Tappa-13. Sulle strade delle biciclette di Guareschi

LA TAPPA DI OGGI |  RICCIONE-CENTO

 

Cento sa come organizzare una grande festa. Ogni anno, durante le cinque domeniche che precedono la Quaresima, ospita un Carnevale, uno dei più famosi e antichi d’Europa. Accoglie folle e turisti da tutto il mondo, vengono a vedere sfilate, carri allegorici, ballerini in costume. Dagli anni Novanta è gemellato con il Carnevale di Rio de Janeiro, così arrivano pure da laggiù a ballare samba. Tutto si svolge in Piazza Guercino, intitolata al cittadino più famoso di Cento, il pittore Giovanni Francesco Barbieri, autodidatta, nato in una famiglia di contadini. Il soprannome significa che l’era strabico. 

La rivista Rouleur dice allora che è un mezzo Carnevale pure oggi che arriva la carovana, per la tappa più pianeggiante dell’intero Giro, un’occasione per i velocisti, l’ultima possibilità per un arrivo di gruppo per tutta la prossima settimana. Le Alpi incombono. 

Il rettilineo d’arrivo è proprio dietro l’angolo di Piazza Guercino, ci si arriva dopo una rotonda e una curva a destra, ma prima dell’ultimo km ce n’è un’altra più brusca per l’ingresso nel centro. Un finale tecnico, precedeuto da una leggera salita, all’altezza di un ponte sul fiume. 

Il pensiero va a Jonathan Milan, quasi imbattibile quando si tratta di arrivi veloci dice la rivista Rouleur, che però assegna il massimo delle stelline per la giornata di oggi al belga Tim Merlier: “Avrà ancora più fame dopo essere stato retrocesso nella tappa 11 dal secondo all’89esimo posto

Un altro corridore a caccia di una vittoria di tappa è Kaden Groves, due volte secondo. Sorprese possibili: Alberto Dainese, Giovanni Lonardi, Enrico Zanoncello. 

 

LE CITTA DEL GIRO

 

▛  km 0  Riccione  – “Impressiona più, oggi, a Rimini, a Riccione, a Cattolica – credo che sia così dappertutto – è il numero enorme di biciclette che circolano dovunque si può circolare. Fino al mezzogiorno la spiaggia brulica di gente. Gente che fa i bagni in fretta, che in fretta compie delle passeggiate in moscone, che, in fretta, fa la cura del sole.

Bisogna sbrigare a ogni costo tutto il lavoro balneare entro la mattinata: nel pomeriggio bisogna andare in bicicletta. E nel pomeriggio le spiagge sono quasi vuote.

Tutti vanno in bicicletta: vecchie, giovinette seminude, giovani, vegliardi, madri di famiglia. Biciclette a uno, due, tre, quattro e cinque posti: biciclette abbinate, a fianco a fianco, per famiglia, con in mezzo il sellino per il ragazzo. Già si sono spinte sotto i capanni delle spiagge e in molti punti la spiaggia sembra un deposito di biciclette. Chi, per primo, avrà il coraggio di rizzarsi sui pedali, traversare, in una gloria di rena, la spiaggia, per andare a fendere, con l’agile ruota anteriore del biciclo, le onde azzurre? Il giorno non è lontano.

[di giovanni guareschi, Chi sogna nuovi gerani?]

 

▛  km 37 Cesena | “Alle quattro del mattino si sentivano le voci avvinazzate che tornavano da Cesena cantando duetti, cori, romanze. Guardando quella truppa scalcagnata in bicicletta, a piedi, in calesse, in carrettino, che tornava da Cesena ed era ancora buio, mi sembrava proprio l’invasione di un’armata dopo chissà quale razzia

[di federico fellini, Sul cinema]

 

▛  km 74 Faenza – “Io non sarei dovuto essere qui, sul mio divano, da solo, in silenzio. Ho chiuso le finestre per non sentire le voci della piazza, anche se Faenza è quasi vuota, sembra che siano andati tutti in ferie. Sono tornato soltanto io. 

Quando ho compiuto sedici anni mio padre aveva deciso di regalarmi una bicicletta nuova e mi aveva portato a Faenza, nella bottega di Vito Ortelli. Ortelli lo conoscevo, lo conoscevano tutti: era una leggenda, aveva vinto anche contro Fausto Coppi. Guardavo le bici che costruiva su misura e mi sembrava di essere in paradiso. Quel giorno mi aveva preso le misure, e aveva detto che sarebbe stata pronta in un mese. Mi ricordo ancora il prezzo: 330.000 lire, il doppio di uno stipendio di un operaio. Una pazzia. 

Avevo cominciato a fare tutti i giorni le salite attorno a Faenza: Trebbio, Casale, Carla, Trebbio, Casale, Carla. Conoscevo le discese come le mie tasche, eppure le studiavo ancora meglio, nei dettagli, sapevo a memoria le crepe dell’asfalto. E poi pensavo, la mia testa non smetteva mai di cercare una soluzione. È sempre stata questa la mia caratteristica

Avevo ventiquattro anni e non sapevo niente. Chissà come, mi ero convinto di essere uno da Parigi-Roubaix, uno nato per uscire a braccia alzate dall’inferno, per domare il pavé. Io, che al massimo avevo corso sui pietrini della piazza del Popolo a Faenza.

Quel 14 aprile 1985 mi ero svegliato nell’albergo a nord di Parigi e avevo scostato le tende: da fuori arrivava appena un debole chiarore, non era proprio luce. Avevo guardato meglio: buio, pioggia, vento, il gelo non potevo ancora sentirlo ma non era difficile immaginarlo. Io però ero contento così: che Nord sarebbe stato con il sole? Avrei corso la mia prima Roubaix con il tempo giusto: se la chiamavano “inferno”, evidentemente una ragione c’era. 

[di davide cassani con giorgio burreddu e alessandra giardini, Ho voluto la bicicletta (Rizzoli, 2022 | si compra qui)]

 

In Romagna, bicicletta è poesia. Come la crono di oggi, che sfiorerà villa Torlonia, casa natale di Giovanni Pascoli, teatro di uno dei più struggenti cold case della storia, il delitto di Ruggero Pascoli, padre di Zvanì (Giovannino) che mai elaborò quel lutto fino a prorompere nella Cavalla storna. Se non è poesia, allora è musica. Perché vicino alla rampa di partenza si apre la Casa della memoria, dove Secondo Casadei compose più di mille brani, Romagna mia compresa, che ha venduto 7 milioni di dischi e tuttora incassa diritti da 135 nazioni nel mondo” 

[di biagio marsiglia e pier luigi martelli, Corriere della sera]

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