L’espansione della NFL in Europa. Che ci fa il football americano in Germania

 

  Ecco. I Patriots hanno perso ancora. Con quella di oggi contro Indianapolis Colts fanno otto sconfitte nelle ultime dieci partite. Ma non è questo che conta stasera. Forse non conta neppure che il leggendario Bill Belichick, sei Super Bowl vinti nei paraggi di Boston, stia rischiando di perdere la panchina come un Rudi Garcia. Quel che spiazza è che un gioco così americano come il football stia allargando i propri confini, fino a vivere un’atmosfera da Super Bowl a Francoforte, Germania. La città di Goethe, noi questa cosa non la possiamo trascurare.

 

La NFL è stata in Assia per la seconda volta in sette giorni e se ci fosse l’opportunità di avere un terzo appuntamento, i tedeschi riempirebbero di nuovo lo stadio. Come ha scritto Stern li vedi a spasso stanchi e con i loro caffè in mano, indossano maglioni, giacche universitarie, berretti dei San Francisco 49ers, dei New England Patriots, dei Green Bay Packers, arrivano da ogni punto del paese, scendono alla stazione e una volta là carosoneggiano, fanno gli americani

I Kansas City Chiefs e i Miami Dolphins si sono sfidati a Francoforte nello scorso fine settimana, una partita tra due squadre di punta. In questo secondo week-end al Deutsche Bank Park si sono visti invece i Patriots e i Colts, che a spulciare la classifica non possono certo dirsi come il Bayern e il Borussia Dortmund, ma la folla è parsa indifferente. Dice Stern che si sarebbero potuti vendere tre milioni di biglietti, altro che cinquantamila ogni volta. 

La NFL ha allestito i suoi quartier generali tra Roßmarkt e Hauptwache, in mezzo all’odore dei bratwurst, con un mare di banchetti dove si vendono i caschi delle 32 squadre e si distribuiscono delle brochure con il regolamento. Sebastian Vollmer si è trasferito a Francoforte da quasi due settimane. L’ex Patriots ha fatto l’ambasciatore della squadra in Germania, ha scattato foto con i tifosi, ha tenuto tavole rotonde e ha giocato a flag football con i bambini, la modalità senza contatto che vedremo ai Giochi di Los Angeles del 2028. È sttao il primo e finora unico tedesco che abbia vinto la NFL. Racconta che quando ha cominciato lui, doveva andare a cercarsi gli highlights delle partite su Internet. Le cose sono parecchio cambiate dal 2014. La NFL continua a espandersi nel mercato internazionale. Ha iniziato da Londra nel 2007 e ora ci sono tre partite all’anno. Munchen è stata la casella del via per il mercato tedesco un anno fa e riavrà la NFl nel 2024. Intanto l’espansionismo prosegue e guarda al Messico, al Brasile, alla Spagna, tutte destinazioni possibili, tutti mercati da aggredire dai quali sono partite regolari richieste. 

 

La richiesta di football dall’estero incrocia la disponibilità dei giocatori a viaggiare. Di più: il piacere. Il desiderio. Molti di quelli che sono venuti a Francoforte non erano mai stati all’estero prima. Hanno frequentato il college e sono passati direttamente tra i professionisti. Non hanno avuto molto tempo libero. Non conoscono la cultura, il cibo, la lingua di un posto che non siano gli Stati Uniti d’America. Vollmer ha spiegato che non c’è gelosia nel pubblico americano. Nessuno pensa che l’Europa stia portando via qualcosa ospitando qualche partita, anzi, esiste una specie di orgoglio nel vedere il proprio gioco attraversare l’oceano e piazzare la propria bandierina dall’altra parte del mare. Un piccolo passo per l’uomo, un touchdown per l’umanità.

 

Solo che. La missione in Europa non è servita a risollevare la situazione di Bill Belichick, leggendario coach da ventitré stagioni per i Patriots. La Espn ne parla paragonando la storia a un episodio della serie Ted Lasso, nel senso che pare tutto surreale, compreso Bill che arriva allo stadio in Germania e domanda dove sia il buffet, e se per caso si possono avere dei pretzel morbidi. Ci ha messo del suo Mac Jones, il quarterback della squadra, per il quale gli intercetti sono diventati pane quotidiano, o forse pretzel morbidi. Sports Illustrated per esempio ha scritto: Ciao Ciao Bill. O forse Mac. O tutt’e due?. Ma ai tedeschi, onestamente, sai cosa gliene importa. 

 FONTI: Stern | Espn | Sports Illustrated

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