
8.00 Judo, Europei di Tblisi: Eliminatorie 48 kg e 52 kg donne, 60 e 66 kg uomini – JUDO TV
Nella categoria dei 48 kg, Assunta Scutto è la campionessa del mondo in carica. Ha la storia più immediata da raccontare. È cresciuta a Scampia, ha iniziato judo da bambina e lei stessa ha spiegato che il tatami le ha dato una direzione, l’ha tenuta lontana dalla strada e l’ha fatta maturare presto.
Tara Babulfath ha forse la storia più romanzesca. A 18 anni ha vinto il primo oro da senior a Baku mostrando una maturità fuori scala, e pochi mesi dopo è diventata la prima atleta a regalare alla Svezia una medaglia olimpica nel judo.
Shirine Boukli viene da una famiglia di judoka: padre, fratelli, cugini, e ha raccontato di aver ricevuto il primo judogi a quattro anni. Attorno a lei c’è anche il tema del ritorno e della pressione: in Francia è una figura molto amata, ha costruito un legame forte con il pubblico di Parigi e in questi ultimi anni ha dovuto convivere con aspettative enormi.
Nei -52 kg, Odette Giuffrida è una campionessa che ha spesso raccontato il lato interiore della propria carriera e il suo legame con la nonna, che prima di morire le disse sarebbe diventata campionessa del mondo; quando Odette ha vinto il titolo iridato ad Abu Dhabi, ha richiamato quella frase. Nello stesso periodo, varie interviste italiane hanno mostrato anche una fase più intima della sua vita, fatta di lavoro mentale, paure affrontate e ricerca spirituale.
Distria Krasniqi appartiene alla grande scuola kosovara costruita attorno a Majlinda Kelmendi e al club di Peja, cioè uno dei progetti sportivi più identitari del judo europeo degli ultimi anni. E’ rimasta l’ultima della grande triade olimpica kosovara ancora in attività, dopo i ritiri di Kelmendi e Nora Gjakova. E alle Olimpiadi di Parigi è diventata la prima atleta del Kosovo a vincere più di una medaglia olimpica. È una storia di continuità e di eredità raccolta.
Amandine Buchard ha un profilo molto bello perché tiene insieme fragilità, durezza e reinvenzione. Una figura molto riflessiva, costretta durante il Covid a lavorare duramente sulla tenuta mentale; sul piano agonistico, il suo percorso è stato segnato anche da inciampi veri, come i problemi di peso che contribuirono a toglierle la corsa per Rio 2016. Negli ultimi tempi ha parlato del progetto di inseguire Los Angeles 2028 sia nel judo sia nel rugby a 7.
Ariane Toro Soler viene da una vera famiglia di judo: la madre Yolanda Soler fu bronzo olimpico ad Atlanta 1996, il padre José Tomás Toro fu anche lui olimpico, e Ariane è cresciuta praticamente dentro questo ambiente. In più studia diritto ed economia mentre porta avanti la carriera internazionale.
Sofia Asvesta è diventata la prima judoka cipriota a raggiungere il final block agli Europei. Dopo Parigi ha parlato anche del contraccolpo emotivo post-olimpico, dicendo che la delusione l’aveva colpita duramente.
Passando al settore maschile, nei 66 kg Denis Vieru è il profilo più interessante. Ha costruito una vita piena anche fuori dal tatami, tenendo insieme studio, salute, famiglia e carriera. Il bronzo olimpico di Parigi 2024 per la Moldova è stato un passaggio storico. In lui c’è una bella miscela di eleganza tecnica e responsabilità nazionale.
Walide Khyar è uno di quei judoka rimasti a lungo nell’élite senza mai diventare figura dominante, e proprio per questo il suo ritorno a risultati altissimi ha un valore particolare. Nel 2025 è tornato a vincere un titolo importante a Tokyo, battendo in finale Chopanov all’ultimo respiro; nello stesso anno ai Mondiali era arrivato a giocarsi il bronzo.
Vazha Margvelashvili è uno dei volti di una generazione georgiana che ha tenuto altissimo il livello in una nazione dove il judo è quasi identità culturale. Non è più il nome nuovo, ma un campione locale di prestigio.
🍿 ORE 14.00 RAI SPORT e JUDO TV