Il campionato senza padroni
Quattro squadre racchiuse in un punto, sei squadre nel giro di quattro. Due rigori parati hanno segnato questa classifica. Se fossero entrati quelli presi da Milinkovic-Savic e da Maignan, oggi la Roma sarebbe da sola in testa con 22 punti, Napoli e Inter 21, Milan 19. La classifica attuale ha un precedente nel 2011, quando dopo dieci giornate comandavano Milan e Juventus con 20 punti, Udinese e Lazio ne avevano 19.
Paolo Condò sul Corriere della sera fa notare che “l’Inter ha vinto a Verona utilizzando per la prima volta i minuti di recupero, la finestra che racconta la profondità di un organico. C’è voluta un’autorete, il che aggiunge all’episodio la componente fortuna, ma il pallone in area l’ha mandato Barella, il primo a sfiorarlo di testa è stato Frattesi e quello la cui presenza ha ingannato Frese è stato Esposito, tutti interisti freschi in quanto cambi entrati da poco. La cura di Chivu nel ruotare gli uomini è più che visibile, quasi ostentata, il che ci dice che il business plan è la ripetizione della stagione scorsa fino ad aprile, ma arrivandoci con ben altre energie (e attaccanti di scorta) per non piantarsi in volata”
Il coniglio dal cilindro Le fughe di Leao
Arianna Ravelli, neo-vicedirettrice della Gazzetta, racconta di come “il Milan alla fine la vince grazie al suo fuoriclasse, Leao, alla vecchia maniera, con le accelerazioni, mentre quando si trova a dover colpire da centravanti sbaglia gol clamorosi. E non fa meglio Nkunku che resta fermo a quota zero gol in campionato. È vero che se Modric resta così (anche quando non disdegna di vestire la tuta da operaio fa la differenza con lanci al goniometro), e con i rientri di Pulisic e Rabiot, il Milan potrà contare su soluzioni alternative”.
Il cerchio di fuoco Stefano Pioli a Firenze
Se quattro punti nelle prime dieci partite sono un primato storico negativo, ci vogliono un coraggio e una convinzione di un certo tipo per non fare quel che nella storia si sarebbe sempre fatto. Mandare via l’allenatore. Non resisteranno alla tentazione a Firenze, e non per cattiveria verso Stefano Pioli . che tre anni e pochi mesi fa era on fire con lo scudetto al Milan e tre mesi fa firmava un contratto triennale da tre milioni all’anno. Non lo faranno perché non c’è nessuno con le spalle così larghe di fronte ai cori, la rabbia, la contestazione, anzi non c’è proprio più nessuno che decida qualunque cosa.
“In assenza di Commisso – ha scritto Paolo Condò sul Corriere della sera – occorre un plenipotenziario capace di prendere decisioni: Pioli si può confermare o esonerare, ma a patto che dietro ci sia un piano. Altrimenti è pura pressione sul pulsante panico, e la situazione si fa sul serio pericolosa”.
E però, scrive Alessandro Bocci ancora sul Corriere: “La Fiorentina è una scatola vuota: lenta, piatta, impaurita e incapace di mettere insieme due passaggi di fila”. Collezione dei nomi che si fanno: “Thiago Motta è caro e molto defilato, De Rossi è una possibilità, Palladino ha dato la disponibilità a tornare, attenzione a un cosiddetto traghettatore Pecchia o D’Aversa e allora perché no Beppe Iachini”. A questo siamo.
L’equilibrista Gianluca Rocchi
Un corsivo non firmato su Repubblica riepiloga i motivi per cui questo campionato è così “brutto, con partite spesso noiose e pochissimi gol, vecchi campioni che vengono a svernare”. E ai motivi si aggiunge la diffusa mediocrità degli arbitri, iscritti alla “fiera dell’errore (e dell’orrore)”.
“Ultima decisione incomprensibile – si legge – il mancato rosso al nerazzurro Bisseck in Verona-Inter vinta dalla squadra ospite con un gol (meglio autogol) in un generoso recupero. A sbagliare ancora una volta Daniele Doveri. A far finta di niente il designatore Gianluca Rocchi, capo dei fischietti dal 2021. Il peggiore? Sicuramente il più discusso. E allora proviamo a ricordare ai dirigenti della Lega (e ai loro sponsor presidenti di club) che non solo la pirateria uccide il calcio”.
La foca Il primo gol di Giovane
Giovane del Verona ha finalmente fatto un gol. È uno degli attaccanti con più tiri in porta in serie A. In genere appare in area di rigore come una freccia uscita da un arco invisibile. Protegge la palla, si gira e fulmina lo spazio davanti. Se la difesa avversaria è un muro, lui trova la crepa. Solo che non segnava mai. Paolo Tomaselli sul Corriere della sera lo celebra così: “Lo fa di destro, che non è il suo piede, e manda fuorigiri Bastoni. Non smette mai di correre, anche in copertura. Ha un futuro intrigante”.
Il lancio di coltlli I rigoristi
Di nuovo. La cosa si sta facendo seria. Bisognerebbe sentire Francesco De Gregori, farsi dare il numero di telefono di quel Nino e chiedergli adesso se non ha paura di un calcio di rigore. Come lo tiri ti stiri. È successo a De Bruyne con l’Inter l’altra settimana. È successo a Dybala ieri a San Siro. Almeno De Bruyne aveva segnato. Dybala aveva fatto gol in tutt’e 18 i tiri precedenti con la maglia della Roma ma già nel 2022 si fece male dopo il calcio [contro il Lecce].