Bisogna guardare i piedi quando calciano e poi guardare il pallone, il pallone che vola lontano. Più lontano del solito. C’è qualcosa di nuovo ai Mondiali di rugby in Francia. Se ne sono accorti gli osservatori più attenti e gli operatori statistici. Will Toogood sul New Zealand Herald dice che no, non è la quantità record di birra consumata, non è neppure quella faccenda dei cori bianchi o dei nomi dietro le maglie. La palla. La palla è più veloce, forse più leggera. In media, ogni calcio percorre 33 metri e mezzo, sono quasi tre in più rispetto all’ultimo Sei Nazioni e addirittura sette e mezzo in più rispetto ai Mondiali di quattro anni fa in Giappone. Editoriale: Gulp. Fine dell’editoriale.
Il dato è così clamoroso da aver spinto esperti di ogni tipo a mettersi al lavoro, fisici, aziende produttrici e anche meteorologi. Sono stati loro a segnalare che le temperature in Francia in questi giorni paiono più simili a quelle che vivranno i giocatori della Coppa del mondo di cricket maschile, dal 5 ottobre in India, con certe partite a temperature intorno ai 35 gradi.
Peter Breen, allenatore dei calci al Melbourne Storm, fondatore del programma Rugby Bricks, prende in prestito un esempio dallo squash per spiegare che cosa sta succedendo. Quando fa caldo, ha spiegato al New Zealand Herald, i palloni penetrano l’aria con minore resistenza. Breen dice che tutte le sessioni di calci a Dunedin, nelle fredde notti d’inverno, farebbero capire al pubblico il fenomeno senza lasciare dubbi. Un calciatore rimasto anonimo ha detto al Times che un secondo motivo gli pare la superficie della palla. È una questione insomma di aerodinamica. Il produttore Gilbert ha tirato fuori un modello più liscio, simile ai palloni in genere mezzi consumati in allenamento. Hanno fatto tutto in fabbrica con una macchina. Breen sostiene che la ricerca e la progettazione abbiano un grosso peso nei dati che si stanno registrando. Hanno iniziato a testare i palloni veloci circa due anni fa, in principio il piccolo microchip interno cadeva lungo il tragitto. Alla fine dei test, alla Gilbert hanno trovato la migliore mescola di gomma, eliminando l’effetto di instabilità denunciato in principio.
Richard Wigglesworth, allenatore d’attacco dell’Inghilterra ed esperto di calci, ha detto al Times che la diversità di questi palloni gli pare sfacciata. L’uomo che ha segnato tutti i 27 punti dell’Inghilterra contro l’Argentina, George Ford, sostiene di non averne mai visti di questo tipo in nessun club. Il giornale neozelandese scrive che la Gilbert ha trovato una pepita d’oro con Innovo, le cuciture giuste, il composto giusto. Più va avanti il torneo, più i calciatori stanno raffinando la tecnica e l’analisi del punto giusto del pallone da colpire. Gli All-Blacks si sono fatti delle domande, dopo la sconfitta contro la Francia, e qualcuno ipotizza che i francesi abbiano gestito meglio i calci perché potevano essere più preparati alla novità.
CARNET
Una seconda linea con facce alla Sergio Leone
Stasera gli All-Blacks vanno alla seconda partita contro la Namibia con molti cambiamenti nella formazione titolare, L’Équipe scrive che potrebbero essere nove, con la seconda linea più esperta della storia, Brodie Retallick e Sam Whitelock insieme per la 66esima volta. Un record assoluto. Sessantasei sono anche gli anni che i due sommano.
“Non hanno solo volti perfetti per interpretare i western di Sergio Leone. Condividono anche alcuni vizi e talenti, appresi e perfezionati in tutti i saloon della scena internazionale” scrive il giornale francese. Sam Whitelock sarà alla sua 148esima presenza, agganciando al primo posto di tutti i tempi Richie McCaw, battuti entrambi su scala globale solo dal gallese Alun Wyn Jones (158 partite). Mils Muliaina, campione del mondo nel 2011, ha detto che gli All-Blacks hanno un gioco ancora troppo lento, che gli impedisce di guadagnare velocità e trovare aperture migliori.
La cerniera è composta da Damian McKenzie con Cameron Roigard, mediano d’apertura e di mischia. Quattro anni fa in Giappone, gli All Blacks vinsero 71-9.
IL TORNEO
27-12
Vittoria sofferta e giudizi abbastanza critici in Francia. Vincent Duluc ha scritto su L’Équipe che una partita Francia-Uruguay ricorda più i Mondiali di calcio del 1930, ma “non si fa un viaggio così lungo da un paese così piccolo, un’enclave in mezzo a giganti, per accettare facilmente di farsi fare a pezzi”. Le pagelle de L’Équipe sono le tipiche pagelle de L’Équipe. C’è andato di mezzo Taofifenua che si è beccato l’immancabile 3.
“Nel giorno del suo 33esimo compleanno, il lionese è scampato per un pelo a un cartellino rosso nel primo tempo per un violento contatto di testa con Santiago Arata. La sua assenza di dieci minuti non ha aiutato, così come una palla persa a terra nei 22 metri. Peccato, perché il suo impatto fisico è stato buono in alcune sequenze”.
VITE MONDIALI
Le critiche a Jean Dujardin per la cerimonia
Sei giorni dopo l’apertura dei Mondiali, Jean Dujardin ha rotto il silenzio e ha risposto a chi gli faceva notare che mmm, tutto sommato, la cerimonia non è stata niente di che. Anzi. “Puzzava di naftalina” ha scritto Libération, parlando di “una Francia rancida”, di rappresentazione del paese retrograda. C’erano la Torre Eiffel, i fuochi d’artificio, sostanzialmente il meraviglioso mondo di Amélie Poulain, i villaggi, la baguette, una Francia vecchio stile, “una cartolina color seppia” e “un gigantesco duty free aeroportuale”
Una Francia così fiera del suo vecchio stile nazionale, da sembrare sospettosamente vicina alla Francia che piace a Eric Zemmour, il leader della destra estrema. Il non-detto di questa storia è: che Francia stiamo per presentare ai Giochi olimpici, per la prima cerimonia fuori da uno stadio, sui battelli lungo la Senna?
In tv è stata vista da 10 milioni di persone, Rtl non condivide le critiche arrivate dalla gauche e dice che i Mondiali non devono essere né di sinistra né di destra. “Milioni di francesi hanno assistito alla partita senza chiedersi se l’immagine della Francia fosse stantia o meno. L’hanno guardata in famiglia o con gli amici, nel mio paese davanti a un maxischermo. Ciò che contava era la festa, il piacere di ritrovarsi, l’orgoglio. Perché farne un argomento politico? Perché rovinare tutto con i pregiudizi?”.
Un’analisi diventata a sua volto un affondo politico contro “questa sinistra radicale che ritiene nulla vada mai bene” e contro la destra radicale a sua volta piena ossessioni, rappresentata dal Journal du Dimanche vicino a Eric Zemmour, che ha messo in prima pagina i giocatori di rugby con il titolo Andiamo, figli della patria, “dimenticando di mostrare compassione – dice Rtl – per gli oltre 2.000 morti del terremoto in Marocco”.
Dujardin alla fine ha usato Instagram per replicare e dirsi sbigottito.
«Non avrei mai pensato che la mia partecipazione alla cerimonia di apertura della Coppa del mondo di rugby avrebbe scatenato una tale marea di commenti politici e mediatici. Volevamo che fosse una cosa bella, festosa, ci siamo divertiti a immaginarla, ci siamo impegnati tutti insieme, volontari, artigiani, artisti, felici di prepararla pensando al piacere di tutti. Volevamo celebrare il nostro Paese, il nostro know-how e la storia del rugby”.
Oh, Dujardin è pur sempre l’attore che ha vinto un Oscar recitando in bianco e nero in un film muto [The Artist]: che gli volete dire? Lui è battagliero: “La Francia era antiquata negli anni Cinquanta? Fu proprio nel 1954 – scrive – che celebrò la sua prima vittoria sui neozelandesi. Una cerimonia di apertura è sempre la presentazione al resto del mondo del Paese in cui si svolge l’evento. Siamo anche il paese del basco, della gastronomia, della cultura, dell’educazione, senza offesa. Invece abbiamo voluto ricordare che il nostro Paese è criticato per il suo spirito polemico e scontroso. È un peccato che non siamo riusciti a evitarlo. Questa cerimonia non avrebbe mai dovuto metterci gli uni contro gli altri, ma unirci. Sono un artista, non l’alfiere di qualche partito. Vi lascerò sistemare i vostri litigi tra di voi”.
I MONDIALI DEGLI SCRITTORI
Il rugby secondo Vincenzo Cerami
“Era bellissimo giocare a rugby, lo sport mi è restato nel cuore. Mi ricordo il profumo della vegetallumina, della pomata che mettevamo dopo i traumi. Un odore pungente insieme con quello dell’olio canforato. E poi il freddo: noi trequarti passavamo metà della partita ad aspettare il pallone. Allora non era mica come oggi, almeno a Frascati, il gioco era tutto sugli avanti. A noi arrivavano pochi palloni. Peggio ancora quando pioveva, per colpa delle maglie, pesantissime, di un cotone duro, quando si impregnavano d’acqua era un disastro. E il pallone? Ora vedo che giocano con palloni sintetici, sembrano mantenersi leggeri anche quando piove, un tempo erano di cuoio, si imbevevano d’acqua, ingestibili”.
[da Il Mattino, marzo 2013]
in tv oggi ore 21 Nuova Zelanda-Namibia
albo d’oro 1987 Nuova Zelanda, 1991 Australia, 1995 Sudafrica, 1999 Australia, 2003 Inghilterra, 2007 Sudafrica, 2001 Nuova Zelanda, 2015 Nuova Zelanda, 2019 Sudafrica