La maglia rosa di Ulissi. Finalmente

Se non ci fosse stata la cronometro, la maglia rosa sarebbe sulle spalle di Lorenzo Fortunato. Il corridore che invece l’ha riportata nel ciclismo italiano dopo quattro anni è Diego Ulissi, che l’ha presa grazie alla nobile arte della fuga. Scappi, non ti prendono, arrivi e poi guardi il cronometro per capire se ce l’hai fatta. Forse Roglic voleva liberarsene o forse no, fatto sta che con la stessa maglia Astana indossata da Aru alla Vuelta 2015 e al Tour 2017, la stessa di Nibali al Giro 2016, Ulissi è andato a farsi consegnare quella con il colore del primato. È il 157esimo italiano, dopo Alessandro De Marchi non ce n’erano più stati. 

Alessandra Giardini sulla Gazzetta lo racconta così: È stato un bambino prodigio, è diventato un ragazzo vincente e da professionista è stato intelligente e rapido a capire quale fosse la sua forza e dove fossero i suoi limiti. Ecco perché al traguardo del Giro a Castelraimondo erano tutti contenti: Diego Ulissi in maglia rosa è la sintesi perfetta del realismo magico. Toscano che di più non si può, ora Ulissi correrà sulle sue strade in maglia rosa. Mauro, il suo babbo, era stato campione italiano di mountain bike tra gli amatori, “di ciclismo si ragionava parecchio”. I suoi zii avevano un negozio di bici a Donoratico, ma fu Edo Noti a chiedergli se voleva cominciare a pedalare, Edo che ne ha messi in sella chissà quanti. Diego è un romantico: quando si allena in Toscana, mette sui social le foto dei cipressi di Bolgheri.

Stefano Zago per Al Vento parla della petrosa Itaca di Ulissi per un traguardo arrivato tardi ma non troppo [35 anni], una fujuta dal gruppo che dovrebbe insegnare anche a chi non è ciclista una fuga simile, che faccia sentire meglio e curi, che faccia sentire ragazzino un uomo con una barba ruvida come fa sentire ragazzino un ciclista esperto, come meraviglia un ragazzo in maglia blu, che si passa le mani fra i capelli, accanto ad Ulissi appena giunto ad Itaca.

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