carnet
Le partite di stasera
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
Il Barcellona non ha lo stadio, il PSG non ha i giocatori. Messa così pare un’occasione perduta e un po’ lo è. Ma resta un’occasione perduta e affascinante. Si gioca al Montjuich e sulla collina che richiama i ricordi olimpici, trentatré anni dopo quell’estate, avremo soltanto “il meglio che il PSG e il Barcellona possono offrire, in questo autunno turbolento in cui le foglie morte e gli infortunati si raccolgono a palate” come dice Vincent Duluc nel suo editoriale di stamattina per L’Equipe.
“È già una prospettiva magnifica – si affretta ad aggiungere – ma non è più la stessa storia, perché il PSG non può essere la stessa forza senza il suo tridente titolare della finale di Champions League: Ousmane Dembélé, Khvicha Kvaratskhelia e Désiré Doué. Si prolunga così una sorta di maledizione, che porta a chiedersi chi sarà il prossimo”.

Il PSG è arrivato alla sua 59esima partita in un anno, senza contare gli impegni dei calciatori con le loro nazionali. Rispetto alla squadra che ha travolto l’Atalanta, le assenze sono aumentate e il ritorno di Luis Enrique nella città della sua prima Champions e dei ricordi di Xana, non potrà che essere complicato.
Sono due squadre con due idee di calcio comparabili. L’attacco titolare parigino è assente, gli resta la difesa che nelle ultime quattro partite ha subito un solo gol, frutto di un errore individuale di Lucas Chevalier a Marsiglia. “Forse il PSG difende meglio perché sa che il suo attacco è meno affidabile?”. Se lo domanda L’Equipe e lo hanno chiesto a Lucho. Risposta da 0-0: «Tutti gli allenatori cercano un equilibrio».
La trasferta di Barcellona avrebbe dato risposte più solide. Così, invece, resteranno soprattutto dubbi. Saremo privati soprattutto del duello a distanza tra Ousmane Dembélé e Lamine Yamal, il testa a testa da Pallone d’oro. Ma Yamal ha voglia comunque di scintille per insinuare il dubbio che il premio ha preso la strada sbagliata.
I GUAI DEL BARCELLONA
Anche il povero Hansi Flick ha qualche problema. Il suo più grande è che a un certo punto il campo finisce. Finché tutto resta dentro le righe, lui aggiusta, sistema, ripara, raddrizza. È oltre le linee che il Barcellona resta il grand caos di questi ultimi anni. Così accade che Josep Maria Bartomeu sia stato indagato il presunto pagamento di commissioni nei trasferimenti. L’ex presidente, il suo numero due e un avvocato sono stati convocati a testimoniare per gli acquisti di Griezmann e Malcom, a seguito di una denuncia di Joan Laporta.
Secondo quanto riportato inizialmente da El Mundo e confermato da El País, Bartomeu dovrà comparire in udienza a ottobre insieme ad altre due persone: Òscar Grau e l’avvocato José Ángel González Franco. Laporta ha incaricato un’agenzia investigativa di analizzare gli atti amministrativi. Il rapporto ha stimato che Bartomeu avrebbe causato un danno di circa 30 milioni di euro attraverso operazioni irregolari, tra cui il pagamento di commissioni fino al 33 % sugli ingaggi.
La denuncia di Laporta è stata inoltrata alla Procura dei reati economici di Barcellona, che ha ipotizzato i reati di appropriazione indebita, gestione sleale e falsità contabile. Il caso è stato assegnato al giudice istruttore numero 16 di Barcellona. Il numero di maglia di Fermín López. Ma è fuori dal campo che non se ne viene a capo.
CHI VEDERE
Achraf Hakimi | È lui l’emblema del calcio moderno: velocità, resistenza, interpretazione del ruolo del terzino al passo con i tempi. Ma soprattutto: un carico di lavoro quasi sovrumano. A soli 26 anni, il terzino marocchino ha affrontato la stagione 2024-25 come un maratoneta: 69 partite tra PSG e nazionale, per un totale di 6.371 minuti in campo. Se ne occupa Deutsche Welle segnalando un incremento impressionante rispetto alla stagione precedente, “più che sufficiente a far tremare qualsiasi medico sportivo”. Così, la FIFPRO, il sindacato mondiale dei calciatori, l’ha messo nero su bianco: il limite raccomandato è di 55 partite a stagione.
La scorsa stagione di Hakimi è iniziata a Parigi con i Giochi Olimpici e si è conclusa con la Coppa del Mondo per Club, quasi un anno di partite con 22 giorni di riposo. La medicina sportiva raccomanda almeno quattro settimane tra una stagione e l’altra e altrettante per la preparazione, ma nel calcio moderno sono saltate le regole. Sembrano un lusso. Questa stagione promette di essere ancora più estrema: se PSG, Coppa d’Africa e Mondiale 2026 andranno secondo i piani, Hakimi potrebbe scendere in campo fino a 74 volte, sfiorando i 7.000 minuti giocati. Jules Koundé, difensore del Barcellona e della Francia, ha detto al media tedesco: «La gente deve capire che non siamo macchine, abbiamo anche bisogno di tempo per riposare».
Il problema non riguarda solo i veterani. Prima dei 21 anni, Hakimi aveva già accumulato oltre 10.000 minuti tra club e nazionale. Per fare un paragone, il suo ex compagno Hakim Ziyech ne aveva giocati appena 3.000. Anche Bilal El Khannouss, giovane dello Stoccarda, ha raggiunto i 10.628 minuti prima dei 21 anni. È l’intero ecosistema del calcio contemporaneo che corre il rischio di logorare le sue stelle più brillanti.
FIGURINE CULT
Leo Messi | Mentre le due squadre della sua carriera europea sono una di fronte all’altra, Leo Messi è diventato una Experience, sì, una mostra interattiva e multimediale che si è chiusa a Chicago proprio ieri, nel quartiere Logan Square. I visitatori hanno avuto l’opportunità di immergersi nel percorso fatto da Leo, dalla sua infanzia in Argentina fino alla sua ascesa nel calcio mondiale. La mostra includeva nove installazioni interattive su oltre 2.000 metri quadrati, tra cui Quizzball [un gioco che combina conoscenza calcistica e abilità nel controllo del pallone] e Precision [una sfida di tiri impossibili verso gli angoli della porta]. Con la realtà aumentata era possibile interagire con lui e andare a caccia dei suoi otto Palloni d’Oro nascosti lungo il percorso. Alla fine del tour è stato possibile scattare un selfie interattivo con Messi. Non è meraviglioso? Perché non si fa pure ad Avellino per Juary, a Catanzaro per Palanca, a Udine per Antonino Criscimanni?
COSA SUCCEDE IN CITTÀ
Oggi finisce la Conferenza Mondiale dell’UNESCO, un evento che ha riunito esperti e rappresentanti internazionali per discutere il ruolo della cultura nella promozione dello sviluppo sostenibile.
