La volata di Mads Pedersen a Tirana
La maglia rosa numero 291 nella storia del Giro è quel tipo che sbucò sotto la pioggia dello Yorkshire ai Mondiali del 2019 per andare sorprendentemente a farsi mettere sul petto l’arcobalento. Adesso Mads Pedersen una sorpresa non è più. Ha vinto tre volte la Gand-Wevelgem, due tappe al Tour de France, tre alla Vuelta, un paio di volte il Giro del suo paese. Nella scia delle maglie gialle di Jonas Vingegaard sal Tour de France, è diventato il primo ciclista del suo paese a guidare la classifica del Giro d’Italia, a trent’anni esatti dalla maglia ciclamino di Rolf Sorensen. Wout Van Aert, il nostro caro meraviglioso Paperinaert ha conquistato in Albania il 46esimo secondo posto della sua carriera, battuto al fotofinish dopo molti km trascorsi in coda al gruppo a disinteressarsi di quanto accadeva davanti.
Perdersen aveva vinto la tappa di Napoli un anno fa. Nel suo paese le bici abbandonate diventano orti e giardini. E come ha scritto tempo fa Giardini sulla Gazzetta il ciclismo in Danimarca è uno stile di vita.
“Nove danesi su dieci possiedono una bicicletta, il rapporto bici-auto a Copenaghen è di cinque a uno. Nella capitale danese la metà degli spostamenti vengono fatti in bici: sono più veloci e più sicuri. Per i trasporti ci sono le cargo-bike. E 12mila chilometri di ciclabili. Un sondaggio del Danish Sports Research Institute ha mostrato che nel 2020 il 13 per cento dei danesi ha fatto ciclismo su strada (il 17 per cento di uomini e il 9 per cento di donne). L’anno scorso gli iscritti ad associazioni ciclistiche nazionali erano 50.645, di cui quasi 11mila donne. I danesi cominciano a pedalare da piccoli e non smettono mai: se prendiamo la fascia compresa tra i 10 e gli 84 anni, tutti compiono ogni giorno almeno mezzo giro in bici (0,47), con una lunghezza media di 3,16 chilometri a giro. Sarà per quello che sono secondi nella classifica dei Paesi più felici del mondo?”.
Di Van Aert ha scritto Davide Cassani sulla Gazzetta: “Io faccio il tifo per lui perché lo ritengo uno dei corridori più forti ma soprattutto lo stimo per le sue doti di lealtà, generosità e altruismo. Anche ieri ha lottato, è riuscito a non farsi staccare sull’ultima salita, si è fatto battere in volata. Sicuramente il virus che lo ha colpito prima del Giro ha influito, ma mi piacerebbe vederlo vincere, già oggi nella crono di Tirana. Non sembra il miglior Van Aert, però resta un grande campione e vederlo vincere e magari vestito di rosa sarebbe la giusta ricompensa per un campione che, nonostante le tante sconfitte, non perde il sorriso,la gentilezza e il rispetto per gli avversari”.