Il centenario di Camilleri: il calcio e il commissario Montalbano

Le pagine di sport nell’opera dello scrittore siciliano

 

Quando per Sellerio uscì postumo Riccardino, l’ultimo romanzo del ciclo del commissario Montalbano, a un anno dalla morte di Andrea Camilleri, il fan club del sito Vigata che analizza le opere dello scrittore siciliano e i temi trattati, scrisse che nei suoi libri “mai uno che giochi al pallone! O che ascolti Tutto il calcio minuto per minuto o sia di cattivo umore perché la sua squadra ha perso”. 

Ssappiamo che Salvo Montalbano nuota, nuota tanto, e che ogni tanto guarda in televisione la Nazionale. Lo ha detto lui stesso in La pista di sabbia a Rachele, che nel bel mezzo di un’indagine su un furto di cavalli, gli ha domandato se all’ippodromo c’era mai andato prima e se il calcio per caso lo appassioni.

 “Quando gioca la Nazionale – le ha risposto il commissario – guardo qualche partita. Ma preferisco vedere le gare di Formula 1, forse perché non ho mai saputo guidare bene una macchina”. 

Così capita che il centenario della nascita di Andrea Camilleri caschi proprio tra la partita della Nazionale con l’Estonia e il GP di Monza. “In una puntata dello sceneggiato televisivo – fanno notare su Vigata – Galluzzo legge la Gazzetta dello Sport e questo è quanto”. 

 

Camilleri falsario, storie di invenzioni letterarie - la Repubblica

In una intervista con Alessio D’Urso de la Gazzetta dello Sport [3 aprile 2004], Camilleri aveva fatto balenare l’ipotesi di un episodio a sfondo calcistico. Disse che così Luca Zingaretti si sarebbe trovato a suo agio, essendo stato per un breve tratto da ragazzo un centrocampista del Rimini, prima di entrare in Accademia.

Per la televisione Camilleri aveva scritto un atto unico, La solitudine di un portiere, nel quale questo numero 1 aveva “reso cornuto il suo terzino destro, si ritrova inoperoso per tutte le successive partite, dal momento che il compagno comincia a spazzare via avversari uno dopo l’altro e non gli permetterà più di parare. Che terribile noia…». 

Ma la testimonianza più chiara del rapporto tra Camilleri e il calcio si trova in un intervento scritto per Repubblica Palermo da lui stesso medesimo:

Nemmeno Leonardo Sciascia impazziva per lo sport, anche se da giovane seguiva le partite tra Racalmuto e Grotte. Un giorno, però, decise di non andare più allo stadio, dal momento che gli incontri degeneravano sempre in risse. E proprio a quest’ultimo aspetto è probabilmente legata la mia disaffezione nei confronti del calcio. Mio padre era un dirigente dell’Empedoclina, la squadra del mio paese. La domenica sera per mia madre e per me, figlio unico, era un incubo: non avevamo sue notizie, non sapevamo se era all’ospedale, se l’avevano arrestato. Infatti, le partite con le squadre dei paesi confinanti erano quasi sempre ad alto tasso di litigiosità. L’ansia che mi montava dentro ancora la ricordo. Però, tempo fa, mi è capitato un fatto strano: stavo davanti la tv, e facevo zapping. Tra un canale e l’altro, mi soffermai sulle immagini di una partita di calcio. Cominciai a seguirla distrattamente: il gioco era bellissimo, i calciatori era come se danzassero. Riuscivo a vedere la geometria del gioco. Mannaggia, ho pensato, cosa mi sono perso sino a ora. Mia moglie però, che stava accanto a me, si sentì tradita, come se mi avesse scoperto a letto con una bionda. Cambiai subito canale. E a proposito della geometria del gioco, Pasolini era solito paragonare le azioni dei calciatori latino-americani alla poesia, mentre quelle dei giocatori europei alla prosa. In ogni caso, il gol rappresentava, un’invenzione, una sovversione del codice. Non bisogna mai sottovalutare questi fenomeni di massa. Dietro agli undici giocatori, c’è  una volontà popolare che li sospinge, che li incita – di andrea camilleri, la Repubblica Palermo, 31 maggio 2004

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