Quando è iniziata la deriva del Napoli sotto anestesia

     Il Napoli sta andando alla deriva sotto anestesia. C’è un mondo interno che si auto-assolve con la forza di una traversa sullo 0-0 presa contro l’Inter e per un possesso palla contro la Juventus. C’è un mondo esterno che queste scuse alimenta e da quelle scuse viene alimentato, una folla che si consola immaginando che vedrai vedrai, vedrai che cambierà. Ma forse non sarà domani, e se non sarà domani rischia di essere troppo tardi. Non per lo scudetto, quello è andato. Troppo tardi perfino per un secondo posto, un terzo, un quarto, il traguardo minimo che per 10 anni ha reso insofferente molta gente, e che oggi pare massimo. 

Ieri è arrivata la terza sconfitta consecutiva tra campionato e Coppa. Non succedeva da sette anni. Alessandro Barbano, condirettore del Corriere dello Sport-Stadio, parla di un Napoli delle passioni tristi, che soffre e fatica, ma non si diverte a giocare, non si esalta negli scambi veloci, non trova la lucidità dell’ultimo passaggio, non ha il baricentro giusto del tiro. Se vuoi capire qual è la condizione psicofisica di una squadra, ti basta vedere quante palle i tiratori appendono al cielo da buona posizione. Il Napoli ha dato prova ieri con Lobotka e Kvara che il suo baricentro fisico e mentale semplicemente non c’è. Bisogna guardarsi in faccia e parlarsi chiaro. Questa squadra rischia di restare fuori dal calcio che conta, trasformando lo scudetto in un azzardo pagato troppo caro. C’è bisogno di un ottimo psicologo motivatore, che ricostruisca le ambizioni azzurre con il realismo che la classifica e il gioco fin qui visto impongono, e prepari la squadra a prendersi ciò che le spetta, cioè a salvare il salvabile. Al punto in cui si è giunti sarebbe un ottimo risultato

|   Secondo la pagina Calcio da dietro, per questo Napoli che si va sciogliendo, De Laurentiis deve professare più di un mea culpa. A lui va dato merito di aver reso il Napoli vincente, ma tra vincente e onnipotente c’è un tantino di differenza. Pensare di poterlo essere è il primo dei problemi di questo Napoli, a prescindere da chi siederà sulla panchina degli azzurri. Ed è un vero peccato. Secondo Paolo Ziliani, firma del Fatto Quotidiano, le critiche al Napoli di Mazzarri sono ingiuste: con Garcia era un catorcio, oggi è una cosa seria. Se non si capisce che il vero top player della squadra-scudetto non era né Osimhen né Kvaratskhelia, ma Spalletti, si andrà avanti a processare oggi un giocatore e domani un altro senza alcun senso logico

|   Ne ha scritto su X. Secondo Ziliani Spalletti era per il Napoli quello che erano Rinus Michels per l’Ajax di Cruijff, Arrigo Sacchi per il Milan di Gullit e Van Basten, Pep Guardiola per il Barcellona di Messi e Iniesta. Aver perso lui è stato l’errore. “Un errore compiuto da un presidente la cui intelligenza e la cui abilità manageriale non sono in discussione, ma che non si intendeva di calcio a sufficienza per capire al volo che quel che avrebbe dovuto fare fin dal pronti-via della stagione scorsa, quando il Napoli letteralmente esplodeva in tutta la sua bellezza sotto gli occhi del mondo asfaltando la concorrenza in Italia e macinando gol e spettacolo in Europa, era convocare Spalletti in sede, dirgli che se Allegri e Mourinho erano gli allenatori più pagati della Serie A a lui avrebbe alzato da subito lo stipendio dandogli un milione in più, perchè lui era il vero top-player del Napoli, più importante di Osimhen e di Kvaratskhelia, e che per favore firmasse subito il prolungamento del contratto per almeno due anni

|   Lo scrittore Marco Ciriello ha scritto sul Mattino proprio di Kvaratschelia. 

È evidente – dice – che ha sofferto Cambiaso e mal sopportato le scorrettezze di Gatti. Eppure ha avuto il pallone per portare in vantaggio il Napoli, servito da Victor Osimhen, era solo al centro dell’area della Juventus, ma invece si fare quello che sa fare, dribblare Wojciech Szczsny alla Baggio e andarsene a sinistra, si è allungato il pallone ed ha tirato alto. Il resto è venuto di conseguenza, anche l’ammonizione. È evidente che giocare con Natan in fascia non lo favorisce, la corrente va tutta dall’altra parte, e l’improvvisato terzino brasiliano nel Napoli non gli ha mai dato un pallone per farlo avanzare, il suo timore fa tenerezza, come i suoi passetti esitanti, sembra un uccellino e, purtroppo, quell’uccellino non è Garrincha.  Osvaldo Soriano diceva che basta aver visto Stan Laurel e Oliver Hardy arrampicarsi sulla cuccetta di un treno per capire che la vita non è facile per nessuno. Ora anche Kvaratskhelia ha la sua cuccetta, e la sua scena da dimenticare, dove appare buffo, sbagliando un gol apparentemente facile. Deve imparare ad avere una visione distaccata. E ad avere un piano B nelle partite senza concessioni e con un errore come masso sulle spalle. È con gli errori che si cresce. Questo è l’anno dei gradoni, dopo quello delle discese. Serve un po’ più di testa, un po’ più di azzardo, un po’ più di coraggio, un po’ più di lavoro. Deve pensarsi oltre, e ritornare a scegliere di essere Kvara il selvaggio

|   C’è prima una partita contro il Braga da amministrare per qualificarsi agli ottavi di Coppa dei Campioni. Dopo potranno anche arrivare Cagliari, Roma, Monza, Torino e Salernitana, un poco più umane dice Ziliani [Lasciamo lavorare Mazzarri], ma il vero grande crimine commesso dal Napoli è stato gettar via il vantaggio che aveva sulle altre nella possibilità di programmare. Era irraggiungibile già a febbraio e alle spalle aveva solo club in affanno economico, privi della sua liquidità, senza il suo bilancio da record [80 milioni di attivo]. Per la prima volta nella storia nessuna tra Juventus Inter e Milan hanno potuto portargli via con 100 milioni uno dei campioni in classifica al Pallone d’oro. C’era spazio per scavare un solco anziché starsene sulla difensiva. Non averlo capito è una macchia gigantesca sul vanto imprenditoriale attribuito a De Laurentiis. Quando è in vena di confidenze, racconta di aver scelto personalmente le tovaglie per il banchetto e il ricevimento di Florentino Pérez. Anche il menù è stato pensato e scritto da lui, anzi allo chef fece sapere quali piatti preparare solo quattro ore prima, così che fosse costretto a comprare prodotti freschi. 

 

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