Il quarto titolo della Spagna, la superpotenza inattesa

GLI EUROPEI DI BASKET

 

  È un bagno d’oro, titola Mundo Deportivo per il trionfo della Spagna a Berlino, ovviamente dedicandole la prima pagina. L’impresa è in prima pagina, con una controcopertina, anche sul quotidiano politico Abc: La Nazionale della staffetta fa un bagno dell’oro.

Questa cosa del bagno dell’oro deve piacere molto in Spagna. Deve essere una specie del tetto d’Europa o il tetto del mondo, da noi. E sia. Bagniamoci. 

Juan Morenilla su El Pais dice che la squadra del cambio generazionale è fatta d’oro e ha vinto con un’epica dimostrazione di solidarietà e gioco senza ego

Juanma Iturriaga scrive: “Sorprendente, inaspettata, emozionante, miracolosa, magica. Tutti aggettivi, anche magniloquenti, adatti a catalogare l’entusiasmante avventura della squadra di basket. Una squadra Cenerentola di cui quasi nessuno teneva conto per un risultato che andavano oltre fare esperienza. Pur senza entrare in odiosi paragoni con l’epoca gloriosa da cui veniamo, e che immaginavamo finita, il sentimento generale puntava molto più verso l’inizio di una necessaria ricostruzione, che verso la prosecuzione di una festa in cui il nostro basket si trova coinvolto da 20 anni. Le spiegazioni della tumultuosa dimensione tra quanto previsto e quanto accaduto, spaziano dal peso della storia, al valore dell’eredità lasciata dalla generazione d’oro, alla necessaria dose di fortuna e, naturalmente, a un allenatore superlativo come Sergio Scariolo, pietra angolare di questo successo stratosferico

 

Yann Ohnona sottolinea su L’Équipe che la Francia è stata in vantaggio solo per 70 secondi all’inizio della partita, per 1-0, grazie a un tiro libero di Rudy Gobert. 

Da quando gli spagnoli si sono tirati fuori dalle grinfie di Lituania (102-94), Finlandia (100-90) e Germania (96-91), rimontando ogni volta da più di dieci punti, in tribuna stampa circola una frase: Nunca muere Espana, la Spagna non muore mai. Il secondo posto all’Europeo resta una grande prestazione per i Blues, se si considera da dove sono partiti e qual è stato il loro destino durante la competizione, oltre che essere una testimonianza della permanenza ai massimi livelli internazionali. Ma il dolore per aver fallito un secondo anno consecutivo in finale dopo le Olimpiadi di Tokyo, non sarà meno difficile da cancellare.

Sul versante francese, le palle perse sono una buona spiegazione per questa partita. Xavier Colombani, ancora su L’Équipe ricorda che sono state 15,8 di media a partita, per un gioco a volte confuso. Gli spagnoli hanno banchettato con le 19 palle perse stavolta dai Blues, per un fatturato da 35 punti

Piero Guerrini su Tuttosport scrive che la Francia che ha un’altra scuola solida, ma una squadra un po’ arruffona, sprecona, sbadata. La Spagna invece difende in cinque, attacca con calma e lucidità, pone estrema attenzione alla tattica. Sono quattro ori continentali nella storia, quattro però negli ultimi 13 anni, frutto di investimenti sulla scuola (intesa in senso ampio e letterale), poi sulle scuole cestistiche, sulle strutture, ovverosia impianti. La liga è di gran lunga il campionato più qualitativo e competitivo, dunque non dovrebbe essere così strabiliante e sorprendente questo successo. Ma come ha più volte ricordato il condottiero Scariolo, questa squadra non era attesa, non aveva superstar. Ci ha pensato a dare qualità estrema Lorenzo Brown, playmaker naturalizzato in fretta perché in Spagna e in quasi tutti i Paesi d’Europa si può, in Italia nemmeno abbiamo Ius Soli e Ius Scholae per ragazzi nati e cresciuti da noi

 

Gli Europei come il Festival di Berlino

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L’ORSO DEL GIORNO I fratelli Hernangomez

Come i Taviani, come i Coen, come i Dardenne. Oppure come i Gasol. I fratelli che mancano al cinema spagnolo, la pallacanestro li ha ritrovati negli Hernangomez. In Willy che è stato nominato MVP del torneo – ieri 14 punti e 8 rimbalzi – in Juancho, MVP della finale, autore di un festival di tiri da dietro la linea da tre, 6 messe nel solo secondo quarto, 7 su 9 alla fine, per 27 punti complessivi. Il parziale che ha mandato non alle corde, ma al tappeto la Francia, 26-47, al 18esimo. Willy ha vinto il suo duello con Rudy Gobert. Entrambi sono finiti nel quintetto ideale del torneo, accanto a Lorenzo Brown, il greco Giannis Antetokounmpo, il capitano tedesco Dennis Schröder. Willy gioca nei New Orleans Pelicans, Juancho è un viaggiatore della NBA, come lo chiama stamattina L’Équipe – che dedica una pagina ai fratelli: quattro franchigie cambiate in meno di due anni. Ora è atteso dai Toronto Raptors, la squadra dove Sergio Scariolo ha vinto l’anello da assistente, prima di rientrare in Italia alla Virtus Bologna. 

 

WAITING FOR SUPERMAN  con Joel Embiid e Victor Wembanyama

La Francia ha in testa Parigi 2024 e ci arriverà allargando la squadra. L’ingresso più atteso è quello di Joel Embiid, il monumentale centro di Philadelphia che vuole giocare con la canottiera blu, mollando quella del suo Camerun. Embiid ha ottenuto la naturalizzazione ed è in attesa della licenza FIBA. Vincent Collet dice che se Embiid sarà selezionabile per regolamento, non vede perché non dovrebbe chiamarlo. Se Lorenzo Brown è spagnolo, Joel Embiid potrà pur essere francese. Resta da capire come la prende Gobert, sottolinea stamattina Xavier Colombani su L’Équipe. I due hanno caratteristiche diverse. Significa che la Francia potrà giocare in più modi, ma anche che dovrà imparare a farlo. 

L’altro innesto è il 18enne prodigio da 2 metri e 19, talento puro, preselezionato per l’Europeo e poi scartato per qualche acciacco fisico. Victor Wembanyama in preparazione aveva messo 34 punti in due partite. Vincent Collet lo allenerà a Boulogne-Levallois, la NBA potrebbe sceglierlo al primo giro nel prossimo giugno, ma quest’attenzione mette un punto interrogativo sulla sua partecipazione ai Mondiali. Inoltre dovrebbero rientrare nel giro Nicolas Batum (33 anni) e Nando De Colo (35 anni), che si sono presi un’estate di riposo, per ricaricare le pile.

 

WILL HUNTING – GENIO RIBELLE con Sergio Scariolo

Andrea Buongiovanni, La Gazzetta dello sport: Gli applausi più fragorosi devono essere per Scariolo. Don Sergio, con quattro titoli, raggiunge il sovietico Stepan Spandarjan, a segno tra il 1947 e il 1959. Solo il leggendario colonnello Aleksandr Gomelsky, con sei, ne vanta di più. Il tecnico italiano ci aggiunge un argento e un bronzo olimpico, un oro mondiale e un bronzo europeo. Sempre più tra i grandi della storia

 

È la Spagna. Non è Pau Gasol e Navarro, è qualcos’altro. Troveranno sempre una soluzione. È un modo di giocare di squadra, è la loro scuola, la loro cultura del gioco. A noi sono mancati il controllo e la maturità. La nostra debolezza durante tutto il torneo, le palle perse, ha finito per condannarci. È un po’ come il mito di Sisifo. Abbiamo passato il nostro tempo a salire la roccia in cima alla montagna | Vincent Collet

 

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