Se a Los Angeles abbassassero le tasse e riducessero lo smog
e sistemassero la piaga del traffico, sono convinto che mi ci trasferirei
Fino al prossimo terremoto
Groucho Marx
IL TEMA
Uno passa tutto l’inverno a spendere un miliardo e 200 milioni di dollari per mettere insieme la più impressionante raccolta di talenti mai assemblata, conta i numeri e i record di una stagione da sogno del giocatore più straordinario che abbia mai calcato un campo da baseball, e tutto si riduce alla fine al braccio destro di un trentenne, due volte operato e ancora gonfio. È così che i Los Angeles Dodgers hanno afferrato il loro secondo titolo in cinque anni, ma pure il secondo negli ultimi trentasei, portando alla luce il nome di Walker Buehler in gara-6 delle World Series, quella che Sports Illustrated sta chiamando “una delle partite più assurde che questo sport abbia mai visto nel nono inning”. Il campionato precedente era arrivato nel 2020, la stagione del lockdown e della pandemia, la stagione dal calendario accorciato e rabberciato, e “per quanto ci abbiano provato, i Dodgers non sono mai riusciti a convincere il mondo del baseball che dovesse contare come qualsiasi altro campionato” [Washington Post]
Buehler era un tempo la più grande promessa della squadra, e poi è diventata il suo asso, prima che una campagna acquisti sontuosa portasse ai Dodgers Shohei Ohtani e Yoshinobu Yamamoto. Buehler ha saltato 22 mesi di baseball. È tornato sul monte a giugno e ha avuto così tante difficoltà che si è dovuto prendere un altro mese di pausa dalla squadra, cercando di migliorare il suo lancio. Eppure andava ripetendo di essere un giocatore da grandi serate, l’unica cosa che mi interessa, diceva, e nel momento della verità ha dimostrato che non mentiva, eliminando Austin Wells e Alex Verdugo in quel passaggio delle partite dove vengono in mente i Blues Brothers, quando il gioco si fa duro eccetera eccetera.
C’era lui con le braccia alzate quando sono arrivati a travolgerlo di abbracci le superstar giapponesi da centinaia di milioni di dollari, l’esterno destro Mookie Betts che guidò al titolo del 2020, il prima base Freddie Freeman al quale è stato dato il titolo di MVP delle World Series per i suoi fuoricampo segnati su una gamba sola e la caviglia destra slogata da settembre. Tutti sono arrivati a festeggiare, ma è stato Buehler a lanciare dopo due giorni di riposo, per portare il titolo a casa.
Sports Illustrated ricorda che i Dodgers sono stati a lungo in testa alla classifica, ma a lungo in testa pure a quella degli infortuni, non sono mai riusciti a davvero e mettere in campo quella rotazione da All-Star Game così attesa. “I membri della migliore squadra di baseball – ha scritto Stephanie Apstein per dare il senso di questa storia – hanno fatto qualcosa di quasi più impressionante che dare spettacolo per tutto il mese di ottobre: si sono convinti che nessuno credesse in loro”.
Con quattro delle 20 magliette più vendute della lega [Ohtani, Betts, Freeman, Kershaw], con un’inserzione pubblicitaria di un’azienda giapponese ogni 20 minuti, i Dodgers hanno iniziato a immaginarsi come degli sfavoriti quando si sono ritrovati sotto di 2-1 nei play-off contro i San Diego Padres, solo tre settimane fa. “Erano stanchi di vedere squadre peggiori festeggiare di fronte a loro. Erano stanchi di non essere all’altezza”
La finale presentata come la sfida tra la più grande star degli USA [Aaron Judge] e la più grande star globale [Shohei Ohtani] si è rivelata una serie in cui nessuno dei due ha fatto la star, ma il resto dei Dodgers ha surclassato il resto degli Yankees. È quella che il Washington Post chiama una rhapsody in blue [anche gli americani ogni tanto cedono alla suggestione dei titoli imparabili] per la rimonta da cinque punti di svantaggio. Degli otto titolo di World Series nella storia dei Dodgers, quattro sono arrivati contro gli Yankees.
LE PROSPETTIVE
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Per questo il giornale cittadino esulta: “I venerati New York Yankees sono rimasti immobili seduti sulla loro panchina, spogliati della loro aura e bastonati nella loro essenza, dolorosamente distrutti, uno per volta. I Dodgers ce l’hanno fatta. Ce l’hanno fatta davvero” ha scritto Bill Plaschke.
Una squadra troppo forte per fallire ancora, per fallire di nuovo come spesso è capitato nei play-off, sottolinea il Wall Street Journal: Ohtani è diventato il primo nella storia a segnare cinquanta fuori campo e rubare cinquanta basi. “La squadra che soffoca – continua il Los Angels Times – stavolta ha ingoiato spade. La squadra che crolla ha sputato fuoco. La squadra più grande e snervante del baseball ha masticato la sua eredità di frustrazioni in una notte di ottobre e ora vivrà per sempre. È stata la squadra più grande nella storia dei Los Angeles Dodgers. La festa si terrà venerdì, nel giorno del compleanno del defunto Fernando Valenzuela, morto tre giorni prima dell’inizio delle World Series”.
Eppure questa squadra, questa super squadra, non ha giocato al massimo del suo potenziale, sottolinea Barry Svrluga sul Post gettando una certa inquietudine sul baseball che verrà. “Una nuova età dell’oro” prevede The Athletic, all’altezza dei quattro titoli arrivati fra 1955 e 1965: “Los Angeles adesso ha un titolo senza asterisco. La gente della città avrà la sua parata”.
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UN BEL GIRETTO DI PAROLE DOPPIATE
La missione dei Dodgers seguendo il suo ricordo verso Est
#22 DICEMBRE 2023
Chi legge più libri che riviste sportive se li immagina ancora a New York, come in quel romanzo americano di qualche anno fa, Underworld, secondo alcuni in corsa per essere il più grande di sempre del suo paese. Il goat, dai, diciamo noi più terra terra. I Dodgers in quella storia sono ancora di Brooklyn e il primo capitolo è tutto dedicato al derby con i Giants che vale un posto per la finale del 1951, dove nel frattempo si erano qualificati gli Yankees. Newyorkesimo purissimo. Sei anni dopo sia i Giants sia i Dodgers se ne sono andati, chi a San Francisco chi a Los Angeles, perché la California non aveva ancora squadre d’élite ma aveva nuovi stadi, soldi, e in America ogni tanto fanno così.
Nel romanzo succede che Bobby Thomson segna un fuoricampo prodigioso, ribaltando il risultato e facendo perdere i Dodgers. Che fine abbia fatto la palla non si sa, ma Don De Lillo le cose le sa inventare e allora tira tutta una storia per pagine e pagine partendo dal ragazzino che è riuscito a prenderla. La palla passa di mano in mano e diventa un oggetto attraverso cui ricostruire la storia dell’America durante la Guerra Fredda fino agli anni Novanta.
PAGINE I Dodgers a NY | C’è un sedicenne nel Bronx che si porta la radio in cima al tetto del caseggiato per poterla ascoltare da solo, un tifoso dei Dodgers, acquattato nel crepuscolo, e sente il resoconto della smorzata mal giocata e della volata che segna il pareggio e guarda al di là dei tetti le spiagge di catrame con le corde per stendere il bucato, le piccionaie e i preservativi spiaccicati e si sente accapponare la pelle. Il gioco non cambia il modo in cui dormi o ti lavi la faccia o mangi. Ti cambia soltanto la vita.
di don delillo, Underworld (Einaudi)
Intorno ai Dodgers invece adesso c’è Los Angeles – che è proprio un altro mondo, come sapete. Per capirci, bisogna immaginarsi come se un giorno la Roma diventasse la squadra di Sharm el-Sheikh. Nicola Palmiotto su Ultimo Uomo ha scritto tempo fa che “se riconduciamo Los Angeles a quella esangue dei romanzi di Bret Easton Ellis, oppure a quella frivola e decadente che fa da sfondo a Bojack Horseman, è difficile immaginare i suoi abitanti come tifosi di baseball, uno sport dalle ritualità così poco sofisticate e dai ritmi così agricoli. E in effetti il loro modo di vivere il baseball è abbastanza peculiare. Si dice che quelli vestiti con il blu dei Dodgers arrivino tardi allo stadio e che siano soliti andare via al settimo inning per evitare il traffico del centro città. Del resto lo stadio di Chavez Ravine, costruito nei primi anni ’60 per ospitare la squadra appena arrivata da Brooklyn, è rimasto più o meno simile nel corso degli anni e il fascino purtroppo non sempre si sposa con il comfort”.
PAGINE Los Angeles | Erano pressappoco le undici del mattino, mezzo ottobre, sole velato, e una minaccia di pioggia torrenziale sospesa nella limpidezza eccessiva là sulle colline. Portavo un completo blu polvere, con camicia blu scuro, cravatta e fazzolettino assortiti, scarpe nere e calzini di lana neri con un disegno a orologini blu scuro. Ero corretto, lindo, ben sbarbato e sobrio, e me ne sbattevo che lo si vedesse. Dalla testa ai piedi ero il figurino del privato elegante. Avevo appuntamento con quattro milioni di dollari.
di raymond chandler, Il Grande Sonno (Adelphi)
No, non vi stufate ancora. Un attimo.
Ora che ci siamo trasferiti coast to coast, prima di spiegare che diavolo sta succedendo a Los Angeles, bisogna ancora dire solo che i Dodgers hanno vinto il campionato sette volte, ma solo una a Brooklyn e sei a Los Angeles. Dove prima non c’era riuscito nessuno e dove nel 2020 hanno fatto una cosa mai successa in America. Hanno portato un secondo titolo di un secondo sport diverso nella stessa città, pochi giorni dopo i Lakers in NBA. [TUTTO QUI]
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