Gli investimenti di INEOS ignorano lo sport femminile

Sotto le scalette nere del centro sportivo del Nizza, c’è un muro fotografico che sembra il trailer di una holding sportiva. Si vedono squadre che esultano, un ciclista lanciato in fuga, la barca dell’America’s Cup in posa regale, Eliud Kipchoge che sorride con la maglia bianca mentre diventa il primo uomo a correre sotto le due ore la maratona. Poi ci sono George Russell e Kimi Antonelli in tuta Mercedes, c’è Lewis Hamilton accanto a Sir Jim Ratcliffe. È una galleria di imprese e di investimenti di INEOS Granadiers, più di 2,5 miliardi di sterline negli ultimi otto anni tra calcio, ciclismo, vela, atletica e Formula 1. C’è un vizio. In mezzo a quella parete piena, c’è un’assenza evidente. Lo sport femminile sembra praticamente inesistente.

Ne hanno scritto Charlotte Harpur e Chris Weatherspoon su The Athletic facendo notare il paradosso che INEOS non è un’azienda senza donne per definizione. Nel lato corporate ci sono figure femminili in ruoli di vertice [automotive, finanza], e anche nello sport esistono bei segnali: la Mercedes ha vinto il Mondiale della F1 Academy con Doriane Pin; in vela le figlie di Ratcliffe sono state madrine della Britannia. Ma quando il discorso diventa investimento strutturale — una squadra, un budget, uno staff — il filo si spezza. Al momento, non ci sono amministratrici delegate in INEOS

Nel ciclismo INEOS ha preso il controllo del Team Sky nel 2019 e non ha mai fatto nascere la squadra femminile richiesta dall’ex presidente UCI Brian Cookson. Il movimento è cambiato. Sono arrivate la prima Parigi-Roubaix femminile nel 2021, il rilancio del Tour de France dal 2022, grandi strutture maschili che hanno aperto un ramo d’azienda femminile. INEOS resta tra quelli che non lo hanno fatto. INEOS ha perso il treno” è la frase che The Athletic riferisce e dice di aver sentito ripetere più volte da persone interne o vicine ai progetti sportivi del gruppo.

Il punto non è solo etico ma economico. Deloitte stima che i ricavi dello sport femminile d’élite siano cresciuti del 240% dal 2022 al 2025 e prevede almeno 2,35 miliardi di dollari nel 2025, con calcio e basket davanti. Perché un gruppo capace di mettere soldi su sfide e progetti non prova a entrare in questo boom? Perché Ratcliffe, che quando lanciò l’operazione Kipchoge parlò di profitti enormi e di sport come buon divertimento e ispirazione, resta tiepido? The Athletic fa notare un’asimmetria simbolica: INEOS era pubblicamente dentro l’impresa maschile della maratona sotto le due ore; ma quando Faith Kipyegon ha provato a diventare la prima donna sotto i quattro minuti nel miglio, non si è lasciata coinvolgere. Nel frattempo, le occasioni concrete sfilano una dopo l’altra. NXTG Racing — il progetto Under-23 femminile — ha mandato una proposta per costruire una formazione Continental: costo stimato 1,5 milioni di euro, circa il 3% del budget del team maschile. Secondo chi ha visto la mail, il testo era un invito esplicito: innovare, fare da pionieri, da noi si direbbe: scrivere la storia. Non è arrivata risposta. INEOS non commenta. Poi c’è il fascicolo Pauline Ferrand-Prévot: INEOS la ingaggia, ma non costruisce un ecosistema attorno a lei; lei va altrove, torna su strada, e nel 2025 vince il Tour de France Femmes con la Visma. Una fonte citata nel pezzo sintetizza con cattiveria lucidissima: hanno dato partenze e opportunità a molti giovani uomini britannici, ma per le donne «ingaggeranno solo la migliore di sempre».

Il calcio non racconta una storia più lineare. Al Manchester United Ratcliffe è stato brutale e trasparente, dicendo che il calcio maschile muove l’ago, porta quasi tutti i ricavi. Il calcio femminile è un costo. Ma i conti del club mostrano anche che la squadra femminile ha inciso in modo minimo sulle perdite, e che il vero tema è competitivo e di posizionamento: Arsenal e Chelsea investono molto di più. Una docente di finanza sportiva avverte che non è solo una questione di bontà: «Se non investi adesso, e gli altri sì, può essere molto problematico per il tuo brand». E ancora: «Puoi perdere il treno per parecchi anni». A Nizza, la faccenda è perfino più concreta: il budget femminile è ridotto, c’è un sostegno massimo fissato, ci sono stati numerosi addii tra staff e giocatrici, il club fatica a stare al passo dei requisiti federali. A Losanna, la squadra femminile è in terza serie e la sezione giovanile si dedica a raccolte fondi. The Athletic dice insomma che INEOS è un gruppo che ama le sfide e che ha costruito il suo immaginario sportivo quasi sempre sui maschi, ma nel frattempo lo sport femminile è diventato un mercato, una cultura, un posto dove si consolidano comunità e reputazioni. Cinque anni fa era il momento perfetto per fare da pionieri, oggi con risultati maschili altalenanti [Grenadiers in calo, America’s Cup abbandonata], l’aria è cambiata. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.