Il controsorpasso di Bagnaia, la Brianza Saudita del Papu, il piede perno di Miro Bilan [Lo Zodiaco del lunedì]

Lo Zodiaco del Lunedì è nato come appuntamento settimanale fisso ai tempi della newsletter, insieme con il Meteo del martedì, gli Odori del mercoledì, i Fumetti del giovedì, la Hit Parade del venerdì, il Varietà del sabato, le Giostre della domenica. In sostanza un contenitore di microstorie apparse sui quotidiani e raccolte giocosamente sotto un filo conduttore. 

Ecco allora: Cancro per Patrick Vieira e le sue obiezioni. Cancro pure per Mutaz Barshim, stanco di dividere ori olimpici, e per il piede perno di Miro Bilan. Bilancia per la ricerca dell’equilibrio nei contratti sui diritti tv. Toro per la riapertura del Palatiziano a Roma. Acquario per le doppiette di Cristiano Ronaldo in Nazionale. Acquario anche per la Brianza Saudita del Papu Gomez. Capricorno per il controsorpasso motomondiale di Bagnaia. Ariete per gli editoriali a testa bassa sul calcioscommesse. Leone per le movenze da numero 8 di Giacomo Bonaventura: o forse è un 10. 

 

CANCRO Le obiezioni di Vieira 

Siamo una filiale, ma liberi. Questo dice Patrick Vieira dello Strasburgo, la squadra che allena e che fa parte della galassia di proprietà del Chelsea. Ne ha parlato stamattina in una intervista con L’Équipe: «Non dobbiamo farci accecare dal fatto che lo Strasburgo sia legato al Chelsea»

Niente confusione, insomma. Altrimenti farebbe fatica a spiegare l’11esima posizione in Ligue1. Vieira è criticato da diverse settimane per la sua mancanza di entusiasmo e sta attraversando un momento delicato, con una sola vittoria nelle ultime cinque partite e due trasferte difficili alle porte, venerdì a Parigi e nel week-end a Rennes. Auguri. 

 

  BILANCIA  I contratti per i diritti tv 

La Francia ha aperto il bando di gara con una storica assenza. Per la prima volta non partecipa Canal+. La Ligue1 si è data la cifra di 825 milioni di euro come obiettivo, il miliardo compresi i diritti internazionali. Shay Segev, capo della piattaforma Dazn, si è dichiarato interessato attraverso una intervista in agosto con L’Équipe e ha confermato tutto dopo aver letto i termini del bando. Il giornale francese scrive tuttavia che l’azienda ha accumulato perdite per 6 miliardi di dollari dalla sua creazione nel 2016. Promette di tornare in utile nel 2024. Ha già firmato accordi di distribuzione con Bouygues Telecom e soprattutto con Canal+, il cui presidente Maxime Saada ha fatto sapere con una lettera al capo della Lega Vincent Labrune che il lotto premium costa troppo, gli paiono cifre fuori mercato. Amazon Prime Video pare sia soddisfatta delle prime due stagioni dell’attuale contratto. Con l’80% delle partite, comprese le migliori dieci, spende 250 milioni di euro a stagione. È disposta a spenderli ancora? Messi e Neymar sono andati via, Mbappé vorrebbe. Altro che 825 milioni. La Ligue1 sotto sotto teme una gara d’appalto infruttuosa, dice L’Équipe 

 

    ACQUARIO Cristiano Ronaldo

In Portogallo, Cristiano Ronaldo non appartiene ancora al passato. È solo più lontano dai radar, ma continua a rivelarsi indispensabile per la nazionale. Così scrive la rivista francese So Foot sottolineando che dalle lacrime del Qatar sono passati quasi un anno e sei partite, nelle quali ha infilato sette gol, giocando sempre da titolare. Ha segnato tre doppiette contro Liechtenstein, Lussemburgo e Slovacchia. Occupa il secondo posto tra i cannonieri delle qualificazioni agli Europei, dietro Romelu Lukaku. Ovviamente il calibro delle avversarie affrontate – scrive Adel Bentaha per So Foot – può indurre alla moderazione, ma tenendo conto di una certa storia recente, è difficile non elogiare la sua prestazione.

 

  UN ALTRO ACQUARIO La Brianza Saudita del Papu Gomez

  ➣  Non si è pentito di aver detto no, a 35 anni, ai dollari dei sauditi?

«Intanto non era un’offerta irrinunciabile, di quelle che ti cambiano la vita. Poi quando ho cercato sull’atlante la città dove mi sarei dovuto trasferire, in mezzo al deserto, ho pensato: grazie, ma non porto i miei tre figli lì…». 

  ➣  Nel suo attuale allenatore ha ritrovato un’impronta di Gasperini?

«Il 90 per cento. Palladino credo si sia ispirato parecchio al suo maestro: lo ritrovo nella parte fisica, tattica, atletica. Ecco perché qui nel Monza mi sono inserito in fretta: conosco bene il modulo del mister. Ha una mentalità da big, se noi giocatori gli daremo una mano avrà un grande futuro».

  ➣  Gasperini in una recente intervista ha usato parole affettuose nei suoi confronti. Ha dimenticato la lite feroce che causò il suo addio da Bergamo? 

«Siamo persone adulte, è acqua passata. Sono trascorsi due anni, speriamo di ritrovarci presto e di salutarci».

  ➣  Ma se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa di ciò che avvenne nell’intervallo della sfida con il Midtjylland, cioè il momento in cui la situazione con il tecnico è precipitata? 

«Nulla perché, nonostante tutto, dopo quell’episodio ho vinto un Mondiale, una Copa America e un’Europa League. Certo, andarmene in quel modo da Bergamo non è stato piacevole, specialmente per i tifosi che non ho salutato e che in quel momento non conoscevano la verità. Comunque la vita sa essere pazzesca: tutti i titoli che ho conquistato sono arrivati dopo il mio brusco addio all’Atalanta. Mi sarebbe piaciuto tanto vincere qualcosa con i miei ex compagni…».   ➣  Il Gasp è davvero il tiranno che descrive Maehle? 

«Tiranno è una definizione esagerata. Certo, ha un metodo di lavoro per il quale serve la testa giusta. Io ho fatto tanti anni con lui e mi sono adattato. Magari altri giocatori che sono passati da Zingonia non sono riusciti a resistere»

intervista di monica colombo, Corriere della sera [tutta qui]

 

CAPRICORNO  Il controsorpasso di Bagnaia

La Sprint Race aveva messo spalle al muro Bagnaia, il GP in Indonesia ha messo spalle a terra Jorge Martin. Pecco è tornato in testa al Mondiale e Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera parla di una gara come una ennesima rivoluzione, con dentro una doppia avventura. Preziosa per entrambi i protagonisti. Pecco aveva bisogno di rilasciare e rilassarsi dopo troppe giornate contratte; Jorge aveva addosso forse una fregola, un pizzico di fiducia in eccesso. Bagnaia ha rivisto qualcosa che conosce; Martin qualcosa che non aveva visto mai. Nulla è deciso, pur guardando un altro cambio al vertice. Anche se adesso chi insegue ha una percezione più completa della salita; chi comanda ha ritrovato la sicurezza del leader

Massimo Calandri su Repubblica racconta il retroscena di una telefonata forse decisiva per il ribaltone. Pronto? In Indonesia – scrive – è quasi mezzanotte. Le sei del pomeriggio a Torino. Pecco Bagnaia sta andando a dormire: è stato un sabato da dimenticare, Jorge Martin ha vinto la sprint race e ora è in testa al mondiale, mentre lui non ci ha capito un bel niente. «Pronto, Domizia? »: il pilota chiama la fidanzata. Domizia Castagnini lo segue sempre nel suo vagabondare, ma questa volta è rimasta a casa. Si sono conosciuti da adolescenti, si sposeranno a luglio. Lei è in giro a fare shopping. «Ha cominciato a raccontarmi delle sue compere: ascoltarla mi ha svagato» racconta Pecco il giorno dopo. «Poi mi sono sfogato, ho tirato fuori tutto: mi ha fatto bene. Allora, mi ha cazziato. Lo fa sempre, quando dice che non sto dando il massimo». Mezz’ora al telefono. Il campione del mondo racconta di essere tornato a sorridere, non gli succedeva da troppo tempo. «L’ho salutata, ho spento il cellulare. Una bella dormita, il mattino dopo ero un’altra persona»

Se è così, allora ha ragione Gianluca Gasparini quando scrive sulla Gazzetta dello sport che uno degli aspetti più affascinanti dello sport riguarda la sfera mentale. Che si ingigantisce quando vive i pericoli della pista, come in questo caso. Per vincere si è disposti a mettere sul piatto tutto: la possibilità di cadere, di farsi male, di buttare un campionato in una sola frenata. Fino a domenica mattina Martin sembrava perfetto, Pecco pronto per venir ridimensionato definitivamente. È qui che l’orgoglio ha fatto nascere qualcosa nella mente del torinese, la scossa si è tradotta in una esaltazione del talento e Pecco ha messo in campo una generosità ai limiti dell’incosciente. E in un tempo molto breve, perché l’audacia in fondo ha il potere di condizionare gli eventi, lo scenario si è ribaltato: Jorge è finito per terra, Pecco è andato a vincere. Cambiando l’inerzia di un finale di partita che sembrava già scritto. E cambiandolo forse in modo definitivo”.

QUANDO LI RIVEDIAMO domenica 22 a Phillp Island

 

  ARIETE Gli editoriali sul betting nel calcio italiano

Alessandro Barbano, condirettore del Corriere dello Sport-Stadio, firma stamattina un editoriale che attacca a testa bassa: Questo non è uno scandalo. È un’epidemia. Per la giustizia ordinaria di raffreddore. Per quella sportiva di peste. Un’epidemia di peste può decimare una Nazionale e tagliarla fuori per un decennio dal calcio che conta, condannando a morte un’economia sportiva. La giustizia sportiva è una giustizia sommaria che somiglia a una santa inquisizione. Incoraggia il pentitismo e impone la delazione, in nome di un malinteso senso della lealtà sportiva. È una giustizia moralista. Che spara nel mucchio, credendo che basti una pesante squalifica per aggiustare il cervello di ventenni ignoranti, talvolta incivili, talaltra depressi, ancorché talentuosi e strapagati. Così i suoi rimedi sono peggiori dei mali che si propongono di combattere.  Addirittura si punisce l’omessa denuncia, rischiando di trasformare gli spogliatoi in stanze della delazione dominate dalla reciproca sorveglianza e dal sospetto.  squalificare per tre anni un calciatore di vent’anni, per aver ceduto a una dipendenza patologica, è una risposta impotente, inutile e dannosa. Di più lo è chiedere al suo compagno di stanza di denunciarlo per evitare una squalifica di sei mesi.   Non si possono punire i comportamenti di puro pericolo, meno che mai quelli immorali. Contro i quali servono educazione, studio, formazione e civiltà. Qualità che non si danno per sentenza.  

 

LEONE Giacomo Bonaventura

Per rimanere alle cose di campo, Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport-Stadio tesse un elogio di Giacomo Bonaventura [l’elogio si tesse sempre, nessuno che mai lo cuce o lo intreccia].

Dice Polverosi: Bonaventura ha un pregio che ricorda un vecchio regista del nostro calcio: Eraldo Pecci. Ovvero, capisce subito cosa sta succedendo in campo, dove la squadra soffre o dove può colpire, e spesso previene i disagi. Ha una visione totale del gioco ma sia chiaro, non è Pecci. Non è un regista. È una mezz’ala che sa impostare, che sa rifinire e sa concludere. È il numero 8 di un calcio passato, quando quella maglia apparteneva a giocatori di solida qualità come Claudio Merlo e Antonio Juliano. È questo Bonaventura, un calciatore antico che sa di calcio, del calcio attuale, più di un calciatore moderno. Non lo troverete mai fuori posizione, non farà mai una cosa inutile, mai un colpo di tacco per farsi bello. Ha un senso di squadra come pochi, se dovessimo indicare il suo vero pregio diremmo l’utilità. Ecco, Jack è utile alla squadra come e quanto nessun altro. Abbiamo scomodato una giuria di giocatori di qualche generazione fa per fissare un paragone che non sia eccessivo, la risposta è stata ampia: Juliano, Mascetti, Albertino Bigon, Houseman, Matteoli, uno ci è piaciuto in modo particolare, Veron. Al lettore la scelta

Nell’analisi di Marco Bucciantini sulla Gazzetta dello sport, Bonaventura sembra invece il residuo possibile di un numero dieci che oggi provenga dal centrocampo: non ha quella sensualità, quella carnalità, quella persuasione “storica” dei fenomeni di quel ruolo ma ci lascia il piacere della conoscenza e qualche indizio di sopravvivenza. Per poter ricominciare, ogni volta, l’avventura del signor Bonaventura.

 

CANCRO Mutaz Barshim stanco di dividere ori

➣  Se vi ritrovaste nella stessa situazione, condividereste di nuovo l’oro? 

(sorride) «No, stavolta no. Certo, è stato un momento che ha emozionato tutto il mondo, ma è stato unico, irripetibile, non lo puoi pianificare. È come se chiedeste a Picasso di replicare la sua opera migliore: certe cose sono genuine e non si possono ripetere. C’erano così tanti retroscena, compreso l’infortunio di Gimbo, che hanno portato a quell’oro condiviso: la gente ha visto solo quel momento, ma c’è dietro un processo di anni». [intervista di alberto dolfin, Corriere dello Sport-Stadio]

➣  Saltando 2,43 (nel 2014), lei è l’atleta che più si è avvicinato al record mondiale di Javier Sotomayor (2,45). A distanza di dieci anni, pensa di potere ancora andare a caccia di quel record o si sente troppo vecchio? 

«Anch’io come Gimbo ho subito un gravissimo infortunio e per questo sono passato attraverso momenti bui. Dopo essermi fatto male però ho vinto due titoli mondiali e un’Olimpiade e l’anno scorso sono tornato a sentirmi davvero bene, sia fisicamente sia mentalmente. Per cui posso dire che l’idea del record c’è e che la prossima stagione mi piacerebbe provarci sul serio». [intervista di andrea schiavon, Tuttosport]

 

TORO L’arena del Palatiziano

Roma ha riaperto dopo cinque anni l’impianto costruito per i Giochi del 1960. Chieri ha vinto 3-0 la partita di serie A femminile di pallavolo ospitata per la nuova inaugurazione.

Carlo Lisi sul Corriere dello Sport-Stadio scrive: Oltre 2.100 paganti, quasi 2.500 i presenti, al limite della attuale capienza, che potrà essere allargata da ulteriori 1.000 persone, quando tutta la ristrutturazione sarà completata e verranno rese agibili le tribune che – come una corona – svettano in alto vicine al tetto, dove irraggiungibile, è ormai incastrato da tanti anni proprio un pallone da volley

Valerio Bianchini, il coach della Roma di pallacanestro campione d’Italia in quel palazzo, ha salutato sulla sua pagina facebook la novità, parlando di risveglio dopo il lungo sonno degli anni di abbandono e devastazione. Un bel segnale anche per il basket romano che possa anch’esso risvegliarsi da un lungo sonno senza sogni.

 

CANCRO Il piede perno di Miro Bilan

C’è la firma del lungo croato sulla vittoria di Brescia contro Napoli, la terza in tre giornate, punteggio pieno in classifica come Venezia e la Virtus Bologna. Andrea Barocci sul Corriere dello Sport-Stadio gli dedica il suo editoriale di giornata, paragonandolo all’altro veterano protagonista della domenica, David Logan. Sono giocatori agli antipodi: il primo è un play-guardia statunitense, forse alla fine di una carriera che però, nonostante i 40 anni compiuti, sembra non finire mai; il secondo è un centro vecchio stile, croato, 34enne, che a Sassari ha lasciato ricordi straordinari. David non sorride quasi mai: è un leader silenzioso, anche negli spogliatoi. Miro è più aperto, e qualche volta, raramente, lo vedi inalberarsi in campo.  Il croato di Brescia potrebbe scrivere più di un trattato su come si utilizza il piede perno in area e su quanto sia importante la posizione sotto i tabelloni per catturare rimbalzi (ieri nella sfida vinta con Napoli ne ha presi 14…). Ma alle sue doti da pivot vecchia maniera unisce una visione di gioco sempre più rara per un lungo. In Italia mancano centri di livello? La soluzione è a portata di mano: mandiamo i nostri ragazzi a scuola da Miro

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