Anche quest’anno il record di Panatta resiste

Con l’eliminazione di Jannik Sinner e di Lorenzo Musetti negli ottavi di finale, il torneo del Foro Italico è rimasto senza italiani in tabellone. Anche quest’anno, Adriano Panatta è certo di rimanere l’ultimo tennista di casa ad aver vinto il torneo, nel maggio del 1976. 

Qui c’è il podcast su come quel successo rese il tennis pop in Italia. 

 

Sinner, c’è qualcosa che non va

Confuso e infelice. Umiliato e un filo offeso (con se stesso). Dopo l’amarezza della sconfitta con Rune a Monte Carlo, per Jannik Sinner c’è la delusione vera di Roma. Nel Principato però era capitato in semifinale, e contro il n. 7 del mondo. Qui a stroncare il torneo di Jannik già negli ottavi (6-7 6-2 6-2) è stato un giocatore tosto e rispettabilissimo, ma comunque il n. 31 del mondo, Francisco Cerundolo, gaucho dalla garra infinita che di top ten ne ha già battuti tre.  Certo, se Alcaraz perde da Marozsan (n.135) e il campione di Monte-Carlo Rublev si fa buttare fuori da Hanfmann (101) Sinner può inciampare su Cerundolo. La nuova generazione non ha la solidità bulgara dei Patriarchi. Meno comprensibile, meno accettabile, che capiti a Roma, nel mezzo di una stagione in cui Jannik vive prigioniero di un limbo di lusso, incapace di mettere le mani su qualcosa di grosso, sempre inceppato al momento di servirsi l’assist decisivo. C’è qualcosa che non va, e Sinner è il primo a saperlo [Stefano Semeraro, la Stampa]. 

 

Stava male pure il coach

Oggi il tennis predilige la determinazione, la risolutezza, l’ostinazione, la tenuta fisica, l’accuratezza della costruzione di un gioco che non deve mostrare crepe né andare in frantumi al primo scossone. È con questo corredo di attitudini che Francisco Cerundolo, detto Fran, da Palermo, il quartiere più pariolino di Buenos Aires, ha edificato un ponte in grado di scavalcare Sinner, ieri più che mai simile a un fiume che, un’ansa dopo l’altra, allunghi all’infinito il proprio congiungersi al mare.  È una sconfitta che fa male, quella di Sinner, e certo aggrava una condizione che, nello scorrere dei giochi, è sembrata deficitaria e in buona parte compromessa, pari a un’influenza che Jannik stesse covando da chissà quanto. I sintomi c’erano tutti, mal di stomaco e gambe incerte, al punto da spingere il nostro a infiniti piegamenti per rivitalizzarle e ad avvertire il proprio team che correva «senza sentirle». Se di questo si tratta, coach Vagnozzi ha alzato bandiera bianca prima di lui. Non era sul campo, dicono fosse a letto con tanto di pezza bagnata sulla fronte [Daniele Azzolini, Tuttosport]. 

 

Holger Rune prima di affrontare Djokovic

 ➣  Quando ha sentito di poter competere con i migliori?

«A Monaco, quando ho vinto il mio primo titolo e ho battuto Zverev al secondo turno. Dopo quella partita, sapevo di poter battere i migliori. Oggi ho battuto quasi tutti i primi-10 e credo di poter battere chiunque al mondo». 

 ➣  È giovane, ma quanti anni si dà, considerando l’esperienza in campo?

«Quando sono fuori dal campo, mi sembra di avere 20 anni, a volte anche 16 [ride]. Ma quando sono in campo, mi pare di averne 30. Riesco a prendere le decisioni giuste, a essere coraggioso sui punti importanti, a giocre con esperienza. È una scelta, potrei anche comportarmi come un ventenne.  Dipende da come vuoi essere. Penso sia bello comportanrsi un po’ più da grandi quando giochi, perché quando affronti uno come Novak non puoi permetterti di perdere due punti di fila o di ripensare alla partita prima. Devi essere sempre presente, crederci sempre. Ho questo fuoco della giovinezza in me che mi spinge a credere di poter vincere, ma devo rimanere disciplinato».

 ➣  Djokovic lo ritroverà oggi nei quarti di finale. Come immagina questo terzo duello contro il serbo, il primo sulla terra?

«Non credo che sarà molto diverso dagli altri. Novak è complicato da affrontare su tutte le superfici, lo ha dimostrato. Ha vinto sei volte a Roma, ma io mi sento sempre meglio mentre ci avviciniamo al Roland-Garros. Sono quasi al mio livello migliore. Posso ancora crescere in tante cose, ho il tempo dalla mia parte. Sarà una bella sfida, mi farà capire a che punto sono».

 ➣  Parliamo di Carlos Alcaraz, classe 2003 come lei. Vederlo a questo livello cosa ispira? 

«Il mio obiettivo non è fare meglio di lui, ma il meglio che posso».

 

Daniil, lo vedi che sulla terra non sei così male?

Tra questi due, succede sempre qualcosa. Quando sembrava sul punto di concludere in due set rapidi, Daniil Medvedev ha visto Alexander Zverev rimontare e costringerlo a un finale da brividi. Ci aspettavamo una battaglia serrata, persino esplosiva, abbiamo dovuto aspettare un po’ più del previsto. Per un set e mezzo, Daniil Medvedev ha dato una lezione ad Alexander Zverev. Troppo disordinato, il tedesco si è impantanato in errori non forzati. Le partite Medvedev-Zverev, due giocatori che si piacciono moderatamente, non sono come le altre. Il match probabilmente lascerà una buona dose di rimpianti a Zverev, che ha alternato cose ottime a cose francamente mediocri. Per quanto riguarda Medvedev, ha dimostrato ancora una volta di poter essere un formidabile giocatore sulla terra battuta, quando è completamente concentrato [Emmanuel Bringuier, Eurosport France]. 

 

Musetti non è un serpente

I dettagli fanno la differenza, sempre. Anche se questa frase è più inflazionata della benzina e degli affitti a Milano Lorenzo Musetti ha giocato una buona partita contro Stefanos Tsitsipas, ma ha “sciolto” nei momenti chiave, quelli in cui bisogna essere freddi come un rettile [Eurosport]. 

 

 

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