YAWN Gli sbadigli dell’Inter
Gianni Visnadi sul Giornale racconta che è stata “come una finale, ma di quelle brutte. Tattica e noiosa, lenta e senza emozioni vere. Di bello, per l’Inter inchiodata fino all’ultimo allo zero a zero di partenza, non c’è nemmeno il risultato perla prima volta in stagione resta a secco, senza gol segnati. Incapace di andare oltre il lungo fraseggio altrui. La Real Sociedad è squadra vera, si era già visto all’andata. Là aggrediva per vincere, qui gioca per non perdere. Escono due pareggi ed è colpa dell’Inter non vincere mai, perché è sicuramente più forte nei singoli”
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera racconta come “l’andamento della serata, con alcuni uomini chiave scarichi e i cambi di Inzaghi forse un po’ troppo tardivi conferma implicitamente che l’obiettivo principale è la seconda stella, come del resto annunciato già a luglio. Anche se l’Europa, con il suo prestigio e i suoi incassi, non può essere trascurata. Inzaghi sapeva che la Real Sociedad era una montagna da scalare con pazienza, tenendosi i ramponi giusti per l’assalto finale. L’andamento del primo tempo in questo senso è da manuale, perché la squadra di Alguacil, quinta nella Liga, come promesso non fa calcoli e macina il suo palleggio incentrato sui due nazionali Zubimendi e Merino, senza però il cambio di passo di Barrenetxea e Mendez, che a San Sebastian erano stati i più pericolosi”.
L’Inter si inceppa, dice il Corriere. La sua fotografia è il cinque in pagella per Frattesi [“Portentoso in Nazionale, molto più timido nell’Inter. Comincia con una bella chiusura, ma si perde in fretta”] e per Calhanoglu [“Gira a vuoto senza riuscire a ragionare tanto che Inzaghi, per l’assalto finale, gli preferisce Asllani”].
Fabio Licari sulla Gazzetta considera che “sicuramente il turnover non aiuta. Frattesi non ha la regia di Barella, questo Sanchez è un paio di categorie sotto Lautaro. Ma è tutta l’Inter che non risponde presente. Calha non accende mai il turbo, Dimarco ha il diritto di rifiatare dopo le distanze oceaniche percorse. Non mancano gli alibi ed è comprensibile che Inzaghi abbia risparmiato qualche big per non ritrovarsi stremato in un campionato senza soste. Ma c’è un problema: serviva soltanto vincere”. La Gazzetta lo definisce “un peccato. Un vero spreco che potrebbe costare caro. Quella con la Real Sociedad era la classica partita che cambia la stagione. Un successo avrebbe spalancato il paradiso delle teste di serie, offrendo avversarie non irresistibili negli ottavi. Con tutto il rispetto vuoi mettere Copenaghen, Psv, Lipsia e una tra Porto e Shakhtar con City, Bayern, Real Madrid, Barcellona, Arsenal, forse Atletico e Borussia (o Psg)?”.
Xavier Jacobelli sul Corriere dello Sport-Stadio fa però notare che l’Inter è andata in finale arrivando seconda nel girone sia nel 2010 sia nel 2023.
FIUUU Il Napoli avanti
Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio riconosce che “a posteriori è stata una passeggiata, ma prima e anche durante spruzzate di preoccupazioni ce ne sono state”.
Nella qualificazione agli ottavi e nella vittoria del Napoli sul Braga, Alessandro Barbano – sempre sul Corriere dello Sport-Stadio – ha visto “sprazzi di Spallettismo. Sprazzi di testa più che di gambe, poiché la condizione atletica non è esemplare, e lo vedi in alcune imprecisioni di Lobotka, nell’intermittenza di Osimhen, in qualche macchinosa progressione e nell’indeterminatezza al tiro di Kvara. Però la palla finalmente gira veloce, si passa tra le linee, le sovrapposizioni tornano a essere la regola, perfino Natan si sblocca a sinistra”. Il condirettore del Corriere dello Sport-Stadio invita a lavorare “sulle gambe, e anche sulla testa. Recuperare la condizione ideale vuol dire accettare di considerare come un obiettivo le nuove e più modeste ambizioni che la classifica di serie A consegna al Napoli. E allenarsi con impegno per realizzarle. Per ragazzi passati in pochi anni dall’anonimato di campionati minori all’ebbrezza dello scudetto non è facile fare propria questa riduzione, senza temere di cadere in un ritorno alle origini. Qui s’impone una strategia motivazionale, alla quale la panchina e soprattutto il club devono lavorare. Assorbire un momento di crisi nella costruzione di un ciclo è la sfida a cui sono chiamati Mazzarri e soprattutto De Laurentiis. Per uscire dalla crisi bisogna seminare piccole e grandi certezze sul futuro di questi ragazzi. Le trattative sui rinnovi contrattuali servono soprattutto a questo”.
POOF Kvara sgonfio
Lo scrittore Marco Ciriello scrive un inno all’ottimismo sul Mattino per questo Kvara più sgonfio rispetto a un anno fa: “Se crescono i dribbling riusciti, aumentano gli slalom tra i due marcatori, mancano però gli strappi e il gol. Dispiace vedere la sua angoscia crescente col passare del tempo, l’ansia e la nostalgia per quando tutto filava liscio. Ma in una partita da un tempo solo, ha avuto la possibilità di buttare via altre scorie, e partita dopo partita tornerà a segnare e ad essere il calciatore unico che ha sorpreso tutti. Ora manca di stupore, è rallentato fa quasi le stesse cose ma con lentezza per questo lo fermano, perché alla tecnica serve la velocità e poi la testa e ora Kvaratskhelia è tutto tecnica, pochissima velocità e poca testa. Aumenteranno le incursioni e diminuiranno gli errori. Cresceranno gli avversari saltati e torneranno i gol. E Kvara tornerà spregiudicato. Audace. E questo impacciato e perduto servirà ad apprezzare ancora di più il calciatore assoluto che si porta dentro, e che ora è in letargo. Gioca, sbaglia, cresci”.