Il rigetto dell’innesto Thiago Motta

 

|   Certi uomini hanno l’aria di essersi sposati

solamente per impedire alle loro mogli di sposarsi con altri

Jules Renard

 prima di tutto

Il rigetto dell’innesto Thiago Motta

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  Era un paio d’anni fa e l’Inter cadeva sul campo di uno dei suoi fantasmi più grandi, quel Bologna che le è costato almeno due scudetti. Perdeva perché “in queste ultime giornate non è irreale affermare che la squadra di Motta sia tra quelle che mostrano il miglior calcio” [Emilio Marrese, Repubblica Bologna], perché “Thiago Motta rifila a Inzaghi una lezione tattica e tecnica che più chiara non potrebbe essere” [Gianni Visnadi, il Giornale], perché “Thiago Motta con la sua raffinata grammatica calcistica ha trasmesso qualcosa che sta a metà strada tra l’avvertimento e la promessa” [Emanuele Gamba, Repubblica], e perché “l’episodio che va in scena a Bologna con un tempo da tregenda e un campo dal drenaggio problematico si può intitolare serenamente «Lezioni di Thiagometria»” [Paolo Tomaselli, Corriere della sera]. 

Fu questo vento di trasgressione e di novità a ficcare l’idea nella testa di Cristiano Giuntoli, probabilmente perché Luciano Spalletti si era nel frattempo fidanzato con la Nazionale e fu impossibile vestire di bianco e di nero il tatuaggio con lo scudetto azzurro che si era fatto lungo il braccio. 

Sarà che gli dèi del calcio ogni tanto non si fanno i fatti loro, sarà che si indispettiscono, scendono dai loro Olimpi e vengono a punire certi atteggiamenti, ma adesso il calcio di Thiago Motta fuori dal recinto felice di Bologna è “imbarazzante” [Libero] e “inguardabile” [il Giornale]. È forte la tentazione stamattina di accostare l’ambizioso innesto della sua idea di gioco sul corpaccione juventino agli altri trapianti rigettati dalla storia. Non tanto quello di Gigi Maifredi negli anni Novanta, in genere usato per ironia, sarcasmo e derisione – fu il Sacchi che la Fiat aveva creduto di trovare sempre a Bologna; quanto il trapianto di Maurizio Sarri e poco dopo il tentativo autarchico di Andrea Pirlo. È forte la tentazione di giudicare ineluttabile il destino che subisce ogni tentativo di dare un abito più sexy alla tradizionale austerità dello stile Juventus. È ovviamente una circostanza casuale e buona parte dei giudizi restano pregiudizi apparecchiati sin dal principio e seduti sul fiume ad aspettare. 

E però stanno cedendo anche le ultime dighe rimaste in piedi a reggere il corso tumultuoso delle acque avverse. La Juventus poteva uscire contro l’Empoli prima ancora di andare a giocarsela ai rigori. È stata salvata da Perin, non sono gli errori di Vlahovic e Yildiz a pesare, ma quel che non aveva fatto contro un Empoli che aveva cinque ragazzi di vent’anni in campo. 

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Antonio Barillà su La Stampa ha scritto: “Lo spettacolo? Servito. Peccato si tratti di un horror”. Parla di tradimento del tifo e aggiunge: “Thiago Motta non ci ha persuasi dopo Eindhoven quando invocò la «strada giusta», ne apprezziamo invece la sincerità adesso perché “vergogna” è sintesi perfetta. Dopo la rivoluzione promessa, la filosofia sbandierata e gli oltre 200 milioni investiti dal club, l’uomo della novelle vague confeziona una stagione peggiore dell’ultima: altro che Luna Park, unica attrazione sono le montagne russe, con il popolo bianconero che sognava di divertirsi e rabbrividisce invece in un percorso estremo, fatto di repentini alti e bassi, di salite e discese veloci”. 

Alberto Polverosi  sul Corriere dello sport-stadio celebra l’impresa ricordando che “l’Empoli A era mezzo infortunato. L’Empoli B era in buona parte in panchina. L’Empoli C, quello dei ragazzini, pieno di Under 21, Under 20 e perfino Under 19, ha vinto a Torino contro la Juventus. In campionato sta soffrendo tantissimo, ma la squadra è viva, ha dei giovani brillanti come sempre nella sua storia, ieri Tosto, Marianucci e Bacci hanno oscurato le stelle superpagate (visto il rendimento si può dire anche strapagate) della Juventus.  La Juve, al pari della Fiorentina, è la squadra più inspiegabile di tutta la Serie A. Quando sembra in pieno rilancio, si ferma, barcolla e va a tappeto.  Maleh – racconta Polverosi – ha imperversato (bello il gol di destro), Marianucci ha dominato l’area di rigore, Cacace ha frenato tutti quelli che passavano sulla sua fascia. D’Aversa deve essere orgoglioso di un gruppo così forte, così solido, così compatto: quando recupererà i giocatori più forti potrà riprendere la corsa verso la salvezza”.

E la Juve? Polverosi parla di “fallimento di una stagione intera” e immagina quanto possa essere amaro per gli juventini il ricordo di un anno fa: “Allora questa Coppa l’aveva alzata l’allenatore ripudiato, Massimiliano Allegri. In campo c’erano Nicolussi-Caviglia e Iling-Junior, eppure la Juve di oggi dovrebbe imparare qualcosa dalla Juve di ieri”. 

Guido Vaciago, direttore di Tuttosport da Torino, considera che “tutto è giustificabile in una difficile stagione di transizione e semina per il futuro, ma serve dignità, è necessario il minimo sindacale di orgoglio e decoro quando si veste quella maglia. Motta, a fine partita, parla apertamente di «vergogna». Fa bene. E gli fa onore (finalmente… ) assumersi le responsabilità, ma farlo alle 23.14 del mercoledì 26 febbraio è tardi. Perché dopo sette mesi non può e non deve essere un problema far capire alla squadra che in un quarto di finale di Coppa Italia, ultimo obiettivo rimasto alla Juventus, si deve giocare in un altro modo, con un altro atteggiamento, con quello che si poteva sbagliare. Probabilmente si e sentito tradito, ma dopo sette mesi non esiste uno zoccolo duro, non esistono punti di riferimento ai quali avrebbe potuto fare passare il fondamentale concetto che, ieri, non si doveva perdere. Motta ha frullato la squadra, le gerarchie e i ruoli; ha epurato i più esperti, non ha creato nuovi leader; non è riuscito a dare l’atteggiamento giusto. Perché se ieri è clamorosamente mancato, è dall’inizio della stagione che la Juventus sbaglia approccio, o all’inizio o alla fine delle partite, insomma non è una sorprendente novità”

Secondo la Gazzetta “insieme a Thiago sotto accusa anche calciatori e campagne acquisti. L’andamento della stagione pone dei seri dubbi sul nuovo corso: da adesso a fine stagione sono tutti sotto esame”. 

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