Sha’Carri olio su tela. Una lezione sul tempo perso

  Recuperare il tempo perduto non significa nulla. Il tempo non può essere recuperato. Il tempo è raro, scarso, per definizione irrecuperabile. Neppure se sei Sha’Carri Richardson puoi recuperare gli anni di attesa e di lavoro. Non puoi tornare indietro e annullare quel test sulla marijuana che la privò del debutto olimpico nel 2021. Questo dice di lei Marcus Thompson II, firma olimpica della rivista The Athletic. L’unica cosa che può fare ora è dimostrare che il tempo non è stato affatto perso. È stato convertito in carburante.

La più clamorosa delle dimostrazioni è arrivata nella notte fra sabato e domenica sulla pista di Eugene, dove Sha’Carri Richardson ha corso i 100 metri in 10,71, prendendo il biglietto per Parigi con il crono numero 1 al mondo della stagione. Una superiorità mai in discussione, così netta che nelle batterie di venerdì era inciampata appena fuori dai blocchi in un laccio allentato, ma ha usato gli ultimi 40 metri per riprendersi e chiudere lo stesso in un 10.88 che solo 59 donne nella storia sono mai riuscite a correre. 

Porta con sé a Parigi due compagne di squadra e di allenamento, Melissa Jefferson seconda in 10.80, Twanisha “Tee Tee” Terry terza in 10.89. Pochi istanti dopo aver visto il tabellone dei risultati, si sono abbracciate. 

 

 

LA SUA STORIA

Sha’Carri aveva vinto i Trials anche nel 2021, era risultata positiva ai metaboliti del THC, le era stata inflitta una sospensione di un mese, la finestra esatta per impedirle di gareggiare a Tokyo. Con una signora rimonta, l’altra volta, aveva vinto con più di un decimo di secondo di vantaggio sulle avversarie. Stavolta è stata più veloce di 15 centesimi. Non cercò scuse, non si inventò improbabili versioni, ammise di aver fumato marijuana mentre affrontava il lutto per la morte della sua madre biologica. Accettò la squalifica e la frequenza di un programma di sostegno psicologico, da allora è diventata la bandiera di chi ritiene che la marijuana non dovrebbe essere sulla lista delle sostanze vietate. Lo è ancora. Ma è pure diventata, scrive The Athletic, un bersaglio per coloro che erano delusi dalla sua incapacità di seguire una regola semplice, molti dei quali già a disagio con la sua stravaganza

Il tempo non lo puoi recuperare, ma neppure il tempo può fermare Sha’Carri, ancora magnetica, ancora piena di potenziale, sempre accattivante Trasuda fiducia in pista – scrive The Athletic – come se sapesse che il suo destino è quello di essere una delle grandi. La sua miscela di genialità e spavalderia è un mix inebriante. Il talento. I capelli. Le unghie. Le ciglia. I tatuaggi. Il fisico. Il fascino. È una Flo-Jo hip-hop. Per tutto questo è commerciabile alla potenza massima. È sponsorizzata da Nike, Beats by Dre, Google, Sprite, Olay. Tutto questo senza aver mai calcato un palco olimpico. Immaginate se vincesse l’oro

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Il Washington Post ha ricordato che tre anni fa Sha’Carri correva indossando una parrucca arancione Technicolor, somigliava a delle fiamme che le uscivano dalla testa. Non poteva sapere presto le fiamme l’avrebbero avvolta. Quella ragazza è tutta cresciuta. Una volta tagliato il traguardo, Richardson ha continuato a correre per metà pista. Pii è caduta in ginocchio e ha pianto. I ricordi sono inevitabili. Sabato, in semifinale, le è venuto da sorridere quando lo speaker dello stadio l’ha presentata come la campionessa del mondo in carica, e Javianne Oliver nella corsia numero 9 come la campionessa dei Trials 2021 

È Sha’Carri la speranza dell’America contro la supremazia delle donne giamaicane nell’evento clou degli sprint. Una donna americana non vince i 100 dai tempi di Gail Devers nel 1996. Marion Jones la spuntò nel 2000 ma la sua medaglia d’oro è stata ritirata dopo l’ammissione di aver assunto sostanze illecite durante lo scandalo BALCO. La Giamaica ha dominato le ultime quattro Olimpiadi. Shelly-Ann Fraser-Pryce ha vinto l’oro nel 2008 e nel 2012, la stessa impresa di Elaine Thompson-Herah nel 2016 e nel 2021. Sono arrivati pure quattro degli ultimi cinque ori nei 200 metri, solo Allyson Felix nel 2012 ha spezzato l’egemonia, la sola donna USA d’oro dal 1992.

Negli ultimi 20 anni, comprese le Olimpiadi di Atene 2004, le donne giamaicane hanno vinto 11 medaglie su 15 nei 100 e altre sei nei 200. In tutto fanno 17 su 30 nelle due gare classiche dello sprint. Ma Richardson ha battuto sia Fraser-Price sia Shericka Jackson ai campionati del mondo di Budapest 2023. Il 10,65 di quel giorno è il suo record personale. 

Ai Trials Sha’Carri avrà vita più dura nei 200. Ad aprile ha corso intorno ai 23 secondi in entrambe le prove cinesi della Diamond League in Cina. Il suo personale di 21.92 risale ai Mondiali del 2023 ed è il terzo crono di iscrizione a Eugene. La medaglia d’argento olimpica in carica Gabby Thomas [21,60] e la stella emergente McKenzie Long [21,83] sono le donne scese sotto i 22 secondi nell’ultimo anno.

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