescendo. I giocatori a bordo chiamarono le famiglie mentre erano sdraiati tra i sedili. Alcuni temevano che non sarebbero scesi vivi dall’autobus.

Le vittime furono due, il vice allenatore Amelete Abalo e il capo ufficio stampa Stanislas Ocloo. Altri nove rimasero feriti, il più grave di tutti il portiere di riserva Kodjovi Obilale, la cui carriera da giocatore è finita là. Ocloo è stato ucciso mentre pare fosse intento a filmare l’arrivo della squadra. Abalo è morto mentre chiedeva aiuto ai compagni. Aver ferito anche l’autista Mario Adjoua, rese impossibile all’autobus di uscire dal fuoco. 

«È qualcosa che non dimenticheremo mai – dice a The Athletic Serge Akakpo, ex vice capitano e difensore centrale del Togo – qualcosa che non ti lascia mai. Pensavo che saremmo morti tutti». 

«Mi sveglio ogni giorno e dico che sono fortunato a essere qui – queste sono parole dell’ex capitano del Togo, Emmanuel Adebayor, il suo calciatore più famoso, oggi 37enne e attaccante in patria con il Semassi, ma all’epoca una delle star del Manchester City in ascesa e destinato al Real Madrid. «Mi sono reso conto in quel particolare momento che qualsiasi cosa può finire all’improvviso, in qualsiasi giorno, ovunque. Se voglio fare qualcosa adesso, non la rimando più a domani. Devo farla. È YOLO (si vive una volta sola). Quando queste cose ti accadono, capisci il grande significato di YOLO. Quel giorno stavamo aspettando solo un colpo in testa e sarebbe finita: Adebayor non ci sarebbe stato più». 

 

Obilale venne colpito alla parte bassa della schiena, con un proiettile che gli entrò nello stomaco. Ha subito nove operazioni e ora cammina con l’aiuto di una stampella. Non ha paura di ammettere – scrive The Athletic – che fuma una canna quando il dolore diventa insopportabile. «Il giorno in cui mi hanno sparato, ho subito capito che era finita per il calcio». Obilale è stato molto critico verso la federazione africana. Venne trasportato in aereo a 3.000 miglia, a Johannesburg in Sudafrica. Venne curato presso l’ospedale privato di Milpark, dove sarebbe stato sottoposto a sei operazioni e sarebbe rimasto per tre mesi prima di tornare nella sua casa in Francia. Nonostante abbia ricevuto un risarcimento dalla FIFA, che ha rimborsato le spese mediche, con il sostegno finanziario del suo amico Samuel Eto’o, Obilale ha accusato il mondo di calcio di anteporre il denaro all’umanità. «Tuttavia, ho perdonato coloro che mi hanno lasciato con delle ferite che mi hanno cambiato la vita. Non sono arrabbiato con loro Non ne vale la pena».  

Le partite di oggi 

 

  CAMERUN-BURKINA FASO

Il Camerun ha iniziato il XXI secolo con l’oro ai Giochi Olimpici di Sydney, battendo la Spagna in finale, e con due titoli consecutivi di Coppa d’Africa. Nel 2017 ha ottenuto la sua ultima Coppa, la quinta, battendo l’Egitto in finale con i gol di Nicolas Nkoulou e Vincent Aboubakar. Oggi i suoi punti di forza sono Zambo Anguissa e l’attaccante Karl Toko Ekambi, insieme con il portiere André Onana, lo stesso Aboubakar ed Eric Choupo-Moting. Il Burkina Faso è stato semifinalista cinque anni fa, perdendo ai rigori contro l’Egitto. I suoi giocatori più in vista sono il centrale Edmond Tapsoba (Bayer Leverkusen) e l’esterno Bertrand Traoré, ora all’Aston Villa.

 

voci Thomas N’Kono

  ➣  Il suo ruolo è molto tecnico. Come ha imparato? «Fino a 17 anni, per strada. Poi ho avuto la fortuna di essere allenato da Vladimir Beara, uno dei migliori portieri d’Europa degli anni 50 e 60. Ha giocato per l’Hajduk Spalato e per la Jugoslavia. Mi ha ripulito quasi tutti i gesti tecnici e mi ha insegnato a sacrificarmi. Mi ha dato gli strumenti per eseguire i passaggi, per attaccare la palla, per bloccarla o per respingerla di pugno. Mi ha costruito un pendolo con il quale potevo calcolare la traiettoria e misurare le mie uscite. Ha anche fatto costruire un muro dove trascorrevo più di mezz’ora al giorno, colpendo e bloccando la palla che rimbalzava. Il muro era diviso in quadrati con dei numeri verso i quali dovevo dirigere il passaggio. Con questi semplici strumenti ho migliorato la mia precisione»

   ➣  Chi è il miglior portiere africano oggi? «Il più completo è il senegalese Édouard Mendy»

   ➣  Lei è diventato famoso per i rilanci in contropiede. In Nazionale lo faceva per Roger Milla. Preferiva di mano o di piede? «Il regolamento è molto cambiato. Noi avevamo il vantaggio che se ci passavano la palla, potevamo prenderla con le mani, e se la avessimo rigiocata velocemente avremmo fatto nascere giocate pericolose. In questo momento il ruolo del portiere è il più richiesto, sotto tutti gli aspetti. Innanzitutto perché deve leggere molto bene il gioco, difendere bene e saper giocare con una difesa molto alta. Trent’anni fa i portieri erano dediti alla difesa. Non era così importante giocare con la palla. Oggi è fondamentale»

   ➣  Come si è evoluto il calcio africano da allora? «Abbiamo approfittato della formazione nei club europei. Quasi tutti i nostri giocatori hanno iniziato a giocare là. I paesi che sono avanzati di più sono stati i nordafricani. Hanno preso molti giocatori nati in Europa. Gli altri lavorano dalla base e questo richiede molti più anni per costruire squadre di successo. Dove penso che l’Africa debba crescere di più è nell’aspetto organizzativo. Abbiamo la responsabilità di organizzare la migliore Coppa d’Africa della storia, la prima con 24 nazioni. Spero solo che il covid non la punisca così tanto». 

   ➣  C’è qualcosa che distingue questo torneo dalla Copa América o dall’Europeo? «Sembra una festa, non lo è. C’è un modo molto particolare di vivere le partite. L’aspetto ambientale, l’acclimatazione all’atmosfera e alla temperatura, per tutti i tipi di campi, possono essere fondamentali. È un torneo breve e molto difficile in cui un rapido adattamento fornisce un margine di vittoria molto alto. Le squadre nazionali sono rivali più che in altri continenti e anche arbitrare è più difficile. Il gioco è molto più fisico che in Europa»

   ➣  Chi sono i migliori calciatori in Africa? «Sadio Mané e Mohamed Salah. Indubbiamente. Sono fenomeni. Degni rappresentanti del calcio africano. Ma una cosa è quel che mostrano nel Liverpool e un’altra quel che devono mostrare in Africa. Sono due mondi totalmente diversi. Il Liverpool è una squadra organizzata. Il Senegal e l’Egitto non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro». intervista di diego torres, El Pàis

 

  ETIOPIA-CAPO VERDE

Per l’Etiopia è la seconda Coppa d’Africa negli ultimi quattro decenni. Tra un oro olimpico di Abebe Bikila e l’altro, riuscì anche a vincerla (1962). Ventitré dei suoi 25 convocati giocano nel campionato locale. Il suo calciatore più apprezzato è il centrocampista offensivo Shimelis Bekele. Capo Verde è il paese più piccolo tra i partecipanti, con appena 500.000 abitanti. Questa è la sua terza partecipazione, in passato ha raggiunto i quarti di finale. 

Giorgio Coluccia sul Corriere dello sport-stadio ha raccontato la storia di Roberto Lopes, difensore dello Shamrock Rovers, 29 anni, gioca in Irlanda, nato a Dublino, capoverdiano per le origini del padre. Nel 2016, durante un’intervista, aveva scherzato sul fatto che in caso di mancata chiamata con l’Irlanda, si sarebbe giocato le proprie carte a livello internazionale in Africa. Detto, fatto con tanto di “convocazione” arrivata su LinkedIn tramite l’ex ct di Capo Verde, Rui Aguas, che gli ha mandato un messaggio privato per provare a convincerlo. Non ricevendo risposta, gli ha riscritto più volte senza demordere

«Avevo creato il profilo quando ero al liceo – ha spiegato Lopes – Pensavo fosse solo spam, in genere non apro la posta sui social e non ci faccio caso. Invece mi stavano cercando per davvero, l’ho capito facendo copia-incolla del testo su Google Translate perché era scritto in portoghese e non in inglese. Mi sono fatto subito trovare pronto. Ero entusiasta e ho risposto di sì». 

 

in tv oggi ore 17 Discovery+: Camerun-Burkina Faso | 20 Discovery+: Etiopia-Capo Verde | domani ore 14 Discovery+: Senegal-Zimbabwe | 17 Discovery+: Guinea-Malawi e Marocco-Ghana | 20 Isole Comore-Gabon | martedì ore 14 Discovery+: Algeria-Sierra Leone | 17 Discovery+: Nigeria-Egitto | 20 Discovery+: Sudan-Guinea Bissau | mercoledì ore 14 Discovery+: Tunisia-Mail | 17 Discovery+: Mauritania-Gambia | 20 Discovery+: Guinea Equatoriale-Costa d’Avorio

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