Aveva ragione Telelibera 63 ieri sera, quando ha mandato in sovrimpressione una strisciolina che diceva: è fatta, Maradona al Napoli. Ecco dove si era nascosto Antonio Juliano in questi tre giorni. Era a Barcellona, ospite di Jorge Cyterszpiler, il manager della Maradona Producción. I giornali lo hanno fatto slittare fuori dai radar senza seguirlo. Hanno assecondato la versione ufficiale di un viaggio a Milano per un incontro con degli sponsor. Invece Totonno era in Catalogna. Per parlare con Diego. Ieri si è fatto raggiungere da Ferlaino, in serata sono rientrati a Milano con il sì di Maradona alle loro condizioni. Un miliardo e 700 milioni d’ingaggio più il 25 per cento sugli incassi delle amichevoli.
Il consiglio del Barcellona si è trovato di fronte al fatto compiuto, venerdì notte ha convocato una riunione urgente e drammatica per mettere ai voti la cessione dell’argentino: 15 favorevoli e 4 contrari. Ma il Barcellona ora chiede 13 miliardi e mezzo per farlo partire. Ferlaino si è presentato in Spagna con delle fidejussioni bancarie ma è convinto di riuscire a trattare condizioni più favorevoli.
I giornali stanno facendo partire i loro inviati per Barcellona. Rosario Pastore è là per la Gazzetta e scrive: “Quella che fino a pochi giorni fa sembrava una delle tante voci di mercato, sia pure «nobilitata» dal nome del personaggio coinvolto, si va concretizzando in maniera sorprendente. Tra il Barcellona e Maradona il divorzio è quasi sicuro”.
È sicuro pure che sia tramontata la formula del leasing. Il Barcellona vuole vendere. Ferlaino è arrivato in Spagna con il dirigente Antonio Tagliamonte. Non hanno preso camere d’albergo per non essere visti, come Juliano da giorno. Hanno fatto tutto nell’appartamento di un dirigente catalano.
LE PAROLE DI MARADONA
Da Barcellona invece Diego e stato costretto a partire. È furibondo. Voleva restare in città per seguire l’esito della trattativa, il Barcellona invece lo ha messo sull’aereo che sta portando la squadra in America per un quadrangolare: c’è pure l’Udinese.
«Sono legato da contratto col Barcellona e intendo rispettarlo – ha detto – se poi è la società a volermi cedere, ne prendo atto. Qui, purtroppo, succedono fatti strani: se il Barcellona non vince lo scudetto, sono capaci di vendersi l’allenatore e anche la panchina degli spogliatoi. Ho già parlato in parecchie occasioni della violenza del calcio spagnolo, ma questo non significa che voglia scappare via».
Per la prima volta ha parlato anche di Napoli.
«Di questa città – ha detto Maradona – mi hanno parlato a più riprese tre persone: Di Marzio nel ’78, quando già allora voleva portarmi in Italia; Ramon Diaz nei mesi scorsi e Juliano in questi giorni. Juliano è un barbaro. È favoloso. C’è la possibilità di giocare con Diaz. Sarebbe stupendo. Ricostruiremmo un tandem eccezionale. Ramon lo conosco da tanto tempo, so quel che vale».
Ad accompagnare la squadra c’è Cesar Menotti, ancora per poco allenatore del Barcellona. Menotti ha scritto una lettera a Gaspart, vice-presi- presidente del club. Vuole lasciare per iscritto la sua opinione: se il Barcellona dovesse cedere Maradona, se ne pentirà.
«Maradona è il miglior giocatore del mondo e il numero due sta a distanza siderale». Ma Menotti è il passato. Il Barcellona ha presentato Terry Venables, l’inglese venuto dal Queen’s Park Rangers. Di fronte alla possibilità di guidare una squadra senza Maradona e Schuster, ha detto: «L’unica cosa che mi preoccupa è di imparare
al più presto lo spagnolo». La Gazzetta dice che con i soldi di Maradona gli prendono Rush e Voeller, e Venables sarebbe contentissimo.
Domani è in programma una seconda riunione del consiglio del Barcellona. Il presidente Nuñez ha già anticipato a Ferlaino che si aspetta che la cifra sia avallata da una banca italiana, con una preferenza per il Banco di Roma.
COSA SCRIVONO IN SPAGNA
Il quotidiano catalano Sport parla di “trasferimento del secolo” ma avanza l’ipotesi che dietro al Napoli ci sia la Juventus. Lo scenario è questo: Agnelli si tiene Boniek e Platini, concede al Napoli per una stagione Maradona e quando fra un anno le frontiere saranno chiuse – così si dice – gli mettono la maglia bianconera. L’idea alla base dell’ipotesi è che il Napoli non possa spendere da solo i 13 miliardi e mezzo chiesto dal Barcellona.
Invece tace la voce ufficiale del barcellonismo militante. Ieri il Mundo Deportivo ha riferito nelle pagine interne che esiste questa voce, e che Maradona sembra più vicino al Calcio, cioè la serie A. Oggi non c’è spazio per Diego sulla prime pagina, anzi stamattina la copertina è per intero dedicata a Gordillo, alla sua importanza per la squadra.
UN INGHIPPO ESISTE
Ferlaino, Juliano e Tagliamonte sono atterrati a Linate ieri alle 19.20. Il presidente si è fermato a Milano, i suoi dirigenti hanno preso un volo per Napoli alle 22. Antonello Capone è riuscito a parlargli. Ferlaino dice che «se siamo andati a Barcellona è stato per il bene del Napoli, non certo per una gita. Finché non ci sono le firme sul contratto di acquisto del giocatore, meglio non sbilanciarci. Certo che la trattativa è ben avviata, sono fiducioso. Abbiamo Maradona dalla
nostra parte. Con lui tutto è chiarito. Con lui siamo d’accordo. Vuole a tutti i costi giocare a Napoli. Col Barcellona stiamo trattando sulla cifra: la richiesta è altissima ma ci sono modalità da vagliare e da discutere. Noi l’offerta l’abbiamo fatta e ci siamo presentati con tutte le garanzie. Ora la trattativa passa in mano ai legali. E penso che sarà abbastanza lunga».
Juliano è ancora più prudente. «Io annuncerò che Maradona è del Napoli soltanto quando ci sarà nero su bianco. Nel calcio non si può mai dire… In questo momento, tutto va per il verso giusto. Se abbiamo i soldi? Ma pensateci: se non avessimo la disponibilità economica, avremmo intavolato una trattativa cosi complessa?».
Anche La Stampa da Torino rilancia l’ipotesi che il Napoll “in questa circostanza agisca per conto della Juventus, da sempre interessata ad acquistare l’argentino”. Ma Diego al Clarín di Buenos Aires dice altro: «Ho preso queata decisione – dice – perché il Napoll mi paga meglio e perché a Barcellona non ml trovo bene. Ero venuto in Spagna con molte illusioni. Ma il catalano è un tipo di uomo molto particolare. La gente ml tratta come fossi un nemico, come un estraneo che viene a rubare 1 soldi. Tutto questo si ripercuote sulla mia famiglia. È una situazione molto difficile. Qui in Spagna ml hanno dato molte botte e per glunta mi hanno accusato di essere io l’aggressore. Contro l’Atletico di Bilbao mi sono solo difeso, altrimenti mi ammazzavano» Ha detto che non vede l’ora di andarsene in vacanza, 40 giorni in Argentina.
La federazione non è entusiasta
C’è un ma. Il Corriere della sera è l’unico giornale a riferirlo. Il presidente federale Federico Sordillo è con la nazionale azzurra a Toronto e “sembra seccato per questa clamorosa quanto onerosa operazione” scrive Nicola Forcignanò.
«Quando aprimmo le frontiere al secondo straniero – ha dichiarato a Toronto – specificammo che l’acquisto dei giocatori d’oltre frontiera deve avvenire solo se l’esborso economico è a carico personale dei dirigenti delle società, o comunque con danaro fresco che non incida sulla società. Se il Napoli seguirà questa strada, il calcio italiano avrà un motivo di spettacolo in più».
“Ma l’affare Maradona non gli piace”, deduce il Corriere della sera, “come non gli piaceva l’affare Zico”.
Sordillo ha aggiunto: «Pertini giorni fa ha dichiarato: non acquistate gli stranieri, i giocatori migliori sono in Italia. Io gli do ragione. E poi ci sono certi equilibri da salvaguardare … Gli ingaggi degli stranieri fanno lievitare quelli dei nostri».
Le reazioni
Ma in serie A circola una certa eccitazione. Daniel Passarella da Firenze dice: «Sono molto contento; mi fa enorme piacere che Diego venga a giocare in Italia. Speriamo che tutto vada a buon fine, che la trattativa abbia esito felice. Così saremo proprio al completo, i migliori giocatori del mondo saranno presenti nel campionato italiano».
Nils Liedholm da Roma: «Se arriva anche Maradona il campionato italiano finirà per trasformarsi in un autentico campionato del mondo. Sarei contento se finisse proprio a Napoli perché il pubblico partenopeo è tra i più appassionati e genuini e merita di averlo per una squadra da prime posizioni».
È mooolto più cauto Rino Marchesi, allenatore confermato in panchina dal Napoli. «Se viene Maradona, come mi auguro, il Napoli mette le basi per fare una squadra interessante. Non basta Maradona, sia chiaro, però con Maradona si partirebbe bene. Son convinto che faremmo almeno 50 mila abbonamenti. Maradona è un campione di livello mondiale come Rummenigge e Socrates, portati quest’anno in Italia da Inter e Fiorentina. I dirigenti sono intenzionati a potenziare notevolmente il Napoli e io sono il primo a essere contento. Un pubblico come quello di Napoli merita grosse soddisfazioni».
➣ Si parla di Altobelli o Serena…
«A me piace sia uno che l’altro».
➣ E Diaz?
«Diaz è in comproprietà con l’Avellino e non ne abbiamo ancora parlato. Potrebbe entrar dentro Favero nella trattativa».
➣ Porterà il Napoli a lottare per l’alta classifica come quattro anni fa?
«Andiamoci piano. Non si può subito parlare di primi posti. Il Napoli può far bene e questo è un buon inizio ». [L’intervista è di Alberto Zardin sulla Gazzetta].
STA ARRIVANDO ANCHE BOB DYLAN
Non sta arrivando solo Maradona. In Italia sta arrivando anche Bob Dylan, domani sera canta a Verona. L’Unità stamattina dedica due pagine all’evento. Roberto Roversi ha scritto: “Anche lui in Italia dunque, come Socrates, come Rummenigge, come Zico, come Falcao? Come uno dei tanti divi di questo o quello, che trovano Bengodi nel nostro bel paese? Non direi allo stesso modo; anche se lui arriva, come gli altri, sotto una cascata di lire. Dylan non porta colpi di tacco o di punta, arzigogoli di una palla rotonda che talvolta pesa come un cannone; ma una voce arrochita in un modo strisciante, quasi privata del tutto di risalti e di impuntature, un po’ stridula, dopo che ha smesso di fumare, e porta suoni (certo, ormai molto spesso) standardizzati con acuta malignità e sapienza in uno stabile moto uniforme; infine porta parole, le sue parole, le straordinarie parole che l’hanno fatto poeta intero e lo rendono ancora oggi un oracolo a cui, se non concedere tutto il cuore, si può prestare intero l’orecchio. Direi un oracolo da non perdere anche nel dissenso o la rabbia”.
In un secondo pezzo Walter Veltroni dice che “le canzonl di Dylan serviranno a ritrovare un po’ del tempo perduto, a provare l’Inebriante sentimento della nostalgia applicato non già a quello che è stato, ma a quello che avrebbe potuto essere. Abbiamo, in questi anni, fatto giustamente i conti con la nostra storia e passato allo spiedo quegli anni difficili: il ’68, certo, ma soprattutto quella straordinaria stagione che l’ha preceduto, reso inevitabile. Abbiamo successivamente bollato le soavi ingenuità e i cattivi pensieri di quegli anni. Ma non si deve scambiare, per definizione, la passione per ingenuità e Il cinismo per saggezza; e non vorrei che oggi si concedesse ad una visione deterministica della storia Il privilegio di pensare che ogni anno è migliore di quello che l’ha preceduto, e che oggi è sicuramente meglio di ieri”.
Veltroni dice che “la vita e il lavoro di Dylan, sono stati costantemente percorsi da Incertezze, doppiezze, angosce ed entusiasmi, impegno politico e folgorazioni mistiche, da cultura urbana e favoleggiamento della dimensione agreste. Non un messia o un leader, dunque, legato alla propria coerenza. Si discute se egli sia stato sempre intellettualmente onesto, se si debba o no al puro calcolo Il suo singolare itinerario politico e musicale. È stato, credo, un uomo vero, debole e geniale, privo di certezze consolidate che è esistito come chi vive all’incrocio del venti ed è bruciato vivo”.
Francesco De Gregori ha confessato a L’Unità di averlo copiato.
«Si, c’è una canzone, che fra l’altro mi è venuta benissimo (Buonanotte Fiorellino), in cui ho coscientemente copiato la metrica e lo stile di un pezzo di Dylan, Winterlude. Te lo ricordi? E poi ho il sospetto che tutto il mio album Rimmel sia stato influenzato dal suono dylaniano. Del resto, come potrebbe un romanziere di oggi prescindere dalla lezione di Manzoni, di Cervantes, di Celine?».
E VENDITTI ASPETTA LA NOTTE DI COPPA DEI CAMPIONI
Come ogni domenica, Enrico Parodi sulla Gazzetta intervista in chiave calcistica una figura del mondo dello spettacolo o della cultura. Oggi tocca ad Antonello Venditti, tifoso della Roma che mercoledì sera giocherà nel suo stadio la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool.
Lei è anche autore e interprete di Roma, Roma, Roma, inno della squadra giallorossa.
Non lo chiamerei inno. Sa di militaresco. È una canzone che scaturisce spontaneamente dalla mia passione romanista».
➣ Le parole dicono: «Gialla come il sole, rossa come il cuore mio .. E per la Juve quali versi sceglierebbe?
«Il titolo sarebbe “Italia”: più di ogni altra città, Torino raccoglie genti di differente provenienza».
➣ Lei ha detto: Torino vuol dire Napoli che va in montagna…
«Penso alla gente del Sud che va al Nord compiendo una simbolica scalata»
➣ Un successo della Roma in coppa dei Campioni cancellerebbe la rabbia per lo scudetto alla Juve?
«Ma quale rabbia! La superiorità bianconera è stata evidente. Semmai c’è il rammarlco che i giallorossi non abbiano marciato sempre come nelle prime giornate. Ma c’era la coppa da inseguire»
➣ E la Roma senza Liedholm?
«È nei guai. Serve un tecnico d’esperienza e autorità».
➣ Falcao e Cerezo?
«Falcao è la Roma. Cederei Cerezo soltanto se arriva Zico».
➣ Maradona?
«Non convince: ha soltanto qualche guizzo».
➣ Comporrebbe per un partito?
«Mai. Odio le celebrazioni».
➣ Che motivo dedica a Enrico Berlinguer, segretario del PCI?
«”Nessuno mi può giudicare” (nemmeno il Cremlino)»
➣ E a Bettino Craxi, segretario socialista e presidente del Consiglio?
«L’ottimista»
➣ A Ciriaco De Mita, segretario della DC?
«”L’italiano”. Sperando che impari a parlarlo»
➣ A Giovanni Spadolini, segretario del PRI e ministro della Difesa?
«”Mettete dei fiori nei vostri cannoni»
➣ A Pietro Longo, segretario del PSDI e ministro del Bilancio?
«Lui compone e canta per conto suo» .
➣ Al demoproletario Mario Capanna?
«Contessa».
➣ Al radicale Marco Pannella?
«”Viva la pappa col pomodoro”».
➣ A Lucio Magri, segretario del PdUP?
«Sophisticated lady” (signora sofisticata)».
➣ A Giorgio Almirante, segretario del Movimento sociale?
«”Fratelli d’Italia”».
➣ Ma ha un passato di calciatore?
«Mediano sinistro di copertura. Fino all’età di 17 anni. Mi ha fermato un brutto incldente in moto».
➣ Il cantautore è un dribblomane?
«Spesso, ma resta un fine centrocampista, uno che affronta con disinvoltura ogni difficoltà»
➣ E lei?
«Sogno un tocco alla Schiaffino»
➣ Claudio Baglioni?
«È un regista che sa segnare alla Platini».
➣ Franco Battiato?
«Non trova la squadra giusta».
➣ Francesco Guccini?
«Portiere».
➣ Fabrizio De Andrè?
«Allena il vivaio».
➣ Edoardo Bennato?
«Ala fantasista»
➣ Enzo Jannacei?
«Preferisce il tennis»
➣ Giorgio Gaber?
«Troppo serio per giocare».
➣ Lucio Dalla?
«Pivot basso».
➣ Sergio Endrigo?
«Organizza trasferte di tlfosi».
➣ Vasco Rossi?
«Megllo resti in panchina».
➣ E Bob Dylan?
«Bé, quello è Pelé».
➣ Ha detto: noi italiani siamo democristiani anche se siamo comunisti. Cioè?
«Ci frena la paura di cambiare».
➣ Il 15 maggio 1983 per festeggiare lo scudetto cantò Grazie Roma davanti a 500mila persone. E mercoledi?
«”Notte di sogni, di coppe e di camploni”. Comunque vada, la Roma ci farà piangere e abbracciare ancora».