La Vigor Senigallia aveva chiesto il rinvio per l’alluvione. Non gliel’hanno concessa

CALCIO ITALIANO

La gaffe della federazione sulla smentita della Lega dilettanti

 

  La scena a Senigallia è questa. C’è un valigia che forse era blu, la cerniera è rotta e all’interno si vedono indumenti da lavoro imbrattati e ormai lisi. Da una catasta di fango e arbusti spunta una rotella ancora attaccata allo scheletro di un triciclo. E poi ci sono parti di un armadio, un materasso, il piano di un tavolo senza gambe, un forno a microonde a cui la furia dell’acqua ha strappato lo sportello.

È il racconto di Giuseppe Baldessarro per Repubblica, il racconto della quotidianità dei senigalliesi accatastata in un grande piazzale che il Comune ha ricavato tra l’uscita dell’autostrada e la caserma dei vigili del fuoco. Una volta era un parcheggio, ora è diventato il contenitore degli oggetti strappati dalla piena del fiume che giovedì ha investito il centro della città. All’ingresso, un dipendente del Comune segna su un registro l’arrivo dei camion. Il numero di targa viene appuntato in una cartellina da cantiere, poi arriva la domanda che deciderà le sorti del carico: «Cosa porti?» Il fango finisce in fondo, l’indifferenziato in cima a una collina informe sulla sinistra, legno e ferro a destra, gli elettrodomestici impilati sull’altro lato.

 

Da qui è passato il pullman della Vigor Senigallia per fare 150 km verso sud, per dirigersi a Notaresco, provincia di Teramo, un passo dalla riviera abruzzese di Roseto, Pineto, Giulianova. Dove la squadra domenica ha giocato e pareggiato per 2-2. Dove avrebbe fatto a meno di andare. Dove è stata invece spinta a presentarsi. Sono andati, sono usciti dal campo e hanno trovato una nota della Lega dilettanti, nata per smentire la notizia che avessero chiesto il rinvio, in modo formale e informale. 

Senza nessuno scontro, nessuna polemica, niente di tutto ciò, come si immagina avendo altro per la testa, a Senigallia hanno sentito il dovere di fare chiarezza. Soprattutto agli occhi dei loro concittadini. Il direttore sportivo Roberto Moroni racconta: 

«Venerdì mattina, dopo l’alluvione, ci siamo sentiti tra i pochi “indenni”, ovvero il sottoscritto e pochi altri. Con il mister abbiamo deciso di annullare l’allenamento del pomeriggio. Dopodiché, all’ora di pranzo recupero il numero di telefono del Segretario generale della LND, Mauro De Angelis. Lo chiamo e lui in maniera molto gentile mi spiega che, regolamento alla mano, non c’erano le condizioni per chiedere il rinvio della partita di Serie D, perché l’impianto del Notaresco era agibile e noi, giocando in trasferta, potevamo giocare. Va detto che venerdì, probabilmente, a Roma non avevano ancora ben chiaro il dramma che stava passando Senigallia. Discorso diverso per la Juniores Nazionale: giocando in casa ed essendoci l’ordinanza comunale che indicava la chiusura degli impianti sportivi di Senigallia, abbiamo potuto chiedere formalmente e ottenere il rinvio della gara». 

«Le opzioni che De Angelis ci ha suggerito per la prima squadra – continua Moroni nel suo racconto – sono state due: andare a giocare regolarmente a Notaresco, oppure non presentarci, perdere a tavolino e poi presentare ricorso sperando di vincerlo attraverso le motivazioni allegate del caso. Ci siamo confrontati e ci siamo detti: che facciamo? Rischiamo di perdere a tavolino, vanificando tanti sforzi e sacrifici di tutti, o andiamo a giocare, anche per regalare – seppure a distanza – un momento di svago ai nostri tifosi? Optiamo per la seconda, così cerchiamo e troviamo un campo per fare la rifinitura sabato mattina (la Gabella di Montemarciano) e, con enormi difficoltà logistiche, organizziamo la trasferta. Pensate solamente al problema di far arrivare un pullman a Senigallia, per rendere l’idea».

 

Nel frattempo, non solo a Roma non avevano ancora ben chiaro – come signorilmente dicono a Senigallia per non alimentare polemiche; nel frattempo, a Roma non avevano nemmeno guardato un telegiornale o letto una rassegna stampa. Oppure hanno guardato, hanno letto, ma a nessuno è venuto in mente di dare un colpo di telefono: oh, tutto bene, vi serve qualcosa? Come accade in tutte le comunità unite da qualcosa. 

Moroni allora prosegue: «Riusciamo a partire, domenica giochiamo e arriviamo alla nota successiva della Lega che nega la richiesta di rinvio, formale o informale, da parte della Vigor. Semplicemente non è vero: venerdì abbiamo telefonato e la richiesta informale c’è stata. De Angelis potrà confermare. Ma ribadisco e comprendo che venerdì a Roma magari non si sono resi conto del dramma che stavamo vivendo. Non ci interessa avere ragione o leggere, che ne so, un comunicato che conferma queste parole. I diretti protagonisti sanno benissimo che è la verità, nuda e cruda. Ciò che mi e ci interessa in questo momento è solamente far sapere ai 50 mila senigalliesi che, in mezzo a mille difficoltà facilmente comprensibili, noi abbiamo provato a rimandare la gara. Tutto qua. Per me e per noi capitolo chiuso. Ora purtroppo tutti noi abbiamo molte altre cose più importanti a cui dedicarci. Per esempio non abbiamo il campo sino a, minimo, giovedì.

Una doppia gaffe, da parte della Lega dilettanti di Giancarlo Abete e della federazione di Gabriele Gravina. Il mancato rinvio e la smentita. Non è la prima dimostrazione di scarsa sensibilità. È la stessa classe dirigente che nel nostro calcio dimenticò il minuto di silenzio per Pietro Anastasi su tutti i campi. È la stessa classe dirigente che in pandemia ha dato partita persa a tavolino a una squadra [la Reggiana] che il giorno della partita aveva 18 positivi al covid. È la stessa classe dirigente che ha trovato normale veder giocare una squadra in nove contro undici [la Casertana contro la Viterbese], e due dei nove avevano la febbre. In pieno covid. È la stessa classe dirigente che chiede ristori al governo quando aumenta il costo delle bollette, ma non riesce a vedere le emergenze altrui, quelle tragiche, più vere del vero, fuori dalla finestra del proprio ufficio ben arredato. Adesso aspettiamo un’altra smentita. 

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