Come giudicare Germania-Italia

   

La final four di Nations League sarà giocata in Germania con la partecipazione anche di Francia, Portogallo e Spagna. Tre quarti di finale sono andati ai supplementari, due ai rigori, l’altro è finito 3-3. Turchia, Grecia, Serbia e Belgio sono state promosse in serie A. Ungheria, Scozia, Austria, Ucraina, Georgia, Kosovo, Slovenia e Irlanda scendono in B. Armenia, Islanda. Slovacchia e Bulgaria in C. 

Embed from Getty Images

Se il senso profondo della missione è andare di nuovo ai Mondiali, allora non c’è bisogno di mettere il carico e tanta epica norrena nella sfida con Erling Haaland. Nel torneo XL immaginato da Gianni Infantino, il numero di posti per l’Europa è cresciuto da tredici a sedici. Si può andare nelle lontane Americhe anche senza vincere il girone, anche con un secondo posto attraverso i play-off e perfino senza arrivare secondi, entrando fra le migliori quattro del ranking Nations League. Tanta sofferenza non è necessaria né auspicabile, ma è una carta. 

Se invece il senso profondo della missione non è questo, se il senso della missione è ricostruire la Nazionale italiana di calcio, allora il cammino è per forza di cose più lungo, non può essere sottoposto a sbalzi d’umore e di opinioni per un risultato o un altro – soprattutto non passa per intero da Luciano Spalletti né da qualunque altro cittì: nel senso che non di sola ricostruzione tecnica vive l’uomo, più urgente e complicata pare la ricostruzione di un sistema virtuoso, la ricerca di un equilibrio sano tra il calcio dei club e quello degli azzurri, una governance che dia un indirizzo politico e delle linee guida chiare, una luce nelle nebbie. Auguri. 

Embed from Getty Images

Sarà il caso per esempio di cominciare a far notare che le qualificazioni ai Mondiali si aprono il 6 giugno proprio in casa di quella Norvegia di cui molto si è parlato in questi giorni fino a farla diventare la classica profezia che si auto-avvera. Se non altro, finire in questo girone a cinque ha evitato di andare nell’altro con l’Irlanda del Nord – a proposito di sibille nefaste. Peraltro: nell’età di Erling Haaland centravanti la Norvegia non si è mai qualificata per un Mondiale, mai per un Europeo, non è neppure in Serie A della Nations League. Non gioca i Mondiali dal ‘98 e gli Europei dal 2000. 

Ma siamo traumatizzati da Svezie e Macedonie. Se dunque la Norvegia ci spaventa tanto, sarà il caso di cominciare a trattare questo 6 giugno come una data cruciale, sarà il caso di porlo come un argomento di organizzazione logistica e tecnica insieme con la partita del 9 giugno contro la Moldavia. Sarà il caso di trattarli come giorni all’altezza delle paure, e non come una parentesi fastidiosa, piazzata sei giorni dopo la finale di Champions League [dove potrebbero esserci Bastoni, Barella, Acerbi, Dimarco] e otto giorni-cinque giorni prima dell’inizio del Mondiale per Bancomat club [dove ci saranno di sicuro Bastoni, Barella, Acerbi, Dimarco, ma pure Cambiaso e Locatelli]. Si può far qualcosa? Si può chiedere a Inter e Juventus di rinunciare ai nazionali per le prima partita dei loro gironi contro Monterrey e Al-Ain? O ne faremo una colpa a Spalletti? Spalletti che quando attacca è un folle visionario e quando si difende ha sbagliato atteggiamento e formazione? 

Embed from Getty Images

Ieri c’è stata un‘Italia che ha preso tre gol nel primo tempo senza segnarne e ne ha segnati tre nel secondo senza prenderne. Pensarlo sarebbe troppo finanche per Cristopher Nolan. Ma questo è. Non è molto, ma non è poco, per ora bisogna farselo bastare. Se la stessa partita – stesso risultato, stesso andamento – fosse arrivata a un Europeo oppure a un Mondiale, stamattina dagli appunti presi sulle Moleskine uscirebbero poemi omerici. Dentro un simile contesto, le cose migliori del calcio italiano sono ancora quelle che combinano le squadre: calciatori e allenatori.

Paolo Condò sul Corriere della sera ha scritto che ci portiamo dietro il primo tempo più imbelle e distratto che si ricordi, una tremante ammissione di inferiorità indegna della tradizione di una gara fra Italia e Germania, e la capacità che hanno avuto gli azzurri di vergognarsene. Il naufragio e la rinascita sono stati momenti psicologici prima che tecnici. La seconda rete subita non si vede sui campi dei dilettanti”. 

Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio aggiunge che dobbiamo capire qual è la vera Italia, perché a Dortmund ce n’erano due. Eppure rimugina. Un gol, uno solo, e saremmo tornati all’Azteca. Peccato. Sarebbe stata la partita del “Nuovo Secolo” o del Nuovo Millennio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.