Cina e CIO formano proprio una bella coppia

opinioni Cina e CIO formano proprio una bella coppia

La domanda non è solo se la Cina è un degno paese ospitante dei Giochi Olimpici, ma anche: il CIO è un degno organizzatore? Quando si tratta di diritti umani, sia il CIO sia i suoi sponsor miliardari tacciono. A loro sembra che la cosa più importante sia che i Giochi Olimpici si svolgano senza intoppi, che il mondo intero li guardi. Gli dei dell’Olimpo escludono le polemiche politiche. A differenza dello stato cinese, il Cio non permette che qualcuno venga segregato o arrestato. Ma quando si tratta dello sforzo sistematico per proteggere le proprie attività dalle critiche, ci sono sempre più cose in comune. Il CIO si comporta come uno stato con il monopolio dei media. Diffonde un’immagine di Olimpia – o meglio, la propria immagine di Olimpia: un evento che unisce l’umanità ed è pieno di rispetto, correttezza, amicizia e solidarietà. Le immagini delle gare sono fornite dal servizio di radiodiffusione del CIO. Ciò garantisce un’elevata qualità, ma anche censura. Alla cerimonia di apertura dei Giochi estivi 2016 a Rio, gli spettatori davanti alla televisione non hanno visto ciò che si vedeva sul posto: manifesti contro il governo. Due anni dopo, ai Giochi invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, il CIO è stato celebrato come un promotore di pace: la Corea del Nord e quella del Sud erano al torneo femminile di hockey su ghiaccio con una squadra unica. Ma le nordcoreane erano separate dalla dalla stampa. Domande spiacevoli non sarebbero state compatibili con la storia dell’armonia di una Corea unita. È stato uguale a Tokyo 2020 con la squadra di rifugiati. Il Giappone è un paese che di fatto non accetta richiedenti asilo. E gli organizzatori non hanno voluto sentire domande alle conferenze stampa sulla curiosità di una squadra di rifugiati presente in un paese anti-rifugiati. In Cina sarà ancora più difficile contrastare con delle voci critiche le immagini televisive controllate dal CIO. E quasi nulla suggerisce che il CIO lo avverta come un problema. di felix lill, Die Zeit

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  ➣  Quali sono i vantaggi a condividere le fatiche del canottaggio in famiglia? «A volte con Giuseppe non c’era bisogno di parlare. Ci capivamo con uno sguardo. E poi la competizione tra di noi era la nostra benzina in allenamento. Nessuno dei due voleva essere inferiore all’altro. Infine la fiducia. Due fratelli, vivendo quasi in simbiosi, hanno la certezza di come si è allenato il compagno durante tutto l’anno. In un altro tipo di equipaggio questo non è sempre garantito».

  ➣  Ma ci sono stati anche problemi tra di voi? «I litigi si verificano anche nelle migliori famiglie. Tutti i giorni, tutto l’anno insieme… In barca e a casa… Succedevano anche delle discussioni. Mai in prossimità delle gare».

  ➣  E come si risolvevano? «C’era Peppiniello (il timoniere Di Capua, ndr). Si metteva in mezzo lui a calmare gli animi. È stata la nostra coscienza. In barca e fuori».  – intervista di davide romani, la Gazzetta dello sport

A domani.

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