LA 2028 aperta dai 100 femminili. Ma con tre turni in un giorno

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Le analisi

 

LA 2028 aperta dai 100 femminili. Ma con tre turni in un giorno

Per il ritorno dei Giochi olimpici a Los Angeles nel 2028, il comitato organizzatore e il CIO hanno deciso di dare ai 100 metri femminili un ruolo da protagonista. Oh, che bello. Un modo forse per sanare il senso di colpa che risale fino a Pierre De Coubertin o forse per celebrare i 100 anni dell’apertura dell’atletica leggera alle donne. Deve essere questo, un omaggio. I 100 metri femminili arrivano così al primo giorno di gara. Pronti, via, bam. La finale dei cento metri. Bello. 

Ehm. Un attimo. E le semifinali? Lo stesso giorno. E le batterie? Sempre lo stesso giorno. «Abbiamo creato un programma di atletica che inizierà in grande stile con le sprinter in primo piano», ha spiegato con orgoglio Sebastian Coe, presidente di World Athletics, le donne più veloci del pianeta come apripista di un super-Saturday con 26 sessioni da medaglia in 23 sport. Questo è venuto fuori dalla presentazione del programma olimpico. 

Solo che – ecco – nella pratica il regalo è una pillola di veleno. Tre corse in una giornata — batterie, semifinali e finale — non sono più i 100 metri, ma una maratona nervosa e fisica, come scrive Annabelle Rolnin su L’Equipe. Christine Arron, campionessa d’Europa 1999, non nasconde la frustrazione: «Quando l’ho visto, mi sono detta che era una follia… tre gare in un giorno in un’Olimpiade, è estenuante». Muriel Hurtis rincara: «Anche per un 100 metri, serve un’ora di riscaldamento ogni volta. Tre riscaldamenti in una giornata sono enormi». Il rischio non è solo la stanchezza: ma infortuni e performance ridotte.

L’Équipe, soprattutto, mette in rilievo la disparità con il programma maschile. Gli uomini correranno secondo il formato tradizionale spalmato, le batterie il primo giorno, le semifinali e la finale nel secondo. Stephen Francis, allenatore di Shelly-Ann Fraser-Pryce, parla chiaro: «È un simbolo di regressione verso una programmazione che è sfavorevole alle donne da ormai sei anni». Glen Mills, storico coach di Usain Bolt, aggiunge: «Non penso che sia positivo per lo sport in termini di qualità delle prestazioni, sono certo che influirà sul recupero delle atlete, impedendo loro di offrire le performance di livello a cui siamo abituati».

È la stessa World Athletics che dichiara di aver messo al bando la partecipazione transgender per tutelare la competizione femminile. L’intento di celebrare il centenario delle gare ai Giochi si scontra così con la realtà di un calendario compresso. Le atlete dovranno adattare la preparazione, lavorare più sulla resistenza, sulla gestione dei recuperi, prepararsi fisicamente per tre picchi di sforzo in poche ore. Significa aumentare la soglia di rischio: dolori muscolari, fatica nervosa, cali di rendimento, perfino infortuni. Dice L’Equipe che lo spettacolo e la visibilità mediatica non possono giustificare tutto. La finale in un solo giorno elimina la progressione naturale della gara, quell’attesa che costruisce suspense e permette di entrare in forma un pochino per volta. «Che le donne corrano prima di tutti va bene. Ma perché questo dovrebbe ridurre la loro visibilità se la finale fosse il secondo giorno?», si chiede Arron, sospettosa verso una strategia che forse privilegia la tv, non le donne atlete.

 

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