Il Giro d’Italia adesso è davvero un Giro d’Italia
Dopo le prime tre tappe in Albania, qualche colpo di pedale per alcune centinaia di km fra marketing e politica, il Giro d’Italia comincia per davvero dalla Puglia con la tappa da Alberobello a Lecce. Nella sua anteprima della tappa, Giovanni Battistuzzi su Giro di Ruota scrive che “le prime tre tappe infatti sono state accidentate e la Lidl-Trek ha fatto in modo che tutti i velocisti si disperdessero. Vento permettendo. È previsto da nord-ovest, ma non troppo intenso. Se le previsioni cambiano e la perturbazione anticipa il suo arrivo, l’intensità dovrebbe aumentare e sarà a lungo di traverso ai corridori. E questo vuol dire solo una cosa: possibilità di creare ventagli. E la legge del vento vince su tutto”.
Quelli di Rouleur che sanno tutto parlano di chance per i velocisti puri, i velocisti più puri della maglia rosa Mads Pedersen, primo in volata a Tirana e a Valona. “È praticamente certo che ci sarà una volata di gruppo come accadde quando la città ospitò l’apertura del Giro del 2003, in quello che – a posteriori – fu un cambio della guardia tra due dei più grandi velocisti di sempre. Con la maglia iridata di campione del mondo in carica, reduce da ben sei vittorie di tappa dell’anno precedente, all’età di 36 anni Mario Cipollini fu superato da Alessandro Petacchi, che al contrario non aveva ancora mai vinto una tappa al Giro”.
Fu la prima delle sei tappe che Petacchi vinse quell’anno e la prima delle 19 nelle tre edizioni successive.
Oggi la totale assenza di salite apre le porte a corridori come Olav Kooij, Sam Bennett e Kaden Groves. Outsider: Matteo Fretin, Paul Magnier, Max Kanter, Corbin Strong. Orluis Aular si è piazzato due volte terzo, e chi siamo noi per escluderlo?
Secondo Rouleur Wout van Aert correrà a supporto di Kooij ma ha i mezzi per una volata come questa. [Dai, si è capito: il favorito della rivista è Kooij].
▛ KM 0 Alberobello
Bisognava rispettare norme e tempi scanditi: erano previsti due appelli giornalieri dopo i pasti e la possibilità di passeggiare di sera in gruppi ristretti che quindi non facessero “branco”, di non più di tre persone. L’assistenza sanitaria restò sempre deficitaria e il controllo poliziesco non impedì il contatto tra diverse categorie di confinati. Nella colonia di Pisticci è sempre esistito un piccolo gruppo dirigente clandestino, che elaborava iniziative per migliorare le condizioni di vita e conquistare maggiori libertà collettive e individuali. Anche i rapporti con l’esterno erano discreti; i confinati erano aggiornati su quanto accadeva, tramite compagni che erano autorizzati a recarsi per approvvigionamenti a Bernalda o tramite il fornaio, che si recava in bicicletta in paese a prendere il lievito di birra. [Pietro Virzi, Il campo di internamento di Alberobello e dintorni dal 1940 al 1943, Booksprint, 2018]
▛ KM 16 Putignano
“Io sono in bilico, non sono riuscito ad allontanarmi e non credo che lo farò mai. Vorrei che i giovani non abbandonassero le nostre città, ho come una sorta di pietà per la nostra storia e per i nostri paesi. Passeggio per le strade di Putignano di giorno e di sera e sento solo il rumore dei miei tacchi. Niente voci, niente chiasso di auto o di biciclette, non fruscii di televisori. Un silenzio ovattato che si fa spettrale, come fossi gettato nel vuoto dell’universo. Mi accade la stessa cosa a Bari, sul lungomare, nel sottofondo delle onde, come la colonna sonora della mia esistenza. L’università si sta svuotando. Le campagne sono vuote. I paesi qui attorno si stanno svuotando. Se ne vanno tutti a Milano. Oppure a New York e a Londra. [Raffaele Nigro, Il dono dell’amore, La Nave di Teseo, 2024]
▛ KM 30 Fasano
“Era cominciata la liberazione e non lo sapevamo. Era cominciata un’altra storia. Bari bombardata. Caserme in subbuglio. I partiti aprivano le sedi. I giornali nuovi si ammucchiavano nella minuscola edicola di Vastiano, sotto il municipio. C’era un convegno di giovani alla Selva di Fasano. Come arrivarci? Chiesi la bicicletta a un collega d’ufficio di mio padre. Che cara persona quel Nannino, calvo come una pera. Mi prestò la sua vecchia Wolsit nera e lustra” [Giuseppe Giacovazzo, Elogio del trullo, dedalo, 2012]
▛ KM 84 Ostuni
“Incontrare Freddy Maertens e ricordare Gianni Motta è tutt’uno: stessi capelli biondi, occhi chiari e poi quello sguardo furbetto, quel modo di parlare sempre un poco pungente. Discorrevano di lui come del nuovo Merckx quand’era ancora dilettante nel 1971. Passato professionista, nel 1972, subito mostrò rispetto per le profezie che i tecnici del suo Paese avevano avanzato su di lui. Infilò una serie di vittorie di tappa nel Giro dell’Andalusia e si presentò alla partenza della sua prima grande corsa classica, il Giro delle Fiandre.
– Freddy, parlano già di lei come del nuovo Merckx: che effetto le fa? «Si fermi con questo discorso, signore – fu la risposta in francese – io so soltanto che, quando avrò 23 anni, Eddy ne avrà già compiuti 30. Faccia un po’ lei .. Con la spietata freddezza di chi si sente giovane, forte e convinto, annunciava il suo vangelo. Da quel giorno ha infilato la bellezza di 90 vittorie, 47 solamente quest’anno prima di prendersi la più importante di tutte. Per diventare Maertens in maglia iridata, è riuscito perfino a utilizzare Merckx e gli uomini che lavorano per lui. Per arrivare a battere Moser ha usato le astuzie del corridore sperimentato che sa benissimo come, a volte, certe idee che balzano in testa possano contare almeno quanto le buone gambe. I libri sacri del ciclismo precisano che Freddy Maertens è nato il 13 gennaio 1952 a Nieuwport – dove a neppure vent’anni si è poi sposato – in riva al mare del Nord, dove il vento soffia sempre gagliardo come soffiava ieri sul circuito di Ostuni. Aggiungono che si è fatto i muscoli pedalando da ragazzo su un furgoncino, carico di giornali, prima e dopo l’orario di scuola” – di fulvio astori, Corriere della sera, 6 settembre 1976
▛ KM 183 Lecce
“Ancora una vittoriosa volata di Binda dopo dieci ore di corsa incolore ma veloce. Lecce, per la prima volta meta di tappa, ha avvolto in una vera apoteosi i partecipanti al Giro, che domani, nelle varie feste organizzate in loro onore, avranno una nuova dimostrazione della generosità di queste popolazioni, nelle quali la passione sportiva va facendo proseliti in gran numero. Un’altra constatazione doverosa è quella che riguarda le strade. Molta polvere è vero, ma un fondo quasi perfetto ovunque. I più piccoli timori sono stati completamente fugati, e in questa prima tappa delle nuove incluse nell’itinerario, abbiamo avuto una nuova prova di quanto stia facendo il Governo per mettere le regioni del meridionale al livello delle altre che fino ad ora sono state considerate le più progredite, anche perché maggiormente favorite dai Governi precedenti”. [Alberto Minazzi, Il Littoriale, 24 maggio 1929]