Il bambino che porta il calcio nel futuro con la macchinetta ai denti

 EURO 2024

2-1 L’’Europeo della Francia è finito senza essere mai iniziato. Ci rimarrà negli occhi un solo pallone, quello alto e dolce di Mbappé a cercare la testa di Kolo Manui, l’assist per il gol del vantaggio contro la Spagna, il primo su azione di tutto il torneo dopo un paio di autogol e un pugno di rigori. È parso la giusta ricompensa, una carezza del caso al ragazzo che si era fatto parare dal Dibu Martinez all’ultimo secondo il pallone del titolo mondiale. Invece era solo un bagliore, un lampo, un atto formale prima di consegnarsi alla Spagna e alle diavolerie di Dani Olmo e soprattutto di Lamine Yamal, un antidivo senza tatuaggi e un bambino che porta la macchinetta ai denti.

Non ci sarà nessuna domenica a Berlino, nessun primo titolo europeo per il tecnico Didier Deschamps, nessuna di quelle giornate estive piene di speranza e febbre, nessuna riconciliazione attorno alla bellezza del risultato. Resta solo la bruttezza di una semifinale persa con un fuoco insufficiente, un ritorno a casa con qualche giorno di anticipo e la sensazione che i Bleus, dopo una semifinale prima incandescente, poi del tutto spenta, abbiano dimostrato fino alla fine una versione incompiuta di sé

Lo ha scritto Vincent Duluc nel suo editoriale su L’Équipe aggiungendo con saggezza e contro il vento dominante che negli anni ’80 avremmo sostenuto che andava bene lo stesso, ma nel 2024 l’eliminazione della Francia in una semifinale agli Europei da parte della Spagna non può avere lo stesso significato. Discostandosi dalla retorica del grazie lo stesso, L’Équipe parla esplicitamente di fallimento profondo, doloroso, perché la migliore squadra europea degli ultimi due Mondiali è stata prima abbattuta e poi scherzata, incapace di pressare, portata in giro come dei cadetti in groppa a un gigantesco toro

Kylian Mbappé è stato definito irriconoscibile [anche senza maschera], euroscettico in termini politici, Kolo Muani un dolmen nel giardino di tutti gli altri, Antoine Griezmann e Olivier Giroud al crepuscolo, il centrocampo al naufragio, ma non si salva neppure il cittì, per la sua caparbietà nel limitare i minuti di Barcola e per la scarsa influenza tecnica sull’ambiente nel suo complesso.

Smascherati è il titolo in prima pagina. Nel rendere omaggio alla Spagna, il quotidiano francese sottolinea che il ricorso al possesso palla è avvenuto per congelare il gioco, la Spagna non è il Brasile del 1970. Quando la squadra che gioca il miglior calcio del torneo non prova più a segnare, come è avvenuto per tutto il secondo tempo, lo spettacolo si abbassa, ma la loro maestria è stata notevole e coerente con la profonda cultura. Il finale è amaro: Gli azzurri andranno al Mondiale 2026, ma sarebbe meglio evitare di andare avanti rimuovendo il pensiero di quanto è appena successo, o soprattutto non è successo, in questo mese.

Votacci, ovviamente. Una sfilza di insufficienze per la Francia, dai 4 per Maignan, Upamecano e Kolo Muani, ai 3 in pagella per Mbappé, Dembélé, Rabiot, Tchouaménie Kanté, addirittura un 2 per Theo Hernandez. Nella sua incursione da opinionista sul giornale francese, Rudi Garcia ha detto che il talento individuale ha fatto la differenza, parlando di gol sontuosi di Yamal e Olmo. 

UNA NUOVA STELLA

La Spagna, altrettanto ovviamente, esulta. Dove stai andando, Lamine Yamal? si chiede Manuel Jabois, firma delle pagine culturali di El Pais con frequenti incursioni e una rubrica in quelle dello sport. Il giocatore del Barcellona, dice Jabois, si trova in un’età spericolata e irresistibile. Un’età che anticipa un’era”.  Ha segnato quel suo gol da così lontano, da una posizione assurda, una posizione dalla quale il tiro di un adulto esigerebbe impegno, classe e sicurezza, mentre per un ragazzo di 16 anni si fa fatica a immaginare finanche che da lì oserebbe guardare la porta. Jabois ha scritto che non c’è logica, né regole, né ordine nella vita di Lamine Yamal. Il giocatore del Barcellona è l’apparizione più selvaggia nel calcio mondiale dai tempi di Pelé all’età di 17 anni ai Mondiali del ‘58. È il caos in uno sport, il calcio, che è responsabile del caos. A 16 anni ti prendi quello che vuoi, soprattutto se indossi dei pantaloncini. Yamal ha alzato la palla con un calcio perfetto, letteralmente perfetto, perfetto in un modo tale che la palla non poteva andare né un centimetro più a sinistra né più a destra, né più in alto né più in basso.

Jorge Bustos su El Mundo, come si dice ad Avellino, si prende la pizzicata con L’Équipe che ieri mattina aveva titolato: No pasarán. Siamo già passati gli risponde stamattina, parlando di sconsiderata provocazione.

UN NUOVO DUALISMO, L’AGGIORNAMENTO DI MESSI VS RONALDO

Orfeo Suarez, ancora su El Mundo, pregusta altri Lamal vs Mbappé nella Liga, un aggiornamento di Messi vs Ronaldo, in fondo possono essere considerati le loro protesi a guardare certe foto fatte da bambini e tirate fuori dai cassetti nel momento giusto. 

Yamal non ha sentito il peso avvertito da Mbappé, quello di un eroe Marvel smascherato che fallisce prima del passaggio della sua vita al Bernabéu. Magari Yamal e Nico Williams ne soffriranno in futuro, ma oggi ancora volano nello stesso modo in cui sorridono. Mbappé non è stato il Mbappé che conosciamo, sminuito in gran parte dai suoi problemi al setto nasale. È atteso in Spagna, ora, dove Yamal è il prossimo Mbappé, per velocità, tecnica e gol. La Liga li riunirà per offrire una nuova rivalità al Clásico, che ha avuto il meglio per anni. Per il Barça è come trovare delle pepite d’oro nel deserto. Il futuro appartiene alla nuova generazione, il futuro appartiene a Yamal, il futuro inizia domenica prossima

Yamal abbaglia fino in Inghilterra. Sid Lowe sul Guardian scrive: Non può bere, non può fumare. Non può guidare, non può votare. Ma può tirare un pallone nell’angolo alto di una porta. Sul grande palcoscenico e nella partita più importante per una generazione. La sua generazione, e forse sarà davvero la sua. Avanti, Lamine Yamal Nasraoui Ebana, figlio di Sheila dalla Guinea Equatoriale e di Mounir dal Marocco, tu che sei cresciuto a Rocafonda, Mataró: codice postale 08304. Avanti, a sinistra, a destra, di nuovo a sinistra. E poi, fai quello: un momento che rimarrà in eterno, che ha portato un paese verso una finale e una nuova era.

A nome degli spagnoli, la pizzicata se la prende pure il Guardian sui francesi. Alla vigilia di questa semifinale – si legge – Adrien Rabiot aveva avvertito che questo studente del quarto anno, arrivato in Germania con i compiti da fare, gli esami da superare e un Europeo da vincere, il ragazzino che aveva creato più occasioni e fatto più assist di chiunque altro, avrebbe dovuto fare di più, se la Spagna voleva trovare il modo di superare la Francia. Rabiot, questo può bastare? Di fronte a un centrocampista francese – oh, ciao Adrien – Lamine Yamal ha fatto un passo in avanti, ha mandato Rabiot a prendere le sigarette e ha tirato in porta oltre Mike Maignan

Ferran Torres ha detto che le cose di Lamine Yamal con il pallone dovrebbero essere illegali. Il Guardian allora riprende la frase e dice che sì, proibite come bere e fumare alla sua età, guidare i votare. Circolava nei giorni scorsi una storia sulla legge tedesca sul lavoro che impedisce ai minori di lavorare dopo le 20. Gli atleti sono un caso speciale, ma anche loro non possono andare oltre le 23. L’allenatore della Spagna, Luis de la Fuente, ha scherzato dicendo che allora avrebbe sostituito Lamal, se necessario. Non lo ha fatto. Non sono andati ai supplementari e Lamine Yamal è uscito in mezzo a un’ovazione, con tre minuti di recupero ancora da giocare, dopo aver fatto la storia. A 16 anni e 362 giorni, il suo gol iniziale, il suo golazo iniziale, lo ha reso il giocatore più giovane ad aver segnato a un Europeo o a una Coppa del Mondo. Ha battuto Pelé di otto mesi. Pelé, per l’amor del cielo. Chi altro potrà ancora battere nei molti anni che lo aspettano?

LA SPAGNA SALVI-TUTTI

Ha fatto di più, la Spagna, sta facendo molto di più, secondo Alfredo Relaño, decano dei giornalisti calcistici del paese, giurato del Pallone d’oro. La Spagna sta salvando gli Europei, dice su Diario AS.  Questo Europeo ci ha portato brutte partite, squadre caute e tanta noia. Alcune partite hanno fatto eccezione, tutte quelle della Spagna, la novità del campionato per il suo gioco audace e il profilo delle sue ali. La Francia è stata la squadra dominante in Europa negli ultimi anni, ma merita un rimprovero per la sua mancanza di audacia, per aver privilegiato la fisicità e la prudenza rispetto alla classe e alla verve offensiva, nonostante avesse ottimi giocatori in attacco. Era necessario che la Spagna vincesse proprio per questo motivo: dimostrare che Deschamps si sbagliava.

Una missione per tutti, una missione ideologica. Potrebbe essere la fine del non-calcio di Deschamps, scrive pure Barney Ronay sul Guardian, la fine di un’era. La Francia produce più giocatori d’élite di qualsiasi altra nazione. La Francia non è l’Inghilterra, dove il primo respiro di un talento è trattato come un dono degli dei. La supremazia francese è stata guadagnata, un riflesso di un meraviglioso sistema di sviluppo dei giovani. Questa squadra pare invece creata per compensare un’assenza di talento, un’assenza che non esiste. E quando la Francia perde, ciò che rimane è proprio quella sensazione di assenza. Mentre i giovani giocatori spagnoli festeggiavano danzando sulla linea di fondo, era impossibile non vedere questa vittoria come il successo della libertà e dell’individualismo, un evento significativo in uno sport che è sempre più chiuso nella maschera di ferro di sistemi, atletismo, controllo. Il calcio spagnolo è ottimista per sua natura. Sono stati la luce di questo torneo.

L’oscurantismo del calcio arriva invece dal paese dei lumi della ragione. Dice il Guardian che Deschamps dovrà ora affrontare alcune domande. La Francia ha giocato in difesa per scelta. Ha preso una decisione deliberata per soffocare i suoi talenti

 

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