Il nome di Mpetshi Perricard potrebbe essere difficile da pronunciare, scrive la stampa inglese, ma tanto vale abituarsi. Meglio abituarsi pure a vederlo servire palate di ace, secchiate di ace, sono stati 51 nella vittoria in cinque set contro Sebastian Korda, sono saliti a 78 dopo il secondo turno, una macchina di servizi vincenti. Ha 20 anni, è francese, è alto 1,93 m, è appena entrato nella Top 60, due mesi fa è arrivato dalle qualificazioni per vincere il suo primo titolo, nella sua città natale, Lione. Mpetshi Perricard è stato definito il futuro del tennis, e per capirne il motivo, bisogna vederlo giocare.
“Potrebbe essere il giocatore più atletico mai visto con quell’altezza. La combina – scrive la rivista Tennis – con un movimento fluido del servizio e uno scatto esplosivo del polso. Più di altri robot del servizio del passato, possiede anche un dritto da urlo, una discreta quantità di velocità e la propensione a dirigersi verso la rete. È interessante, ma forse anche una maledizione, che abbia un rovescio a una mano” ha scritto la rivista Tennis.
È l’evoluzione di un prototipo che viene dal passato. Sembra l’identikit del nuovo campione immaginato negli Anni Novanta, prima che il tennis prendesse invece la direzione inattesa e opposta, premiando i grandi ribattitori più dei grandi servitori.
La Francia vive in un doppio stato d’animo, da una parte il pentolone con il brodo di giuggiole, dall’altra il microscopio sotto il quale passare misure, caratteristiche e capacità. Stamattina se ne occupa L’Équipe raccontando che tra il 2015 e il 2018 Caroline Martin e Pierre Touzard hanno accolto per tre volte il giovane Mpetshi Perricard nel loro laboratorio M2S dell’Università di Rennes 2, dove misurano da una dozzina di anni, su un campo dotato di telecamere e sensori, tutti gli aspetti biomeccanici legati all’esecuzione del suo micidiale servizio. La sua velocità media era di 164 km/h a 12 anni (altezza 1,77 m), di 184 km/h a 13 anni (altezza 1,89 m) e di 202 km/h a 15 anni (altezza 1,97 m). «L’ultima volta che è venuto a trovarci non potevamo più confrontare i suoi risultati con quelli dei giovani della sua età perché non era più rilevante – dicono i ricercatori – abbiamo iniziato a compararli con quelli dei primi 100 ATP». La domanda che gira parrà esagerata, ma questo è il mestiere: “È già il servizio più impressionante della storia?” – si domanda il giornale francese.
Da ragazzino la sua tecnica non era così pulita come oggi. Non usava bene le gambe, l’utilizzo della parte inferiore del corpo non era perfetta. Aveva meno velocità nella risalita, era meno esplosivo, non aveva il ritmo giusto, teneva il gomito troppo basso e attaccato al corpo all’inizio del movimento. Per toccare i 240 km orari, oggi non lanciare la palla troppo in alto e sfrutta l’elasticità del polso, aumenta l’ampiezza del gesto girandosi all’indietro sulla schiena. Insomma, alla fine di un lungo tunnel forse la Francia ce l’ha fatta: con Arthur Fils ha una nuova generazione di protagonisti, in grado di subentrare ai Monfils e agli Tsonga. Sono partiti tutt’e due da Lione, Fils è più propenso al tuffo sull’erba, vanno all’assalto degli ottavi di finale.