Holly Rowe, giornalista di ESPN, ha faticato a trattenere le lacrime mentre faceva la prima domanda. La prima domanda alla prima conferenza stampa di Brittney Griner dopo la prigione, la detenzione in Russia, il ritorno a casa grazie a uno scambio di prigionieri tra la Casa Bianca e il Cremlino. Una giocatrice di pallacanestro diventata un caso internazionale, con la colpa di avere in valigia olio di cannabis per la sua sigaretta elettronica, la colpa di aver incrociato le tensioni internazionali per la guerra in Ucraina.
Rowe segue la WNBA da anni. Avevano gli occhi lucidi tutt’e due, quando a Phoenix è arrivato il momento di sentire le prime parole in pubblico di Griner, dopo tutto questo tempo.
«Se piangi, fai piangere anche me. Nella vita, tutte affrontiamo delle avversità. Certo, questa è stata notevole».
I media americani stamattina danno tutti il resoconto dell’incontro, c’è un pezzo ampio su l’Équipe e se ne occupa la stampa spagnola: sono le fonti di questo resoconto. “È stato un incontro commovente” scrive Cindy Boren sul Washington Post. Kris Rhim sul New York Times racconta che “mentre Brittney Griner si avvicinava al tavolo, alla sedia e al microfono, la folla tra cui era presente la governatrice Katie Hobbs dell’Arizona, si è alzata in piedi e ha applaudito, molti in lacrime, lei ha fatto cenno di risedersi, per favore”.
Griner viene descritta come commossa ma rilassata durante l’incontro, dopo i consueti ringraziamenti: alla moglie, alla famiglia, alla squadra, le Mercury, che l’hanno attesa, l’hanno accolta, le hanno rinnovato il contratto per un anno ancora, l’aspettano in campo il 19 maggio per la prima giornata del nuovo campionato, contro le Los Angeles Sparks.
“Nell’enorme atrio del Footprint Center, non c’era spazio per tutti i media, gli ospiti e le decine di dipendenti della squadra venute per accoglierla”, scrive il Washington Post.
«È diversa da tutte le altre conferenze stampa di basket che ho tenuto».
Ha fatto ridere più volte durante le sue risposte, come quando ha raccontato di aver tentato di schiacciare a canestro poco dopo essere tornata in America, nella base militare da San Antonio [«Mi sentivo di nuovo 16 anni, ma le mie caviglie non erano d’accordo»] o quando le è stato chiesto se fosse contenta che Diana Taurasi, 39 anni, leggenda del basket, non si è ancora ritirata: «Certo, chi non vorrebbe giocare con un fossile che cammina?».
“È stato l’umorismo – dice L’Équipe – che l’ha aiutata a resistere durante la sua prigionia. L’umorismo e le foto della sua famiglia”. Griner ha raccontato di aver scoperto in ritardo tutta la campagna che era in corso negli USA, le lettere che le venivano inviate, le pressioni dei media sulla Casa Bianca.
«Mi hanno dato speranza, ma la speranza è anche una cosa pericolosa, perché quando viene meno, è distruttiva».
Ha tagliato i capelli, adesso sono corti, non ha più i suoi famosi dreadlocks. Aveva paura che si congelassero nella colonia penale dove la giustizia russa voleva che scontasse la sua pena. Non ha fornito molti altri dettagli sulle sue condizioni di detenzione. Ha annunciato un libro in uscita per il 2024. Indossava una maglietta nera con il logo di Bring our families home, un’associazione che si batte per la liberazione dei prigionieri americani in tutto il mondo. «Continuate a combattere – è stato il messaggio di Griner – continuate a svegliarvi alla stessa ora ogni mattina, trovate una piccola routine, restate fedeli a essa, attaccatevi a essa», ha consigliato, citando Evan Gershkovich, giornalista del Wall Street Journal.
Il suo volto è adesso su un murale al Footprint Center, insieme a quello di storiche giocatrici della franchigia. “Griner sa di essere diventata un’icona e ha le spalle abbastanza larghe per ricoprire questo ruolo”, scrive ancora il quotidiano francese da Phoenix, ricordando il coming out della giocatrice già nel lontano 2013.
«Sono fortunata ad avere una piattaforma da cui far sentire la mia voce e ora voglio attirare l’attenzione su chi non ne ha».
Così, oltre che rivolgere un pensiero a chi è tuttora detenuto in Russia, Griner si è detta pronta a lottare contro la legislazione che si sta moltiplicando negli Stati Uniti per escludere le atlete transessuali delle competizioni sportive.
La dichiarazione che più spesso si trova nei titoli stamattina riguarda il suo futuro da giocatrice. «Non giocherò mai più all’estero, a eccezione eventualmente delle Olimpiadi per rappresentare il mio Paese». È abitudine delle giocatrici WNBA firmare contratti in Europa quando il campionato americano si ferma, per guadagnare di più. Gli stipendi negli USA non sono altissimi. In giro per il mondo capita di trovarne di migliori. Il nuovo anno alle Mercury vale 165.000 dollari. Griner si sta allenando per rimettersi in forma, dice che «trovare il ritmo è difficile. Non sono ancora pronta. Mi piacerebbe riprendere da dove avevo finito, nel mio caso la finale WNBA contro Chicago Sky». La finale persa nel 2021. Nella sua ultima stagione, era stata una dei migliori centri della WNBA, con una media di 20.5 punti, 9.5 rimbalzi e 1.9 stoppate a partita.
Dieci giorni prima del debutto in campionato, le Mercury hanno un’amichevole con le Seattle Storm. “Probabilmente quel giorno non ci sarà spazio al Footprint Center”, scrive ancora l’Équipe, mentre Cindy Boren sul Washington Post racconta: “I funzionari delle Phoenix Mercury hanno continuato a ripetere che il cuore della conferenza stampa doveva essere il basket, ma l’argomento è cambiato rapidamente”.
Le Mercury ospiteranno al palazzetto una postazione dove sarà possibile scrivere lettere di incoraggiamento da inviare ai detenuti in Russia, messaggi alle istituzioni perché facciano qualcosa. C’è una pagina oggi su Wall Street Journal, New York Times e Washington Post con cui si chiude al governo di mobilitarsi per la liberazione di Gershkovich.
17 febbraio 2022 Brittney Griner viene arrestata a Mosca per detenzione di una sostanza illegale in Russia.
5 marzo La vicenda viene rivelata. Quindici giorni dopo l’arresto, la notizia viene resa pubblica ma passa in secondo piano rispetto alle cronache dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, cominciata il 24 febbraio. Scopriremo che le due storie saranno destinate a incrociarsi.
4 luglio Griner chiede aiuto al Presidente degli Stati Uniti con una lettera nella quale si dice terrorizzata dal pensiero di restare in Russia per sempre.
4 agosto Griner viene condannata a nove anni di carcere in Russia. Dinanzi ai giudici si proclama innocente rispetto all’accusa di traffico di droga.
5 agosto La Russia apre le porte a uno scambio di prigionieri con gli Stati Uniti.
25 ottobre L’appello di Griner viene respinto.
17 novembre Griner viene trasferita in una prigione fuori Mosca, senza che si sappia bene dove si trovi. Ai suoi avvocati viene comunicato vagamente che si trova a sud-est di Mosca.
8 dicembre Viene liberata in uno scambio di prigionieri con il trafficante d’armi russo Viktor Bout, all’aeroporto di Abu Dhabi.
La sconfitta non è un fallimento. La lezione di Giannis
«Nello sport non esiste la parola fallimento. Ci sono giornate buone e giornate cattive. Ci sono giornate in cui si vince e altre in cui vincono gli avversari, ma tutto è un passo verso un altro successo, perché nello sport c’è sempre un altro passo da fare. Michael Jordan ha giocato per 15 anni e ha vinto 6 anelli. Mi state dicendo che le altre 9 stagioni sono state un fallimento?».
post-it Con 30 punti di Jayson Tatum e 32 di Jaylen Brown, i Boston Celtics hanno confezionato un parziale di 11-0 nel quarto periodo di gara-6 e hanno chiuso la serie sul 4-2 contro gli Atlanta Hawks. Al prossimo turno c’è Philadelphia, per la terza volta in sei stagioni, fa notare Sky Sport. Trae Young ha giocato un primo tempo da 25 punti, ma solo 5 nel secondo.