Cardinale, non esiste più da cinquant’anni palla prigioniera
Nanni Moretti, Habemus Papam
Anche il Peccatore ha un Conclave da affrontare
Santos Abril y Castelló avrebbe un nome più da romanziere, diciamo la verità. Potrebbe aver scritto qualcosa del tipo La penombra dell’aria o Il dedalo dei fantasmi. Invece è l’arciprete emerito della Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma, dove Jorge Bergoglio ha scelto di farsi seppellire. Il cardinale con il nome di un pallone e due cognomi da primavera medievale ha una novantina d’anni ben portati, altro che, ne mostra una ventina di meno e la sua vitalità, il suo spirito sportivo non sono appannati. Se il regno dei cieli non è di questa terra, nel frattempo lui su questa terra – nel senso proprio di questa terra rossa – colpisce una pallina dietro l’altra. È un grande appassionato di tennis e gioca sia il doppio sia il singolo. Secondo alcune indiscrezioni che girano da qualche giorno nei racconti sulla Dolce Vita dei porporati in attesa del Conclave, Abril y Castelló sarebbe legato da una sincera amicizia con Rafa Nadal e seguirebbe con entusiasmo le gesta del portentoso Carlos Alcaraz.

Con una certa sottigliezza l’arcivescovo Anselmo Guido Pecorari, 79 anni, ha detto a Men’s Health che Sua Eminenza «appena può impugna la racchetta e sfida gli amici, ma solo fino a quando il punteggio è a suo favore. Per evitare l’onta della sconfitta, ha escogitato un piccolo trucco: un cenno all’assistente, e in pieno match arriva l’annuncio di una telefonata urgentissima. Partita interrotta e reputazione salva». Deve essere per questo clima che Edward Berger fa dire a uno dei suoi personaggi nel film Conclave che quella riunione dentro la Cappella Sistina è una guerra.
Anche Robert Francis Prevost ha il giudizio di Michelangelo sopra la testa e il tennis nei pensieri, chissà quanto rimugina sui giorni in cui sentiva di avere un futuro con la racchetta. È stato a lungo missionario in Perù, a capo di una diocesi tra le più povere del Paese. Viene da Chicago ed è descritto come un cardinale che ha maturato la visione di una Chiesa vicina agli ultimi, come Francesco. Sua madre aveva origini spagnole, suo padre origini francesi e italiane. Due Prévost sono nell’albo d’oro del Roland-Garros alla riga 1900: Yvonne tra le donne, André tra gli uomini. Prevost è diventato sacerdote nel 1982, nel pieno dell’età del buio del torneo di Roma, quando in finale andavano gli Andrés Gomez e gli Eliot Teltscher, un po’ dopo i successi di Borg-Vilas-Gerulaitis, un po’ prima che tornassero i Lendl, i Noah e i Wilander.
Tra la Cappella Sistina e il Foro Italico ci sono tre km di strada, e pure il tennis sta aspettando una fumata. Molto si è detto del fatto che nei tre mesi senza il numero #1 squalificato ci sono stati 17 vincitori diversi in 17 tornei. È un dato che viene letto come la prova di un vuoto di potere senza Jannik Sinner in giro. Carlos Alcaraz ha detto di aver sofferto il peso del possibile sorpasso, Sascha Zverev adesso si confessa felice del ritorno del leader così potrà tornare a giocare con le luci spente. Tutto vero.
Ma anche il Peccatore entra al Conclave del Foro Italico dovendo di nuovo dimostrare di poter uscire come guida immutata della sua chiesa. Questo in fondo siamo tutti: carne e spirito da mettere alla prova. Prima della squalifica ha giocato solo le 7 partite di Melbourne, cinque vinte in tre set e due in quattro. Ha lasciato quattro Masters 1000 alla concorrenza [Jack Draper a Indian Wells, Jakub Mensik a Miami, Carlos Alcaraz a Monte-Carlo, Casper Ruud a Madrid], tre dei quattro vincitori non avevano mai raggiunto un titolo così prestigioso, ma lui stesso sa che i giudizi sono spesso mutevoli. Così, mentre s’avvicina l’esordio di sabato, in tanti sono disposti a credere che una sosta gli ha fatto bene: in certi passaggi dialettici in Australia era parso davvero esausto. Sì, vedrete, l’allenamento e il riposo lo faranno tornare più forte di prima – si sente ripetere in certi angoli dove l’analisi si mescola al tifo. E poiché siamo bravissimi dopo a sapere tutto prima, nell’esecrato caso di una sconfitta racconteremo che la sosta per forza gli ha tolto qualcosa, allenarsi e riposare non è la stessa cosa che competere, avere il ritmo partita, eccetera eccetera, nei secoli dei secoli.
Leggi anche ▬▬▬▬▬▬▬
Le statue che guardano passare il tennis a Roma
Le diciotto grandi statue in marmo di Carrara stanno ignude dal 1931, intorno a quello che venne chiamato stadio olimpico della racchetta, perché tennis era parola straniera, dunque proibita. Sarebbe diventato lo stadio della pallacorda, unico al mondo con quelle sculture, un’opera realizzata dall’architetto Enrico Del Debbio, la firma del piano regolatore al Foro Italico. Qualche anno fa il New Yorker si domandò come mai l’Italia abbia ancora così tanta architettura fascista nei suoi luoghi pubblici. Segue qui
7 MAGGIO 2022
AGGIORNAMENTO
Alle 19.14 la notizia che il nuovo papa è proprio Robert Francis Prevost. Nella copertina di stamattina c’erano pure i leoni.