CHI VEDERE | Ousmane Dembélé non è il giocatore che pensavamo. Diciamo che non lo è più. È un tarlo che ci mette nella testa L’Équipe nell’imminenza della partita del PSG contro il Monaco, alla ripresa dei campionati dopo la pausa per le nazionali.
classifica PSG 27, Nizza 26, Monaco 24
È un calciatore che nei nostri pensieri abbiamo scolpito come un’ala straripante ma spesso goffa nel gesto finale, scrive Dan Perez nella sua analisi tattica. Le analisi tattiche di Dan Perez sono tra le più belle d’Europe perché riesce a capirle finanche il papà di Slalom. In sostanza – molto in sostanza – con i numeri spiega come Dembélé abbia cominciato a cambiar ruolo, anzi in termini contemporanei si direbbe che ha iniziato a cambiare funzione. È diventato cruciale nel far avanzare il gioco del PSG molto prima, in una porizione di campo che precede la vecchia tre quarti che gli era cara.
Ora, se nessuno si impressiona, qui si potrebbe accennare al fatto che Dembélé non ha ancora segnato. Nemmeno un gol. Mai. Nonostante 11 presenze, di cui otto dal primo minuto. È arrivato dal Barcellona con la fama di calciatore estroso, quel classico tipino che corre, punta, dribbla e crossa. Dice L’Équipe che alla fine si tratta di un’etichetta ricevuta dal suo allenatore Xavi, ma a Parigi Il numero di palloni giocati prima della tre quarti finale del campo è assai cresciuto.
Rispetto al suo periodo catalano [pare che stiamo parlando di Picasso], interviene prima. Luis Enrique divide la fase di possesso palla in tre momento: inizializzazione, accelerazione e finalizzazione. Tutti più o meno concentrati in precise zone del campo. Ebbene, il numero di palloni toccati da Picasso Dembélé nei primi due terzi di campo è aumentato del 49%, ma – attenzione attenzione – senza che il volume negli ultimi 35 metri si sia ridotto. Nei cinque maggiori campionati europei che vengono sempre tirati in ballo in casi del genere, nessuno ha giocato più penultimi passaggi prima di un gol di lui. Sono cinque.
A qualcuno potrà sembrare una statistica assai nerd, invece è un dato che ha il pregio di dire cose chiare e indicare la nuova natura del suo stare in campo. Luis Enrique sta costruendo poco attraverso la famosa colonna vertebrale della squadra, sia per volontà sia per caratteristiche dei giocatori. Qualche giorno fa Slalom riferiva che i centrocampisti del PSG toccano in media meno palloni di altri colleghi in squadre di pari livello. Dembélé è coinvolto nella costruzione quanto Ugarte e Zaire-Emery. La progressione dell’azione avviene sui fianchi. Non è una sorpresa se a sinistra hai Mbappé e se a destra – appunto – Dembélé ha costruito “un rapporto tecnico inscindibile” [sempre L’Équipe] con Achraf Hakimi. La catena di destra, diciamo noi.
“Con la sua reputazione di personaggio fantasioso – leggiamo sul quotidiano francese – era senza dubbio difficile immaginare un simile Dembélé, capace di letture di gioco spesso corrette: quando mettere in fallo laterale, quando ritardare lo sviluppo in profondità per attendere i suoi compagni, quando concedersi il rischio di avventurarsi palla al piede”.
Ora, la domanda che si fa il cronista è la seguente: “Riuscirà Ousmane Dembélé ad assumere la leadership che questa sua nuova influenza gli sta attribuendo anche quando il PSG dovesse trovarsi in svantaggio?”. Finora no. Ma Luis Enrique sembra lo stesso molto soddisfatto.
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