Auspicare
Auspico una maggiore collaborazione con i club
GABRIELE GRAVINA intervistato da Marco Cattaneo
Prima che Spalletti facesse quel che ha fatto, in mattinata Gabriele Gravina lo aveva definito una gran bella persona, un gran signore, ma soprattutto ci teneva a dirci che no, lui non se va.
Fa bene. Gravina non deve andar via. È stato eletto due mesi fa con il 98,7 percento dei consensi. Stamattina glielo ricordano in tanti, nel mese di aprile quasi nessuno, nello stesso silenzio che oggi avvolge la candidatura di Franco Carraro al CONI.
Gravina ha ricevuto un mandato ampio come nessun altro governante in Italia in nessun ambito e in nessun tempo, dittatori compresi.
Se dunque puoi amministrare il tuo mondo con il 98,7 percento c’è poco da auspicare. Non è il verbo adatto. È chi guarda che auspica. Chi osserva e spera, chi osserva e si augura che accada qualcosa. Chi ha il 98,7 percento ha molti altri verbi a sua disposizione. Fare, agire, decidere, procedere, operare. Passare all’azione. Prendere un’iniziativa. Questo deve fare. Non auspicare.
A Gravina si chiede da oggi quel che da domani non sarà più concesso a Spalletti. Esercitare il suo ruolo. Se sente di dover auspicare, se sente di avere le mani legate con il 98,7 per cento del consenso, allora c’è un problema. C’è un problema nello statuto, nel processo di governance, dicendolo in modo alto c’è un problema nei pesi e contrappesi che definiscono la democrazia, dicendolo in modo basso c’è nelle cambiali firmate per sedere su quella poltrona. Se fosse così, il CONI dovrebbe procedere di corsa a un commissariamento.
Non accadrà. Al CONI hanno i guai loro e in molti auspicano che arrivi il pacificatore Carraro. Un pacificatore, figuriamoci, non commissaria. Perciò Gravina sbaglia a starsene sulla difensiva. Se Gravina si guardasse bene attorno, troverebbe che non c’è proprio nessuno da cui difendersi, nessuno che gli chieda di dimettersi. Le battaglie perse o di testimonianza non abitano più gli editoriali. Del resto se Gravina non lasciò dopo un Mondiale mancato, se non lo fece dopo un Europeo mediocre, anche a chiederlo con più solennità non si otterrebbe nulla.
Dunque Gravina non deve andar via. Anzi. Auspichiamo tutti che resti. Deve solo farci capire cosa sta facendo in quell’ufficio da tre anni per riparare il guasto. Perché da lontano – saremo distratti, saremo disinformati – si direbbe niente.