E dunque ci siamo: il calcio italiano eppur si muove. Negli ultimi 12 anni i ventiquattro posti buoni per giocare la finale di Coppa erano stati occupati dalle stesse otto squadre che hanno ruotato ai primi otto posti della Serie A. Una cumba della noia. L’ultima eccezione era stata il Palermo nel 2011 e per trovare una vincitrice inedita si deve tornare al Vicenza del ‘97.
Eppur si muove, ecco il Bologna in finale per la seconda volta nella sua storia con cinquantuno anni di ritardo rispetto alla partita del ‘74 con il Palermo. Quattro anni prima aveva preso la Coppa vincendo il girone finale all’italiana su Torino, Cagliari e Varese.
Emilio Marrese su Repubblica Bologna celebra “un piccolo passo per l’umanità, un grande passo per un bolognese”, parla di allunaggio “su un pianeta visto solo per decenni col cannocchiale” e ricorda come l’ultima “si giocava a pallone ancora in bianco e nero (alla velocità di Armstrong), Andrea Mingardi debuttava con Aio vest un marziàn ma non esisteva nemmeno una radio libera dove ascoltarlo, il sindaco era Renato Zangheri del Pci, questo giornale non era nemmeno in edicola e il tifoso Pier Paolo Pasolini si sarebbe esibito una settimana dopo all’inaugurazione della Galleria d’Arte Moderna in Fiera, ma sullo skyline medievale le torri di Kenzo Tange, appena concepite, non svettavano ancora”.
Quella finale del ‘74 si giocò di pomeriggio alle 16.30 [“in diretta sul secondo canale, ché in prima serata dovevano andare un film con Giampiero Albertini e Vai col liscio! con Casadei e Nilla Pizzi. Al cinema era appena uscito Altrimenti ci arrabbiamo mentre Fellini era a Cannes per presentare Amarcord. E solo chi ha i capelli bianchi oggi asarcòrd, può ricordarsi, di Bulgarelli che alza quella coppa dopo i calci di rigore (il cui ultimo lo segnò il bimbo Eraldo Pecci, ma sul tabellone scrissero Mei)”.
Un’altra èra, come di vede, con appena 18 mila spettatori all’Olimpico, “e solo i bolognesi il prossimo 14 maggio – scrive Marrese – saranno molti di più”. Un esodo verso Roma, dove quel giorno potrebbe essere ancora in corso il Conclave o potrebbe essere finito da poco, e dove si è portato nel frattempo pure l’arcivescovo cittadino Matteo Zuppi. I bookmaker fanno pure il suo nome. Lui ha detto: «Mi è apparso San Petronio e mi ha detto che non andrò via da qua fino a quando il Bologna non vincerà lo scudetto». Marrese dice che “magari il santo patrono s’è confuso: pensa te che doppietta se…”.