I Mondiali delle acque libere e soprattutto sporche
Palawan Beach, sull’isola di Sentosa, ha un nome da catalogo e da agenzia di viaggi. Mica come la Senna, quel nome melmoso che si attaccava al palato, il fiume che gli eccentrici smisurati sciovinisti francesi si erano messi in testa l’estate scorsa con la loro stupida grandeur di bonificare grazie ai soldi delle Olimpiadi per restituirla alla balneazione dopo averci fatto le gare di nuoto di fondo. Bleah.
Palawan Beach invece, vuoi mettere. Un nome da paradiso, una cartolina da paradiso, un nome da mare profumo di mare, con l’amore io voglio giocare. A Singapore, poi. Lo dicevano pure i Nuovi Angeli che a Singapore, vado a Singapore, e vi lascio al vostro dolore.
E invece. Al posto della 10 km femminile stanotte c’è scappato un rinvio. Niente gare. Le condizioni dell’acqua non lo hanno permesso. Ci riprovano la notte prossima dopo la 10 km maschile. Stefano Arcobelli sul suo blog Questione di stile si domanda: “La sicurezza e la salute prima di tutto, ma bisognava aspettare le poche ore prima delle gare per scoprire che le condizioni del campo gara dei Mondiali di Singapore sono al limite?”.
Dopo i primi allenamenti, il ct della nazionale tedesca Bernd Berkhahn si era fatto sentire. Aveva trovato che l’acqua fosse inquinata, ma non era così fico come dir male dei francesi, così l’allarme è passato sotto silenzio. “L’acqua non è blu e turchese – aveva detto – nuotiamo molto vicino alle navi cargo. È un parco bellissimo, ma l’acqua non è così invitante”.
Arcobelli riferisce anche problemi con le meduse. “Prendersi 24 ore basterà, o davvero bisognava monitorare meglio le condizioni dell’acqua e forse cambiare location. Il fondo sempre più ad alto livello resta gestito come sempre dalla federazione mondiale: in modo approssimativo”.
Gli eventi in programma sarebbero sette: tre maschili, tre femminili e uno misto. La novità è la 3 km knockout race, così la chiamano, non è colpa di Slalom, si tratta di una gara a eliminazione diretta testata nelle ultime due stagioni in Coppa del mondo. Nel primo turno da 1.500 metri vengono eliminati tutti quelli dal 20esimo posto in giù, il secondo turno da 1.000 metri promuove i primi-10 alla finale, uno sprint da 500 metri assegna la medaglia d’oro.
L’Italia si gioca la carta di Gregorio Paltrinieri in tutte le gare, Domenico Acerenza è fuori per infortunio, ci saranno Guidi nella 5 km, Filadelli nella 10 e Diodato per fare rumore nell’eliminazione diretta. Tra le donne c’è Ginevra Taddeucci che “ha ormai la caratura internazionale per condurre prove di testa, e avrà gli occhi di tutte puntati addosso, quindi sarà fondamentale azzeccare la strategia gusta” [Luca Soligo, Corsia 4].
Le stelle internazionali: i tedeschi Klemet e Wellbrock, gli ungheresi Betlehem e Rasovszky, i francesi Olivier e Fontaine, le australiane Moesha Johnson e Chelsea Gubecka, le tedesche Lea Boy e Isabel Gose, la leggenda brasiliana Ana Marcela Cunha.
Nella Senna invece davvero si nuota
Oh, nel frattempo la Senna è stata davvero restituita alla balneazione. Il 5 luglio c’è stata una inaugurazione assai fiera, assai parigina, con la sindaca Hidalgo giustamente felice. Decine di bagnanti di ogni età si sono tuffate a distanza di 102 anni dall’ultima volta. Cioè. Non erano sempre gli stessi. Non erano le stesse persone del 1923. Eppure la ministra dello sport Marie Barsacq era impettita ugualmente. La pioggia il giorno dopo ha rovinato tutto, parbleu.
“Nei giorni di pioggia, infatti – ha spiegato Rivista Studio – fare il bagno diventa rischioso: il sistema fognario parigino di metà Ottocento spesso va in sovraccarico, facendo riversare nel fiume sia l’acqua piovana che quella di scarico. Per ridurre i rischi, le autorità cittadine hanno dichiarato che la Senna sarà controllata quotidianamente per verificare la presenza dei batteri fecali Escherichia coli (E. coli) ed enterococchi. Le bandiere (verde, arancione e rossa) informeranno i bagnanti ogni giorno sul livello di inquinamento dell’acqua”.
Comunque. Dopo quattro giorni di stop, il 10 luglio i bagni hanno riaperto e ci si tuffa ancora con la Torre Eiffel sullo sfondo. Le Monde dice che sabato ci sono stati 2.300 bagnanti, anche se dalla Turchia l’emittente TRT ricorda che “il violento passato coloniale della Francia infesta la riapertura della Senna”.
Anche a New York stanno tentando qualcosa con l’East River. Il progetto si chiama + Pool e lo ha raccontato in queste ore Swim Swam.
“Dall’estuario di un fiume spesso demonizzato per la sua scarsa balneabilità, nasce un simbolo di rinascita urbana e sostenibilità ambientale”.
Si tratta di una piscina galleggiante grande 2.000 piedi quadrati, pronti a diventare 9.000, già allestita presso i cantieri Bollinger Shipyard in Mississippi. Verrà trasportata a New York via Florida Bay per essere sottoposto all’esame delle autorità sanitarie nel maggio 2026.
L’acqua utilizzata per la balneazione sarà prelevata dal fiume e depurata attraverso un sistema di filtrazione non chimica. La stima parla di un milione di galloni al giorno, acqua restituita pulita all’ecosistema urbano. + Pool potrà essere usata come vasca per il nuoto libero, come area relax, per gli sport acquatici, per corsi di nuoto e per attività adatte ai bambini. Sarà accessibile attraverso una passerella collegata alla riva e il progetto prevede anche una piscina olimpica.
È un’idea che viene da lontano. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, New York aveva una quindicina di stabilimenti balneari galleggianti. Venivano utilizzati da quattro abitanti su dieci. Furono chiusi per l’inquinamento, “quei bagni tornano oggi sotto nuove vesti, con spirito innovativo e una missione ecologica”.
Repubblica Roma si è chiesta allora cosa si possa fare per il Tevere. “Il problema sono gli scarichi abusivi. Quelli lungo l’Aniene, dove ci sono sversamenti illegali anche da parte delle industrie, e più in generale quelli a monte della Capitale e dei suoi affluenti (una quarantina Aniene compreso). Poi bisognerebbe dotare di depuratori tutte quelle realtà che ancora non lo sono e tenere sotto controllo anche le attività agricole dell’Agro romano, tra deiezioni animali e fertilizzanti. Infine, la Regione Lazio dovrebbe disporre dei continui monitoraggi che ora non si fanno. Un lavoro lungo e complesso, ma non impossibile”.